20 gennaio 2020 ore: 14:04
Disabilità

Caregiver, le quattro “falle” della legge nel video di un papà

Francesco Cannadoro è da sei anni papà di Tommaso, che ha una grave disabilità. Racconta la sua esperienza quotidiana in un blog e in un sito. Ora, sul suo canale YouTube, lancia un video in cui prende di mira la legge che sarà discussa nelle prossime settimane
Francesco Cannadoro con il figlio Tommi

Francesco Cannadoro con il figlio Tommi

ROMA – La legge è stata depositata in Senato ad agosto e, a quanto pare, è ormai imminente la sua discussione: vedrà forse infine la luce, la norma da anni attesa, che dovrebbe assicurare diritti e tutele ai familiari che ogni giorno si prendono cura dei propri cari. Prima ancora che la discussione abbia inizio, non mancano le critiche, da parte delle associazioni: la Confad ha recentemente diffuso un documento, in cui evidenzia le cinque criticità del testo depositato. E delusione è stata espressa anche nei mesi passati, soprattutto da coloro che della legge dovrebbero essere i beneficiari. Adesso la critica arriva anche attraverso il video realizzato e diffuso nei giorni scorso da Francesco Cannadoro, un “padre fortunato” - come si definisce sul suo blog e sul suo sito, da quando, sei anni fa, è nato Tommi: una grave disabilità, una diagnosi incerta, un bisogno assistenziale altissimo. E così Francesco è diventato un caregiver e di questa condizione ha la conoscenza di chi la vive ogni giorno. Ha tutte le carte in regola, insomma, per legge con interesse il testo della legge, mettendone in evidenza carenze e paradossi in un video dedicato proprio al ddl. 1461, con cui inaugura il suo canale YouTube.

“Il video non è assolutamente da ritenersi esaustivo in materia – premette Cannadoro - Non appena avrò raccolto nuove informazioni, tornerò sull'argomento. Questo è un prodotto semplice, creato da un genitore caregiver, non ha fini politici né altri di alcun genere. Viene trattato con toni leggeri, e un pizzico di irriverenza, un argomento che di leggero non ha assolutamente nulla, con lo scopo di renderlo fruibile anche a persone non direttamente coinvolte e sensibilizzarle ad esso”. Si tratta di uno dei temi “più dibattuti degli ultimi mesi o forse anni: il caregiver familiare e le leggi che gli girano intorno. O gli arrancano intorno”.

Caregiver, chi è e cosa fa

Prima di tutto, la definizione: caregiver è “colui che si prende cura di qualcuno, dalla somministrazione delle medicine al cambio del pannolone, perché qualcuno dovrà pur farlo. E chi lo fa? In Italia, l'Istat ha stimato che sono circa 8,5 milioni coloro che si prendono cura di qualcuno. Di questi, 7,3 milioni sono familiari che lo fanno a titolo gratuito: circa il 15% della popolazione. Quindi – continua Cannadoro – il 15% della popolazione non può permettersi una badante ed è costretto ad assistere i propri cari in prima persona, talvolta giocandosi il posto di lavoro”.

Il lavoro che si perde

Il secondo tema introdotto è proprio quello del lavoro che il caregiver spesso perde, “perché – spiega Cannadoro – i tre giorni mensili di permesso della 104 tornano utili per qualche visita, ma se la faccenda si complica non bastano. Puoi prenderli tutti insieme e stare a casa per due anni, ma poi? Si spera che la persona cara viva più di due anni. Poi per un motivo o per l'altro si perde il lavoro o si lascia di propria iniziativa, perché perdere uno stipendio è meno dispendioso che assumere una badante”.

I soldi che mancano, il disagio che cresce

Accade così che spesso il caregiver s'impoverisca, perché “si fa fatica a pagare le bollette, a fare la spesa: nei casi più gravi non ci si riesce proprio”, spiega Cannadoro. Ma accanto alle difficoltà economica, cresce “il disagio psicologico per la frustrazione di non cavare un raggio di sole da questa vita. Questo non vi fa pensare che forse ci sarebbe bisogno di una legge che tuteli queste persone dal punto di vista economico, onde evitare che uno di questi impazzisca ed esca in piazza picchiando la gente con la pompa della peg o l'aspiratore del figlio?”. Proprio questo è – o dovrebbe essere - lo scopo e l'intento della legge.

Le quattro“falle”: nomina, contributi, tessera e salute

Non ci si illuda, però, perché “sembra che la direzione presa non sia esattamente quella giusta”, con il disegno di legge 1461, di cui Cannadoro mette subito in luce quelle che chiama le “falle”. La prima riguarda la nomina, ovvero “il fatto che il caregiver vada nominato dall'assistito tramite videoregistrazione o altro dispositivo de non fosse in grado di firmare”. E Cannadoro mette in scena il momento in cui lui chiederebbe al figlio di nominarlo suo caregiver. O, in alternativa, il momento in cui fosse il tutore legale del figlio a nominarne il caregiver: altra possibilità prevista dalla legge e paradossale, in quanto “spesso le due figure (tutore lega e caregiver, ndr) coincidono”.

La seconda “falla” della legge riguarda il contributo figurativo, che avviene “quando lo stato ti riconosce ugualmente il pagamento dei contributi – quelli per la pensione – pure se non lavori e non li versi. Ottima notizia – fa notare Cannadoro -. Peccato che il ddl parli di soli tre anni. Per dire: se ti mancano solo tre anni per andare in pensione sei a posto, quei tre anni ti vengono regalati dallo Stato. Ma se invece hai ancora davanti una vita da caregiver, che succede?”. La risposta arriva direttamente dalla Sora Lella...

Terzo punto critico è l'articolo 6, che “parla di una tessera che permetterebbe ai caregiver di assicurarsi la precedenza quando sbrigano roba amministrativa. Il problema è che a fare quel tipo di file, nel 95% dei casi, ci sono caregiver o persone con disabilità. Quindi questa tessera rispetto a chi darebbe la precedenza?”. Stavolta la risposta arriva, chiarissima, da Alberto Sordi.

La quarta “falla” riguarda il diritto del caregiver, previsto dal ddl, di ricevere visite mediche domiciliari: “C'è chi fa notare che le misure previste di fatto già esistono – osserva Cannadoro – ma sono a discrezione delle regioni: alcune le elargiscono altre no. Questo ddl in materia non cambia assolutamente nulla: diverso sarebbe stato inserire almeno il riconoscimento delle malattie professionali”. Di questo, invece, nel testo non c'è traccia. (cl)

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