19 marzo 2020 ore: 11:32
Salute

Coronavirus. L’appello delle comunità terapeutiche: “Non lasciateci soli”

Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), racconta le enormi difficoltà che stanno incontrando le comunità che si occupano di dipendenze. Preoccupa la situazione nel Sud Italia. “Abbiamo bisogno di regole precise e fondi”
Adolescenti e droghe - SITO NUOVO
ROMA - “I servizi del pubblico e del privato sociale che si occupano di dipendenze patologiche, oggi rischiano l’implosione. In questa angoscia planetaria, si corre il pericolo di dimenticare queste realtà, già poco considerate in tempi di pace. In tutta Italia gli utenti e gli operatori di questi servizi sono sottoposti ad una durissima prova”. A lanciare l’allarme è Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche che racconta come il mondo delle comunità sta vivendo questo momento d’emergenza sanitaria nazionale. “Abbiamo dovuto sospendere già alcuni servizi diurni - racconta Squillaci -, e già questo sta creando molti problemi, soprattutto ai ragazzi che avevano iniziato un percorso e che oggi rischiano di ritrovarsi per strada. Ma le difficoltà principali le abbiamo nei servizi residenziali, a ciclo continuativo che non possono e non devono chiudere, all’interno dei quali ci sono persone con problematiche importanti. E tutto è lasciato al nostro arbitrio”.
 
Nonostante la paura, racconta Squillaci, nelle comunità terapeutiche si continua a lavorare. “Viviamo storie di quotidiano eroismo - racconta il presidente della Fict -: i nostri operatori, tutte le mattine, nonostante la paura e spesso sprovvisti di qualsiasi protezione, si armano di quello che hanno e, con professionalità e passione, vanno sul posto di lavoro, spesso facendo doppi turni per coprire gli altri colleghi ammalati. In tantissime comunità ci si è dovuti arrangiare, costruendo le mascherine fai da te, perché siamo tagliati fuori da qualsiasi possibilità di distribuzione di dispositivi di protezione. Abbiamo dovuto spiegare ai ragazzi perché non si può uscire, perché non possono vedere i familiari, rientrare a casa. E abbiamo dovuto reinventare il programma giornaliero e le attività terapeutiche. Tutto da soli, e spesso senza alcuna indicazione da parte delle istituzioni preposte”
 
I timori, tuttavia, riguardano anche il probabile protrarsi delle misure restrittive imposte dal governo per contenere il contagio. “La situazione già esplosiva potrebbe portare molti ragazzi, ancora in fase iniziale del percorso comunitario, ad abbandonare la comunità, creando una bomba sociale i cui costi saranno altissimi”, spiega Squillaci. “La situazione in alcune regioni del nostro paese è tuttora drammatica e la stanno affrontando in modo egregio - aggiunge -. Ma questa onda infettiva, non si ferma, il numero dei ricoverati aumenta e le terapie intensive faticano. I nostri operatori ed i nostri ragazzi hanno bisogno subito di aver garantiti gli indispensabili dispositivi di protezione individuale (DPI), presidi sanitari”. 
 
Maggiori preoccupazioni riguardano le comunità del sud Italia. “Nel panorama già deficitario della sanità meridionale, dove le dipendenze erano già il nulla, mi chiedo  cosa accadrà ai servizi e ai ragazzi - continua Squillaci -. Il privato sociale in questo momento storico rischia di non reggere questa forte pressione. Oggi più che mai sappiamo che dobbiamo investire sulla sanità, sulle persone e soprattutto potenziare quelle realtà già deboli e fragili che ora sono travolte da questo tsunami”.
 
Alle istituzioni, il presidente della Fict rivolge un appello: “Aiutateci ad aiutare i nostri ragazzi, gli utenti con patologie psichiatriche, i minori, le famiglie dei nostri utenti, i nostri operatori - spiega -. Aiutateci a rimanere aperti. Abbiamo bisogno di regole precise in base alle nostre realtà concrete e territoriali, abbiamo bisogni di fondi, che già nella normale amministrazione erano insufficienti, per mantenere il livello di assistenza e di operatività efficaci. Abbiamo bisogno di non essere lasciati soli. Ed avremo bisogno soprattutto quando sarà passata questa tragedia, perché allora faremo i conti con il crollo finanziario e le perdite enormi che stiamo subendo”.
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