4 settembre 2019 ore: 10:30
Società

Cina, le numerose dighe mettono in pericolo il fiume Mekong

Il fiume è il settimo più esteso al mondo e vanta il 25% del pescato mondiale in acque dolci, mangiato da circa 60 milioni di abitanti. E un’abbondanza d’acqua che permetteva di produrre riso sufficiente per 300 milioni di persone l’anno. Ma tutto questo oggi è a rischio
www.fabiopolesereporter.com Sukanayaa Intalak, nata e cresciuta sulle rive del Mekong

Sukanayaa Intalak, nata e cresciuta sulle rive del Mekong

Le sempre più numerose dighe cinesi mettono in pericolo il fiume Mekong. Il settimo più esteso al mondo, che attraversa Cina, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam, fino a sfociare nel Mar Cinese Meridionale, per un totale di più di 4.200 km. Un corso d’acqua che ha sempre dato vita a pescatori e contadini attraverso il pesce e l’irrigazione dei campi. Tanto da vantare qualcosa come il 25% del pescato al mondo in acque dolci, mangiato da circa 60 milioni di abitanti. E un’abbondanza d’acqua che permetteva di produrre riso sufficiente per 300 milioni di persone l’anno. Ebbene, tutto questo oggi è a rischio.

Le dighe cinesi. Il pericolo è rappresentato dai tantissimi sbarramenti costruiti dalla Cina lungo il fiume: 11 quelli di grosse dimensioni, più altri 120 più piccoli tra quelli già realizzati e in costruzione. Progetti capaci di interferire con la vita dei pesci e in grado di far crollare la quantità di nutrienti che hanno permesso finora al fiume di mantenere un proprio equilibrio.

Il progetto d’espansione. La potenza asiatica continua con decisione su questa strada. Un programma di aiuti a Laos, Cambogia e Thailandia, infatti, ha comportato il sostegno ad altre decine di dighe. Questo permetterà, da un lato, di produrre energia elettrica, e dall’altro, ancor più importante per Pechino, il completamento di una nuova via per il commercio (le grosse navi, infatti, potranno arrivare così fino a Luang Prabang).

La posizione dell’Onu. Nella zona le persone in estrema povertà raggiungeranno la cifra record di 56 milioni entro 11 anni, ma se non si farà nulla contro le catastrofi naturali si potrebbe arrivare a 123 milioni di poveri. Questi dati sono contenuti nel recente rapporto The Disaster Riskcape Across the Asia-Pacific presentato dall’Unescap, la Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l'Asia e il Pacifico. “Esiste una linea sottile tra ciò che è un disastro naturale, un disastro causato dall'uomo e un disastro tecnologico”, ha dichiarato la funzionaria Unescap, Tiziana Bonapace.

La testimonianza. Sukanayaa Intalak, 53enne originaria di Baan Duea, nel Nord-Est della Thailandia, spiega a
Osservatorio Diritti che “nulla è più come prima, non c’è più niente di naturale qui”. Racconta la donna: “È una scommessa ogni giorno, non sappiamo mai se ci sarà troppa acqua o se sarà troppo poca. Non sappiamo mai se le dighe cinesi saranno aperte oggi o domani, ora o più tardi. Quando il livello dell’acqua è troppo alto, come è quando è troppo basso, i nostri pesci muoiono. Se i pesci muoiono, noi non abbiamo nulla da mangiare e nulla da vendere. E così facendo, i nostri figli dovranno trovare un altro posto dove andare a vivere”.

L’articolo integrale di Fabio Polese (da Nong Khai, Thailandia), Il fiume Mekong sta morendo: in pericolo milioni di persone, può essere letto su Osservatorio Diritti.  Foto: www.fabiopolesereporter.com

© Copyright Redattore Sociale