29 settembre 2019 ore: 10:00
Disabilità

Coccinella Gialla: uno sguardo al "dopo di noi"

La struttura ferrarese non vuole essere come quegli istituti dove le persone con disabilità cognitiva se ne stanno sedute tutto il giorno a non fare nulla, ma ambisce ad assomigliare a una grande casa allargata
coccinella gialla 3
FERRARA – La sezione di Cento dell’Anffas è nata nel 1992 da un gruppo di genitori che all’inizio si riuniva nel negozio di parrucchiera della madre di uno dei ragazzi disabili. "I primi incontri si tenevano lì", racconta Giordana Govoni, presidente dell’associazione e mamma di Giorgia, una 44enne con la sindrome di Down che frequenta i laboratori pomeridiani di Coccinella Gialla. "Quelle riunioni e quello stare insieme erano un modo per darsi sostegno reciproco, per aiutare chi non riusciva ancora ad accettare l’handicap dei propri ragazzi, per non essere soli nell’esigere i loro diritti. Ricordo la preoccupazione della madre di Luciana, una donna anziana, che mi disse: “Dove andranno i nostri figli quando noi non ci saremo più?”. Io all’epoca ero più giovane, Giorgia andava ancora a scuola e quel pensiero non lo avevo mai fatto. Mi ero focalizzata soprattutto su un altro problema: quello del “dopo diploma”, che spesso lascia i giovani con disabilità intellettiva senza più amicizie né vita sociale. Però non ci dormii la notte, per le parole di quella signora". Prosegue il reportage di Michela Trigari e Danilo Garcia Di Meo, per la parte fotografica, pubblicato sulla rivista “SuperAbile Inail”.

"Abbiamo iniziato a pensare seriamente al “dopo di noi” nel 2000. Ci siamo autofinanziati per comprare il terreno dove ora sorge il centro socio-riabilitativo residenziale e poi abbiamo bussato a varie porte. Fortunatamente sono arrivate sia risorse pubbliche (poche) sia private (la maggior parte): una grossa mano ce l’ha data la Fondazione Cassa di risparmio di Cento, ma anche la gente che abita nei dintorni ci ha aiutato tanto. Abbiamo visto parecchie strutture prima di trovarne una da imitare", continua la presidente. "Non volevamo essere come uno di quegli istituti visitati dove le persone con disabilità cognitiva se ne stavano lì sedute tutto il giorno a non fare nulla, ma volevamo assomigliare piuttosto a una casa allargata. Quando Luciana finì in istituto perché sua madre non era più in grado di occuparsi di lei, vidi una donna distrutta dal senso di colpa. Morì poco dopo, ma prima mi fece giurare che, se il nostro centro residenziale fosse diventato realtà, sarei andata a prendere sua figlia. E così feci: Luciana è stata la seconda persona disabile a entrare a Coccinella Gialla. Ora ha 58 anni".

La possibilità di gestire la struttura è stata l’altra questione su cui l’Anffas Cento non ha mai accettato di transigere. "Le famiglie sono sempre molto esigenti quando si tratta di far vivere bene i loro figli. Ecco perché abbiamo scelto di occuparci direttamente del personale, delle attività del centro e di dar voce ai nostri utenti, mettendoli nelle condizioni di esprimere i propri bisogni e i propri desideri, nonché di far valere i propri diritti, grazie anche al linguaggio facile da leggere, al progetto “Io cittadino” per l’auto-rappresentanza e l’autodeterminazione delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, alla loro partecipazione al consiglio comunale quando si parla di tematiche che le riguardano o le coinvolgono".

Ma Giordana Govoni solleva anche un altro problema: la vecchiaia delle persone disabili. "Al compimento dei 65 anni di età, infatti, non vengono più considerate tali, ma entrano a far parte della categoria “anziani non autosufficienti”. Questo comporta che spesso sono costrette a cambiare struttura, finendo così in una casa di riposo o in una residenza sanitaria assistenziale e perdendo tutte le loro amicizie, le loro abitudini, spesso anche le autonomie residue. Si tratta però solo di una ragione economica, perché la permanenza in un centro socio-riabilitativo come il nostro costa di più. Fortunatamente la Regione Emilia Romagna è disponibile al dialogo e stiamo cercando una soluzione condivisa: probabilmente diminuiremo la retta degli ultra 65enni e gli faremo fare poche attività, pur di tenerli con noi". Perché cambiar casa, a una certa età, è sempre traumatico e destabilizzante. Evviva la continuità abitativa.
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