28 agosto 2017 ore: 17:30
Immigrazione

Accoglienza, Bologna punta sui percorsi Sprar: entro l’anno mille posti

Con il maxi bando Sprar, Bologna cambia rotta e punta su un’accoglienza programmata e strutturata tra tutti i Comuni della Città metropolitana. Entro l’anno saranno attivati mille percorsi Sprar, molti dei quali saranno posti Cas trasformati. Rizzo Nervo (assessore Welfare): “Così responsabilizziamo i sindaci”
Accoglienza: migranti in fila

BOLOGNA - Ridurre i posti Cas per aumentare i percorsi Sprar. È questa la strada scelta da Bologna che risponde così al maxi bando metropolitano Sprar – primo in Italia – per un’accoglienza programmata e strutturata tra tutti i Comuni e le Unioni della Città metropolitana. Entro l’anno saranno attivati oltre 1.000 posti Sprar (800 per adulti, 240 per minori): in parte si tratta di nuovi posti, ma la maggior parte saranno posti Cas trasformati in Sprar. “È da due anni e mezzo che siamo chiamati a gestire l’emergenza sbarchi e i problemi che i sindaci ci segnalano – spiega Luca Rizzo Nervo, assessore comunale al Welfare, tra i principali sostenitori di questo bando –. Aperture improvvise di strutture d’accoglienza, senza tempo di costruire le condizioni adeguate con la cittadinanza, senza possibilità di avviare un percorso di informazione e dialogo per una buona accoglienza”.

La scelta di aumentare i posti Sprar è una evidente responsabilizzazione dei sindaci: saranno loro i protagonisti dei percorsi, loro a individuare le strutture dove accogliere ognuno la propria quota. Si tratta di un vero e proprio cambio di rotta: nel caso dei Cas, infatti, sono i Prefetti che individuano le soluzioni, senza obbligo di avvisare preventivamente le amministrazioni. “Vogliamo passare da emergenza a programmazione, come peraltro previsto dal Piano nazionale dell’accoglienza. Organizzarci per fornire per tempo risposte adeguate e sostenibili da tutti”, continua Rizzo Nervo. I percorsi Sprar, come sottolinea l’assessore, lavorando sui piccoli numeri, non si limitano all’accoglienza, ma mettono in campo tutta una serie di strumenti di welfare per una sana inclusione: borse lavoro, tirocini formativi, un budget per coprire sino a 6 mesi d’affitto.

I migranti continueranno ad arrivare all’hub di Bologna, “primo porto d’accoglienza”, dice Rizzo Nervo. A oggi, sono circa 700 gli ospiti della struttura di via Mattei, ma si sono registrati picchi di 900 persone (è del 7 per cento la quota d’accoglienza che spetta all’Emilia-Romagna). “In due anni e mezzo 28 mila uomini e donne sono passati dall’hub, un numero enorme. Ma va detto che nell’ultimo mese e mezzo c’è stato un calo considerevole degli arrivi”. La permanenza media all’hub è di 16 giorni, durante i quali vengono svolti gli screening sanitari e attivata la richiesta d’asilo. Solo dopo, gli adulti vengono ripartiti sul territorio regionale. Chi resta nella Città metropolitana sarà indirizzato a un Cas o in uno dei nuovi percorsi Sprar: “I Cas non possono sparire da un giorno all’altro. Si tratta di un processo: chiaramente, i posti Cas ancora attivi dovranno avere caratteristiche idonee che, in tempo breve, possano consentire la trasformazione in Sprar. In un sistema virtuoso come è quello a cui noi tendiamo, arriverà un momento in cui saranno attivi solo posti Sprar”.

Il saldo finale di questo processo sarà zero: tra Sprar e Cas, oggi sul territorio metropolitano sono disponibili circa 2 mila posti (molti Cas, pochi Sprar – circa 350). Saranno 2 mila anche a dicembre, ma le proporzioni saranno invertite (molti Sprar, pochi Cas – prevedere un numero esatto per questi ultimi non è possibile, dipende da quanti arrivi ci saranno). Tutti i migranti potranno godere di questo sistema in attesa di presentarsi davanti alla Commissione chiamata a valutare il loro stato: “un processo lungo, che può durare anche due anni”. Tempo fa era stata avanzata la richiesta di aprire un secondo hub in regione, magari in Romagna: “Due mesi fa era una necessità impellente e non prorogabile. Oggi le cose sono cambiate, ma non è detto che non se ne debba più parlare”. Quanto all’ipotesi di aprire un Cpr, un centro di permanenza per il rimpatrio, magari a Modena? “L’idea è ancora sul tavolo”.

Altra questione è quella che riguarda i minori: “All’inizio sembrava una questione marginale: i numeri ci hanno smentito. Complice la nostra posizione, i numeri di Bologna sono simili a quelli di Milano. In città ne accogliamo circa 600, tra i gambiani e nigeriani che – erroneamente – dopo lo sbarco sono condotti all’hub, e quelli fermati per strada, come gli albanesi. ”. Rizzo Nervo, a questo proposito, avanza due richieste: in primis, il riparto anche dei minori, esattamente come avviene per gli adulti (oggi per i minori non c’è redistribuzione: se ne devono fare carico i Comuni che li individuano sul loro territorio). In secondo luogo, l’assessore sottolinea la necessità di aprire una struttura che consenta di rispondere in maniera adeguata alla pronta accoglienza, come a Milano: “Quando la Polfer di notte ci chiama perché ha identificato un minore, noi diventiamo immediatamente suoi responsabili. Spesso siamo costretti a optare per un albergo, non avendo altri mezzi a disposizione. Ma non è concepibile: serve una struttura specifica, una specie di Cas minori con queste caratteristiche. Chiaramente, per noi questa soluzione segue il riparto, non lo precede”.

La partecipazione al maxi bando è stata resa possibile grazie alla collaborazione con i Comuni e le Unioni del territorio metropolitano, di Asp e delle cooperative che si occupano di accoglienza, in un’ottica di coprogettazione. “Tutto è partito da una plenaria con i sindaci, durante la quale è stato spiegato il progetto. Quarantadue dei 44 tra Comuni e Unioni coinvolti hanno deliberato con delibera di giunta la loro adesione, ognuno secondo la quota spettante. Ora si tratta di tradurre quei numeri in luoghi: mille sono già stati individuati e saranno attivati entro l’anno, altri 1.700 saranno individuati entro il 2019 (si tratta di un bando triennale, tutto finanziato dal Governo per un totale di 66 milioni di euro, ndr)”. Il bando è stato molto apprezzato da Roma e anche dall’Anci: “Noi l’abbiamo pensato per rispondere a una nostra esigenza. Abbiamo riscontrato molto interesse, l’idea che possa essere replicato altrove ci lusinga. Presto incontreremo di nuovo tutti i sindaci che hanno aderito, poi organizzeremo un incontro anche con il ministro Minniti per presentarlo agli altri comuni italiani”. (Ambra Notari)

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