21 ottobre 2019 ore: 10:54
Giustizia

Azerbaijan, denuncia violazioni dei diritti: giornalista costretta a fuggire

Fuggita (due volte) dalle persecuzioni del regime di Ilham Aliyev. La donna è stata pestata, mentre il compagno è stato imprigionato e torturato. La sua colpa? Aver osato denunciare brogli nelle ultime elezioni in Azerbaijan
Azerbaijan

Denunciare violazioni dei diritti in Azerbaijan è pericoloso. Come dimostra la storia di Mara (il nome è di fantasia), che da quasi un anno è costretta a nascondersi con marito e figli in un centro profughi in Europa, di cui non è possibile rivelare il nome. Non è la prima volta che la donna lascia il paese. Dopo la prima fuga, aveva deciso di ritornare in Azerbaijan con il meccanismo dei rimpatri volontari. Ma le cose non sono andate come previsto: “Appena tornati a casa, mio marito è stato arrestato e la mia famiglia minacciata. Io ho ripreso a lavorare come giornalista indipendente e ho seguito le presidenziali della primavera 2018 come osservatrice, denunciando fin dalla mattina delle votazioni gravi brogli”. E così, proprio dopo le denunce fatte pubblicamente, Mara è stata picchiata.

La seconda fuga. Dopo le ultime violenze, Mara ha deciso di scappare di nuovo. “Restare lì significava temere per la mia vita e quella dei miei familiari. Il regime ha chiuso diverse testate indipendenti, il leader dell’opposizione, Ilgar Mammadov, era ancora in carcere e la mia famiglia era terrorizzata”. Lo sposo di Mara, pure lui giornalista, è stato incarcerato e torturato e, nel settembre dell’anno scorso, è riuscito a raggiungere la famiglia.

Una dinastia al potere
. Nata nel 1991, il primo presidente dell’Azerbaijan è stato Heydar Aliyev, che, nel 2003, ha lasciato il potere al figlio Ilham. Quest’ultimo è ancora al potere, dopo essersi assicurato il quarto mandato consecutivo nell’aprile 2018, grazie anche a una modifica della costituzione.

Il commento di Ispi
. Eleonora Tafuro, dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, commenta così la situazione nel paese: “Prima e dopo le elezioni del 2018 sono stati imprigionati 10 giornalisti, ma anche il mondo accademico è sotto stretta osservazione del regime. Docenti e ricercatori scappano all’estero per poter continuare a lavorare. La realtà azera è tra le peggiori delle repubbliche caucasiche e non accenna a migliorare”.

I rapporti con l’Europa
. Nel 2014 uno scandalo ha svelato un sistema di corruzione di parlamentari Ue a opera di società azere, interessate a far calare il silenzio sulla situazione nel paese per evitare sanzioni nei loro confronti. Tra il 2012 e il 2015, in Azerbaijan si calcola che siano stati arrestati circa 400 prigionieri politici. “La macchia nera di quelle tangenti rimane e dimostra anzi come ci sia un totale disinteresse verso le relazioni diplomatiche. La famiglia presidenziale punta solo ad avere ottimi rapporti economici, come quelli prodotti dal
metanodotto Tap”,  dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

L’articolo integrale di Laura Fazzini, "Azerbaijan: giovane donna in fuga dal paese dei diritti negati", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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