2 dicembre 2019 ore: 11:00
Società

Brasile, la lotta delle famiglie contro i giganti dell’attività mineraria

Nel Nordest della regione un gruppo di circa 300 famiglie costrette a convivere con la presenza di attività siderurgiche da 30 anni denuncia gravi danni alla salute. E chiede un "trasloco collettivo"
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Trent’anni di inquinamento e di lotta per la sopravvivenza contro i giganti dell’attività mineraria. È la storia degli abitanti di Piquiá de Baixo, un piccolo quartiere della città di Açailândia, nello stato del Maranhão, nel Nordest del Brasile. Un gruppo di circa 300 famiglie costrette a convivere con la presenza di siderurgiche che dalla fine degli anni Ottanta hanno visto poco a poco degradare il paesaggio in cui erano immersi a causa della “polvere di ferro” che usciva (ed esce) dagli altoforni e che si deposita ovunque. Anche nei polmoni, negli occhi, sulla pelle.

La denuncia all’Onu e al Sinodo. La situazione è grave. Tanto che lo scorso ottobre Flavia Nascimento, un’abitante del quartiere, ne ha parlato in un incontro organizzato tra gli eventi del Sinodo dell’Amazzonia, dove partecipava in nome dell’Associazione comunitaria degli abitanti del quartiere. Una realtà che dal 2005 combatte con i missionari comboniani e la rete Justiça nos Trilhos (Sui binari della giustizia). E in ottobre Flavia è andata anche a Ginevra, in Svizzera, per parlare all’Onu: “Chiediamo aiuto perché stiamo lentamente morendo. Parliamo dei nostri problemi e le persone non ci ascoltano. Abbiamo un presidente terribile, l’Amazzonia non è niente per lui e se continua ad agire in questo modo perderemo tutto ciò che abbiamo raggiunto”.

La storia. Alcune delle 1.200 persone circa che vivono a Piquiá sono arrivate nel quartiere 45 anni fa, quando la zona era ancora immersa nel verde e circondata da corsi d’acqua puliti. La situazione ha cominciato a precipitare dopo il 1985, quando è stata completata la costruzione della Strada di Ferro Carajás, una ferrovia di oltre 900 chilometri che ha permesso di fare arrivare in città il ferro. E con il minerale hanno potuto funzionare le siderurgiche.

Il contesto. La crescita del quartiere fa parte del progetto di sfruttamento minerario nato ai tempi della dittatura brasiliana, il programma Grande Carajás. Cominciato con il generale João Batista Figueiredo (1979-1985), questo progetto ha visto come attore principale – e vede ancora oggi – la Vale SA, la maggiore produttrice di ferro al mondo che estrae il minerale nella foresta nazionale del Carajás.

La salute. Una ricerca realizzata a Piquiá dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano ha evidenziato come il 28% del campione analizzato soffre di patologie respiratorie. Un dato, sottolinea al ricerca, fino a sei volte più alto di studi simili fatti in altre zone.

La lotta. La battaglia della popolazione locale si chiama “reassentamento”: chiedono una sorta di trasloco collettivo, che preveda l’abbattimento di tutte le case di Piquiá de Baixo e la costruzione di un nuovo quartiere, che si chiamerà Piquiá da Conquista (Piquiá della Conquista). Il progetto ha già superato la maggior parte degli ostacoli burocratici ed economici che si sono presentati in 12 anni.

Larticolo integrale di Janaina César, "Industria mineraria: in Brasile porta morte e devasta l’ambiente”, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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