23 marzo 2020 ore: 12:07
Salute

Coronavirus, l'Iran e la gestione dei contagi: muore una persona ogni 10 minuti

Al 19 marzo si contavano oltre 1.200 morti e 18.000 positivi al tampone. Eppure, nonostante questo, sono in tanti a pensare che i dati reali siano molto più alti. Molti i fattori che fanno propendere gli analisti per una gestione poco trasparente della situazione
Foto: Mohsen Atayi Paziente con Covid-19 a Tehran, Iran - Foto: Mohsen Atayi (via Wikipedia)

L’Iran è il terzo paese al mondo quanto a contagi da Covid-19. Muore un cittadino ogni 10 minuti. Al 19 marzo si contavano oltre 1.200 morti e 18.000 positivi al tampone. Eppure, nonostante questo, sono in tanti a pensare che i dati reali siano molto più alti. Tanto che secondo Rick Brennan, direttore dell’ufficio regionale dell’Oms, “il numero di casi riportati dalle fonti ufficiali potrebbe essere soltanto un quinto di quelli reali”.

Le ragioni. Sono molti i fattori che fanno propendere gli analisti per una gestione poco trasparente della situazione. A partire dalla mancanza di kit e tamponi per eseguire i test, che hanno obbligato le autorità a farli solo su chi ha già sintomi evidenti (per Teheran, la responsabilità per lo scarso numero di kit a disposizione è legato alle sanzioni Usa). Per gli analisti, inoltre, il tasso di mortalità è troppo elevato nel paese (circa il 7%), il che fa pensare a un numero di contagi molto più alto di quanto dichiarato sinora. A questi elementi si aggiungono poi dichiarazioni contradditorie rilasciate dai politici a fine febbraio, oltre alla scoperta di una nuova fossa comune vicino a Qom, che potrebbe essere stata creata proprio per un eccesso di morti nel giro di un tempo breve.

Politici positivi. L’escalation nel paese è cominciata circa un mese fa: il 19 febbraio i primi due casi a Qom, seguiti poco dopo a Teheran e dalle altre province. E oggi tra i contagiati ci sono molti politici. Tra loro, il viceministro alla Salute Iraj Harirchi, il vicepresidente Eshaq Jahangir, il ministro dei Beni culturali, artigianato e turismo Ali Asghar Mounesan e il ministro di Industria, miniere e imprese Reza Rahmani. Inoltre, l’ambasciatore iraniano in Vaticano, Hadi Khosroshahi, è morto il 27 febbraio.

La risposta del governo. Sebbene i primi casi fossero già scoppiati, il paese ha comunque tenuto le elezioni parlamentari il 21 febbraio, come da programma. E il contagio è cresciuto velocemente, tanto da spingere l’esecutivo a chiudere moschee, proibire la preghiera del venerdì, bloccare i lavori in parlamento e le scuole in tutto il paese dal 28 febbraio. Detto questo, però, non sono state prese misure di quarantena e sono ancora molti gli iraniani che non conoscono l’invito a stare a casa. Un problema nel problema, inoltre, era quello delle prigioni, che è stato affrontato liberando 85.000 detenuti con pene inferiori a 5 anni.

Bocche cucite. Contrariamente a quanto pensano in molti, il sistema sanitario del paese è tra i migliori del Medio Oriente. Pare però che non sia permesso agli operatori sanitari far sapere all’esterno cosa sta accadendo. Tanto che gli stessi servizi di sicurezza hanno annunciato che eventuali diffusioni di notizie mediche e sanitarie saranno trattate come “minacce alla sicurezza nazionale” e “procurato allarme”.

L’articolo integrale di Laura Loguercio, "Iran: il coronavirus uccide ogni 10 minuti, ma i conti non tornano", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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