23 aprile 2015 ore: 13:19
Disabilità

Bambino con autismo allontanato dalla famiglia: il ministero dà ragione alla mamma

Il sottosegretario alla Salute De Filippo risponde per Lorenzin all'interrogazione di Binetti sul caso di Trieste. “Farmaci antipsicotici vanno usati solo in seconda linea”, ma “l'utilizzo in età pediatrica travalica indicazioni”. E sull'allontanamento: “non ha effetti positivi”
Bambino autistico in treno

ROMA – Sul caso di A., i bambino con autismo di Firenze allontanato dalla famiglia, il ministero della Salute dà ragione alla mamma: è quanto emerge dalla risposta del sottosegretario Dee filipo, che ieri ha risposto in commissione Affari sociali, per la ministra Lorenzin, all'interrogazione presentata da Paola Binetti

Tema centrale della risposta, la somministrazione degli psicofarmaci ai bambini, per controllare problemi e disturbi del comportamento e della socialità. Proprio la mancata somministrazione di uno di questi è stata, infatti, ragione principale dell'allentamento del bambino dalla mamma, considerata inadeguata nell'accudimento e nella cura del figlio. Su questo punto, il ministero invita dunque alla massima prudenza, ricordando che “l'eventuale prescrizione di psicofarmaci, obbliga il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta, lo psichiatra o il neuropsichiatra infantile a fornire, in forma scritta e dettagliata, l'indicazione degli eventuali vantaggi ed esaurienti informazioni sui possibili effetti collaterali del farmaco e sui trattamenti alternativi”. Dunque, “è fatto divieto di somministrare psicofarmaci ai minori al di fuori delle indicazioni terapeutiche autorizzate”. Peraltro, ricorda il ministero, “le Linee guida cliniche in uso nei Paesi europei raccomandano l'implementazione di percorsi terapeutici non farmacologici come soluzione di prima linea, basati su approcci psicosociali (interventi comportamentali, terapia cognitiva, terapia familiare, supporto per gli insegnanti), il cui scopo principale è quello di migliorare la vita di relazione del bambino/adolescente”. 

Il risperidone. Particolare cautela va usata proprio nella somministrazione del risperidone, il farmaco prescritto ad A.: “Le indicazioni attualmente autorizzate in Europa per i pazienti pediatrici, prevedono l'uso del risperidone nel trattamento sintomatico a breve termine (fino a 6 settimane) dell'aggressività persistente nel disturbo della condotta, in bambini dall'età di 5 anni e adolescenti con funzionamento intellettuale al di sotto della media o con ritardo mentale, nei quali la gravità dei comportamenti aggressivi o di altri comportamenti dirompenti richieda un trattamento farmacologico”. Nonostante ciò, “l'Istituto superiore di Sanità sottolinea che, nella pratica clinica, l'utilizzo degli antipsicotici atipici in età pediatrica travalica spesso le indicazioni autorizzate”. 

Il trattamento dell'autismo. Per quanto riguarda l'autismo, il ministero fa riferimento alle “attuali Linee guida nazionali e internazionali dedicate al trattamento per i bambini e gli adolescenti con autismo”, in base alle quali “il ricorso al farmaco dovrebbe rappresentare una seconda linea terapeutica, considerando prima altre strade di intervento meno invasive, come le terapie comportamentali o cognitivo-comportamentali: dovrebbe essere aggiunto agli interventi non farmacologici nei casi in cui la gestione dell'irritabilità del bambino non sia altrimenti possibile”. Attenzione quindi all'abuso di psicofarmaci, soprattutto nel trattamento dell'autismo: come a dire, la mancata somministrazione di uno di questi, peraltro prescritto senza fornire tutte le dovute informazioni alla famiglia, non può certo rappresentare motivo di condanna per la famiglia stessa. 

Il ruolo della famiglia. Il secondo tema trattato nella risposta all'interrogazione è l'allontanamento del minore dalla famiglia, su cui il ministero si esprime in modo critico: “in linea di principio, l'allontanamento dalla famiglia e dalle figure di attaccamento e l'inserimento dei bambini in comunità, non ha effetti positivi sullo stato psicofisico di bambini con problemi relazionali e comportamentali quali quelli descritti nell'interrogazione in esame”. In particolare, per quanto riguarda i bambini con disturbi dello spettro autistico, “la linea guida 21 ha formulato raccomandazioni a favore del coinvolgimento della famiglia nei programmi di intervento (sia non farmacologici che farmacologici), per il miglioramento della comunicazione sociale, la riduzione dei comportamenti problema, il miglioramento dell'interazione con il bambino e l'aumento del benessere emotivo”. Evidentemente, nulla di tutto questo è stato fatto a Trieste: dove, nel frattempo, il bambino continua a vivere in una casa famiglia, lontano dalla mamma ormai da quasi 4 mesi. (cl)

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