29 ottobre 2019 ore: 10:35
Società

Dilaga la protesta in Cile: già 18 i morti dall’inizio delle manifestazioni

Negli ultimi giorni più di un milione di cittadini ha riempito il centro della capitale per chiedere giustizia sociale e servizi di base pubblici funzionanti. Il movimento è cresciuto mentre in tutto il mondo si diffondevano le immagini degli abusi di potere da parte delle forze dell’ordine
Proteste in Cile - Dalla pagina Facebook "Italiainformata" Proteste in Cile

Con il passare del tempo la protesta in Cile dilaga. Negli ultimi giorni più di un milione di cittadini ha riempito il centro della capitale per chiedere giustizia sociale e servizi di base pubblici funzionanti. Il movimento è cresciuto mentre in tutto il mondo si diffondevano le immagini di gravi abusi di potere contro i manifestanti da parte delle forze dell’ordine.

Misure straordinarie. Il 19 ottobre è stato proclamato dal presidente, Sebastián Piñera, lo stato d’emergenza e il coprifuoco dalle 22 alle 7. Una scelta poi revocata, ma che ha fatto ricordare a molti i tempi della dittatura Pinochet: era da 30 anni che questa misura non veniva applicata in Cile.

Contro l’ingiustizia. Pablo Tapia Leyton cerca di spiegare a Osservatorio Diritti quello che sta accadendo: “Immagina di vivere in un Paese in cui non hai diritto alla salute, all’istruzione, addirittura oggi anche all’acqua, pure questa privatizzata, se non hai soldi. Quando ho cominciato a viaggiare in Europa ho aperto gli occhi e mi sono reso conto di provenire da un Paese terribilmente ingiusto”. Leyton, 37 anni, è arrivato in Italia dal Cile quattro anni fa. E di fronte agli ultimi scontri ha deciso di fare qualcosa per denunciare quello che sta accadendo. “Ho deciso di aprire una pagina Facebook, Italiainformata, nella quale raccogliere e pubblicare tutte le foto e i video che mi arrivano dal Cile e che raccontano violazioni e abusi. È importante che qui si sappia cosa succede nel mio Paese”.

Il contesto. Leyton si augura che “un regime dittatoriale non torni più”. “Ma teniamo presente – aggiunge – che in Cile è ancora in vigore la Costituzione del tempo della dittatura”. Il paese sta ancora facendo i conti col proprio passato, tanto che sono ancora in corso azioni giudiziarie nei confronti di ufficiali e forse di sicurezza per crimini e violazioni dei diritti umani. Il direttore dell’Istituto nazionale per i diritti umani (Indh), Sergio Micco, ha segnalato che l’organizzazione “ha registrato testimonianze di denudamenti, torture, spari contri i civili, maltrattamento fisico e verbale, botte e ritardi della polizia nel condurre le persone detenute al commissariato, mantenendole nei furgoni, ammassate e con cattiva ventilazione, per ore”.

I dati. Dall’inizio delle manifestazioni si contano già 18 morti, di cui cinque imputati a forze di sicurezza. Un militare è finito in prigione con il sospetto di aver preso parte all’assassinio di un 25enne. Le azioni giudiziarie avviate dall’Indh per reati che sarebbero stati commessi da agenti dello Stato sono 88; tra queste, cinque sono legate a omicidi. In ogni caso, le vittime potrebbero essere molto più numerose di quanto dichiarato finora. Secondo l’istituto i feriti sono già 220 (oltre 120 per arma da fuoco) e le persone imprigionate 1.700. Inoltre, attivisti in difesa delle donne hanno registrato denunce di abusi sessuali da parte delle forze di sicurezza.

L’articolo integrale di Giulia Cerqueti"Cile alla prese con proteste di massa e abusi di potere", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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