30 luglio 2019 ore: 11:25
Società

El Salvador, il “Piano di controllo del territorio” mette a rischio i diritti umani

La lotta alla criminalità promossa dal neopresidente Nayib Bukele travolge i diritti dei carcerati e rischia di essere a rischio incostituzionalità. Il Piano si basa sugli stessi pilastri seguiti negli ultimi decenni: militarizzazione, tolleranza zero e, appunto, diritti ridotti al lumicino per chi sta in carcere
Disegno: Andrea Padilla (dall'ultimo report della fondazione Heinrich Böll su El Salvador) Disegno: Andrea Padilla (dall'ultimo report della fondazione Heinrich Böll su El Salvador)

La lotta alla criminalità promossa in El Salvador dal neopresidente Nayib Bukele travolge i diritti dei carcerati e rischia di essere a rischio incostituzionalità. Il “Piano di controllo del territorio” si basa sostanzialmente sugli stessi pilastri seguiti negli ultimi decenni nel paese centramericano: militarizzazione, tolleranza zero e, appunto, diritti ridotti al lumicino per chi sta in carcere. Il nuovo esecutivo ha incentrato l’azione contro le cosiddette pandillas, ma secondo un recente rapporto della fondazione Heinrich Böll si tratta di una strategia che “nei governi precedenti si è rivelata controproducente. La semplificazione politicamente interessata che ha prevalso nell’approccio alla repressione della criminalità ha portato a ridurla alle sole pandillas, verso le quali l'azione repressiva dello stato è stata focalizzata. Questo non solo ha finito per legittimarne la forza, sovradimensionandone il potere e l'influenza, ma ha portato il governo a contrastare molto meno altre espressioni criminali più gravi, come traffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico illecito di armi e traffico di esseri umani”.

Meno omicidi. Da un punto di vista strettamente numerico, il numero di persone uccise è crollato nelle prime settimane di presidenza Bukele, cominciata il 1° giugno. Il tasso di omicidi, infatti, è passato dal 12,7% dei 5 anni scorsi all’attuale 7,1%. Tra giugno e luglio 2019, il numero totale di assassini è stato pari a 262 e nei primi 14 giorni di luglio se ne sono avuti “solo” 70, contro i 98 dello stesso periodo 2018.

L’occupazione degli spazi. All’insegna di riportare lo stato “in ogni angolo del paese”, il nuovo piano può contare già su 23 mila tra poliziotti e membri delle forze armate. Le forze di sicurezza sono state incaricate di azioni in 12 dei 262 municipi del paese, con il primo obiettivo di bloccare i finanziamenti alle attività illegali che avvengono spesso tramite estorsioni.

In carcere. L’altro punto fermo della strategia è lo stato d’emergenza dichiarato nelle 28 prigioni dello stato. Questo significa reclusioni di 24 ore per i detenuti, che non possono dunque uscire mai, e l’alt a tutte le visite. Il 22-23 giugno, inoltre, circa 1.600 prigionieri sono stati trasferiti in carceri di massima sicurezza.

Costituzione violata? Secondo un gruppo di giuristi guidato dall’avvocato Bernard Galindo, “l’uso di militari per attività di pubblica sicurezza sono a rischio di incostituzionalità”. L’articolo 168 della Carta salvadoregna, infatti, prevede che per utilizzare l’esercito in situazioni del genere il governo giustifichi il provvedimento, ne indichi il termine e informi prima il Parlamento. Cosa che il presidente Bukele non ha fatto.

L’articolo integrale di Luigi Spera (da Rio de Janeiro),El Salvador: la lotta alla criminalità sospende i diritti umani, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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