6 novembre 2019 ore: 15:39
Giustizia

Carcere, su un palco per ricominciare a sentirsi padre

di Teresa Valiani
E’ partito oggi nella casa circondariale maschile di Santa Maria Maggiore, a Venezia, il progetto “Teatro e genitorialità” promosso dall’associazione ‘La Gabbianella’ con il regista Michalis Traitsis
teatro detenuti e genitorialità
VENEZIA - Rinsaldare il delicato rapporto tra padre e figlio attraverso il teatro. Sollecitare, con la complicità del palcoscenico e facendo leva su tutta la forza introspettiva che arriva dall’attività teatrale, quella consapevolezza che è venuta a mancare prima con la commissione del reato e poi con la lontananza forzata causata dalla detenzione.
Sono questi gli obiettivi del progetto sulla genitorialità in carcere partito oggi nella casa circondariale maschile di Santa Maria Maggiore di Venezia grazie all’associazione di promozione sociale ‘La Gabbianella’: una realtà che ha appena festeggiato i primi 20 anni di attività e che lavora sulla prevenzione del distacco tra i bambini e i loro genitori attraverso diverse forme di solidarietà familiare. Gli operatori dell’associazione si occupano anche dei minori presenti nel carcere femminile della Giudecca accompagnandoli ogni giorno all’asilo comunale, portandoli a giocare fuori dalla casa di reclusione nelle festività e al mare d’estate.

“Teatro e genitorialità” è il titolo del percorso che intreccia il lavoro sui palcoscenici rinchiusi, ha preso il via questa mattina e coinvolge i detenuti papà. L’attività teatrale sarà gestita in itinere con psicologi che aiuteranno le persone ristrette ad avvicinarsi a una genitorialità più responsabile, condividendo riflessioni ed esperienze. Il progetto si concluderà con uno studio teatrale sul tema del rapporto padri – figli che sarà presentato nell’istituto penitenziario di Santa Maria Maggiore di Venezia e che è diretto da Michalis Traitsis, regista e pedagogo teatrale, coordinatore dell’associazione Balamòs Teatro che opera sul territorio nazionale e internazionale con progetti specifici dedicati anche all’ambiente penitenziario. Ogni fase delle attività sarà documentata da Marco Valentini (operatore video) e Andrea Casari (fotografo).

“Il progetto appena partito – spiega il regista Michalis Traitsis all’uscita dal carcere – ha dato il via a un percorso che terminerà intorno al mese di giugno con l’allestimento di uno spettacolo teatrale che avrà come tema la genitorialità. All’incontro di oggi hanno partecipato 17 detenuti scelti dall’amministrazione penitenziaria sulla base della loro condizione di genitori e tra quelli che hanno una pena abbastanza lunga da riuscire a concludere il percorso. I nostri incontri avranno cadenza settimanale, tranne che per l’ultimo periodo in cui il lavoro si intensificherà in vista dell’allestimento. Saranno due le fasi del progetto: una prima di improvvisazione, sperimentazione, ricerca e formazione che mi permetterà di capire le qualità di ognuno e mi aiuterà nella scelta del linguaggio e del testo. E una seconda con l’allestimento vero e proprio dello spettacolo, in cui condensare tutti gli elementi raccolti”. I 17 detenuti-papà hanno un’età media vicina ai 30 anni e sono per più della metà stranieri. 

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