26 febbraio 2020 ore: 14:37
Disabilità

Coronavirus, in Cina la riabilitazione dei bambini disabili si fa a distanza

di Chiara Ludovisi
La “piccola storia cinese” raccontata da Matilde Leonardi. Il centro di riabilitazione pediatrica specialistico di Pechino è chiuso: centinaia di bambini con disabilità sono a casa e 20 giovani terapisti inventano la teleneuroriabilitazone. Più di 600 persone ora li seguono online
Bambino cinese - Da pixabay

ROMA – E il bambino non può andare a fare terapia e il terapista non può andare dal bambino, la tecnologia viene in aiuto. E nasce la teleneuroriabilitazione. E' la “piccola storia cinese” raccontata da Matilde Leonardi, neurologa, dirigente medico alla fondazione IRCCS Istituto Neurologico "C. Besta" di Milano. Lo scenario è la Cina ai tempi del Coronavirus: da una parte Pechino e il centro di riabilitazione pediatrica specialistico; dall'altra i suoi piccoli pazienti. Il primo chiuso, per ordine delle autorità; gli altri chiusi nelle loro case, spesso in villaggi isolati, costretti a interrompere terapie dalle quali dipendono il loro presente e il loro futuro. “Le centinaia di bambini con disabilità, provenienti da tutta la Cina, che ogni giorno abitualmente animano gli ambulatori, sono andati tutti a casa, e dopo le vacanze di capodanno nessuno può tornare al centro – racconta Leonardi - Centinaia di famiglie che hanno trovato per i loro bambini speranza nella riabilitazione sono isolate nei loro villaggi, nelle loro case. Anche i terapisti sono a casa, a Pechino o fuori città, dove erano tornati per le feste”. Un servizio fondamentale si è interrotto, per via dell'emergenza sanitaria. E le conseguenze per i bambino con disabilità e le loro famiglie rischiano di essere molto pesanti.

20 terapisti “telematici” per 600 bambini

Ma “i 20 giovani terapisti cinesi, psicologi, fisioterapisti, logopedisti non si perdono d’animo – racconta ancora Leonarsi - La settimana scorsa i terapisti hanno fatto una call tra loro e hanno elaborato il piano. Ogni terapista ha contattato un gruppo di famiglie; da allora, ogni giorno, attraverso una piattaforma informatica cinese molto solida, dalle 8 alle 18 tutti i bambini fanno terapia, seguiti a distanza in modalità di teleneuroriabilitazone dai diversi terapisti”. Come funziona? “Ognuno ha il suo referente. Ci sono sessioni individuali, sessioni online di gruppo. Da alcuni giorni si è sparsa la voce e anche famiglie non seguite dal centro stanno chiedendo da tutta la Cina di essere seguite, poiché sono a casa isolate e disperate per i loro bambini disabili rimasti senza riabilitazione. Il lavoro online dei terapisti sta aumentando vertiginosamente. Loro 20, ogni giorno, isolati nelle loro case in cui ricevono il cibo che ordinano online e da cui possono uscire con limitazione, si coordinano telematicamente, si parlano e si aggiornano sul da farsi e grazie alla tecnologia entrano nelle case dei bambini. Rassicurano, curano, parlano, guidano, sono presenti. Stanno organizzando corsi da mettere online per i caregiver, per poter arrivare a quante più famiglie possibile. Alcune cose del programma riabilitativo sono difficili da fare senza preparazione e i caregiver vanno supportati per capire come devono far fare certi movimenti o posture.

Più di 600 persone ogni giorno li seguono online

Questi terapisti cinesi, tutti giovani, “sono stati capaci di reagire – commenta Leonardi - di far sentire alle famiglie che i loro bambini non erano abbandonati, ma che il loro centro era presente comunque e per tutti, anche per i nuovi pazienti che ogni ora stanno unendosi al gruppo. Questi giovani terapisti sono i miei eroi della riabilitazione – aggiunge - Tutti noi, che facciamo riabilitazione e in generale lavoriamo per la salute delle persone, dobbiamo conoscere la loro storia. Loro confermano quanto ho sempre detto: nel buio anche una candela sola fa luce. Nella tragedia, anche un uomo solo può fare la differenza. Per questo ne parlo. Ci sono tante piccole grandi storie in questo strano tempo del coronavirus, in Cina come in Italia. Nel mondo, comunque, c'è speranza”.

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