/ Welfare
12 febbraio 2020 ore: 10:00
Disabilità

Caregiver familiari: chi sono e quanti sono. Li fotografano i “Genitori tosti”

L'associazione esamina i primi 1.500 questionari e rivela i dati in un report. “Nessuno mai prima di noi ha provato a censire i caregiver familiari. Quasi 9 milioni in Italia, circa il 15% della popolazione. Di questi dati dovrebbe tener conto una legge buona ed efficace”
caregiver uomo e donna anziana

ROMA – Conoscere il caregiver familiare, per fare una legge che davvero possa sostenerlo efficacemente: è l'intento che si propone il questionario elaborato e diffuso, a partite dal 20 dicembre scorso, dall'associazione “Genitori tosti in tutti i posti”, che ora diffonde i dati raccolti grazie ai primi 1.500 questionari compilati ed esaminati. “Non ci aspettavamo tante risposte in così poso tempo – riferisce la presidente, Alessandra Corradi – Segno che i caregiver sentono il bisogno di uscire allo scoperto, di farsi conoscer per quello che realmente sono e che vivono ogni giorno, nella speranza di ricevere attenzione e risposte adeguate. Invitiamo tutti a compilare il questionario, che continua a essere online, per permetterci di perfezionare e incrementare questa prima fotografia, nel momento, cruciale, in cui il Parlamento mette mano alla legge che dovrebbe finalmente garantirci diritti e tutele”.

I dati riportati nel documento sono stati ricavati dalle 1461 risposte pervenute il 23 gennaio. Le domande state 19, dirette sia a identificare la figura del caregiver familiare, sia a raccogliere le opinioni sui bisogni che il caregiver sente più pressanti e che dovrebbero dunque essere inseriti nella legge in discussione in Parlamento. Ed ecco le prime risultanze.

Un “esercito di donne”, in tutta Italia. Non tanto giovani

L'89,7% delle risposte arriva da donne: “Significa una serie di bisogni che si sommano a quelli derivanti dalla condizione femminile – si legge nel report - Ma significa anche di dover lavorare su un altro aspetto educativo per la popolazione, per bilanciare le evidenti disparità tra sessi nel sistema sociale italiano”. Su 1391 risposte a questa domanda, 70 arrivano da Roma, 44 da Verona e 40 da Milano. “Le risposte sono giunte omogeneamente da tutto il territorio italiano da nord a sud – si legge - da comuni grandi e piccoli, denotando la diffusione della problematica”.

I caregiver familiari che hanno risposto finora al questionario hanno per lo più un'età compresa tra i 36 e i 50 anni (53,2%), il 27% ha tra i 50 e i 60 anni, circa il 10% tra i 19 e i 35. “Oltre il 50% delle risposte proviene dalle famiglie che prendono coscienza del futuro della vita dei propri cari – spiega l'associazione - L’impatto riguarda soprattutto il futuro dei propri figli, evidenziando un bisogno preciso sentito dalla parte di una popolazione che riceve un sostegno inadeguato. Una parte di popolazione che inizia a scontrarsi con la problematica del caregiver quando le fondamenta della socialità vengono meno con il termine del periodo scolastico; con la maggiore età, scoprendo un sistema sociale senza risposte concrete anche per il dopo di noi”.

Figli, genitori e divorzi

Oltre il 70% (71,4%) delle risposte proviene da figli e figlie che si prendono cura di genitori, mentre il 17,6% arriva da genitori che assistono figli con disabilità. In questo seconod caso, un dato interessante arriva dalle risposte: se il 79,4% delle coppie ancora è unita, quasi il 18% è separata o divorziata: “Una delle problematiche nella vita del caregiver familiare è rappresentata dalla solitudine nella quale si è costretti – spiega l'associazione nel report - Il 20,5% sono persone sole, abbandonate dal/dalla coniuge oppure vedove; un numero non certo limitato di bisogni ignorati che, invece, necessitano di un’attenta definizione”.

La maggior parte dei caregiver familiari che hanno risposto al questionario riveste questo ruolo da meno di 10 anni: precisamente, il 28,8% da 6-10 anni, il 24,7% da meno di cinque. Poco più del 17% è caregiver da 11-15 anni, ma c'è anche l'11,7% che assiste con continuità un familiare da 16-20 anni: un dato, questo, che diventa molto significativo se sommato a quello di chi è caregiver da oltre 20 anni: complessivamente, questi caregiver “di lunga data” superano il 30%.

Il lavoro (e l'aiuto) che non c'è

Quasi il 60% dei caregiver familiari che hanno risposto al questionario non lavora: di questi, il 69,3% dichiara di aver dovuto lasciare il lavoro per assistere il proprio familiare, mentre il 23% non ha mai potuto lavorare e solo il 7,6% è in pensione. Il 32,9% dei caregiver familiari dichiara di non ricevere alcun aiuto e di essere l'unico a prestare assistenza al proprio familiare, mentre il 30,2% viene aiutato da altri familiari. Solo il 18,6% dichiara di ricevere aiuto nella gestione del proprio caro da personale o progetti di servizi pubblici, mentre il 18,2% riceve questo aiuto da personale assunto privatamente. Questo, per l'associazione, “evidenzia l’ampio margine di miglioramento grazie al quale i caregiver possono essere supportati, anche in considerazione dei tanti caregiver che non hanno alcun aiuto”.

Alla domanda “Quale auto vorresti”, le risposte si diversificano: in testa “gli aiuto per la vita indipendente” (58,5%), seguiti da aiuti educativi (47,8%), sostegno psicologico (42,9%) e aiuti per le faccende domestiche (41,8%). “La prospettiva ben chiara nei caregiver è la possibilità per i propri cari di una vita indipendente – commenta l'associazione - anche in funzione del “dopo di noi”. Su questo aspetto pesa la scarsa applicazione della Legge 112/2016”.

Se potessi avere mille euro al mese

Tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese: tale sarebbe l'importo adeguato di un eventuale stipendio per il caregiver familiari, secondo la maggior parte del campione (55,3%). Il 25,3% delle risposte è disponibile a una riflessione sulla quota dipendente dal carico

assistenziale cui si potrebbe beneficiare. “Resta indiscusso il bisogno del sostegno economico – commenta l'associazione - sotto le forme che di volta in volta possono essere identificate”.

L'associazionismo dei cargiver

Il 34 % degli intervistati fa parte di un'associazione, ma la grande maggioranza (65,5%) no. “Ciò è particolarmente significativo, per Genitori Tosti, perché dimostra che “una popolazione che conta sulle proprie forze per gestire il proprio caro ha il tempo di seguire le dinamiche associative, ma sente anche il bisogno di essere supportato”.

L'ultima parte del questionario riguarda i diritti e le tutele che non dovrebbero mancare in una legge che riconosca, sostenga e tuteli efficacemente il caregiver famigliare. (cl)

© Copyright Redattore Sociale