11 giugno 2019 ore: 17:04
Economia

Fastweb, 72 lavoratori trasferiti a Bari dopo aver vinto la causa

Il Tribunale di Milano e altri ordinano il reintegro. La società li manda a 900 chilometri di distanza. Le storie dei lavoratori. Fastweb non commenta
Telelavoro, mani di donna al computer - SITO NUOVO

MILANO – In 700 sono stati ceduti da Fastweb a una società di outsourcing nel 2013. 72 fra loro non lo hanno accettato, intentando cause collettive a Milano, Napoli, Torino e Catania. Hanno vinto. I giudici Cuomo, Occhiuto e Onesti della Corte d'Appello di Milano, sezione lavoro, scrivono che “va accertata l'inefficacia delle cessione del rapporto di lavoro degli appellanti” e “deve intendersi proseguito ad ogni effetto alle dipendenze di Fastweb spa a far data dall'1.1.2013”. A un anno e mezzo da quella sentenza il colosso delle telecomunicazioni li reintegra. Trasferendo tutti i 72 lavoratori a Bari. Notizia che ricevono i sindacati il 27 maggio, con una comunicazione di una pagina mezzo da parte di Unindustria che recita “ferma l'impossibilità di un ricorso a strumenti alternativi ai trasferimenti”. Dal 1 luglio in poi può arrivare una raccomandata e da quel momento ci sono 20 giorni di tempo per accettare il trasferimento in Puglia. Trasferimento a Bari che riguarda solo i lavoratori che hanno fatto causa, non le restanti centinaia del ramo d'azienda ceduto sette anni fa e che fino a oggi non avevano creato problemi. Ma che dopo la sentenza riguardante i colleghi hanno iniziato azioni legali per “interposizione fittizia di manodopera”. Il responsabile per le relazioni esterne di Fastweb, Sergio Scalpelli, non ha risposto alla mail di Redattore Sociale in cui si chiedeva di conoscere la posizione della società sul caso. 

La storia. Sette anni fa circa 700 lavoratori a varie mansioni del servizio customer di Fastweb vengono ceduti a Visiant Next, oggi Covisian, società leader nei processi di Outsourcing che fra i propri clienti conta gruppi come Zara, Ing Direct, Nespresso, Aruba, BMW, Engie, Il Sole 24 Ore. Lo stipendio dei lavoratori rimane invariato ma è comunque un passo indietro: niente più premio di produzione Fastweb (quest'anno pari a 1.900 euro) se non per i primi due anni e comunque rimodulato, tagliati i benefits aziendali come l'importo dei ticket o il costo dell'assicurazione sanitaria integrativa Unisalute e sopratutto la possibilità di fare carriera in alcun modo dentro l'azienda. Per avvocati ed ex dipendenti Fastweb l'esternalizzazione ha il solo lo scopo di comprimere il costo del lavoro e liberarsi dal macigno di centinaia di dipendenti assunti direttamente: per il resto il lavoro è identico, le mansioni, i turni, il committente – tutto rimane invariato. Addirittura ancora oggi alcuni uffici sono per metà interni a Fastweb e per metà esternalizzati. È il caso dell'Ufficio Authority che si occupa dei contenziosi dove lavora Cinzia Di Peppe, in Fastweb dal 2005, oggi fa parte del gruppo di 32 milanesi (su 72 incluse altre città) che hanno un mese di tempo per accettare il trasferimento a Bari dopo aver vinto la causa. “Ci fanno fare i corsi digital e informatica per poi venire a dirci che non ci sono alternative perché per ricontattare un cliente che ha mandato una disdetta devo per forza lavorare da Bari?” dice Domenico Amico, Rsu Cgil in Covisian, anche lui coinvolto dal trasferimento collettivo.

A Bari è stata aperta una sede del customer care che si occupa di aspetti come il passaggio da un operatore all'altro e inoltre è un fatto noto che la Regione Puglia abbia spesso promosso il trasferimento di aziende e call center nel territorio con incentivi regionali, come del resto fa e ha fatto Regione Lombardia coprendo i costi della formazione del personale prima dell'assunzione, come capitava fino a qualche anno fa all'E-Care di Cesano Boscone, alle porte di Milano, dove 1.200 persone lavoravano ogni giorno per Fastweb, Sorgenia, Vodafone, Sole 24 Ore e altri. Ma ciò che fa infuriare i 72 lavoratori, oltre alla sensazione di essere utilizzati per “colpirne uno ed educarne cento”, è che proprio a Milano c'è la nuova sede centrale della società, accanto a Fondazione Prada, oltre alle sedi dei tre principali fornitori di servizi outsourcing: Covisan, ma anche Comdata e Transcom.

 “Non pensano nemmeno a strumenti alternativi previsti dal nostro contratto – spiega l'Rsu – come il distacco temporaneo: mi mandi a Bari per ragioni organizzative e nel giro di qualche anno l'azienda si impegna a farci rientrare a Milano dove abbiamo casa, famiglie, affetti”. “Molti di noi si sono trasferiti dal sud – dice lui, che è siciliano – e dove pensate che vogliamo crescere i nostri figli anche dal punto di vista delle prospettive? A Milano o a Bari?”. “Temiamo che anche se accettassimo la vita sarà un inferno dopo la causa che abbiamo intentato – dice Cinzia –. Nessuno ci assicura che fra due anni non ci dicano di andare a Roma”. I due lavoratori raccontato le loro e le storie di altri colleghi: hanno posato per la campagna fotografica “Fastweb siamo noi” quando nel 2010 i vertici aziendali e i manager vengono travolti dall'inchiesta Fastweb-Telecom Italia Sparkle con l'accusa di aver messo in piedi un circuito internazionale di riciclaggio e frode di denaro per 2 miliardi di euro. Una vicenda giudiziaria in cui sono stati assolti. In quei giorni i lavoratori posano per l'azienda, per dire che in gioco ci sono le loro vite. Poi ci sono le storie personali: un uomo di Milano che vuole comprare casa e ha fissato la data per il rogito a fine giugno. Cinque giorni dopo potrebbero inviargli la raccomandata. Una madre di tre bambini che ha già fatto le iscrizioni anticipate alle scuole. Altre sono storie ordinarie di genitori anziani, parenti disabili o, più banalmente, di immigrazione interna all'Italia. Uomini e donne del sud venuti per cercare lavoro a Milano venti anni fa. Il 25 giugno i sindacati incontrano la società ma su qualunque ipotesi di trattativa pesa quella “impossibilità di un ricorso a strumenti alternativi ai trasferimenti” che è stata messa nera su bianco nel comunicato.

“Niente alternative ci dicono. Ma i soldi per pagare testimonial come Valentino Rossi o Usain Bolt ci sono sempre” è la sintesi rabbiosa dei lavoratori. Rossi e Bolt. Gente che corre veloce. Come il 5G, su cui già si sono già scommessi 3 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per creare la banda ultra-larga, cablare le città e abbandonare la fibra ottica, quello che fu il maxi-affare e il volano di fine anni '90. Tra i grandi sponsor della fibra a Milano anche Stefano Parisi, che nel 2004 diventa Direttore Generale e Amministratore Delegato di Fastweb, dopo essere stato Direttore Generale del Comune di Milano ai tempi della prima giunta Albertini. In quella giunta come assessore anche l'attuale responsabile relazioni esterne di Fastweb che non ha risposto alla mail di Redattore Sociale. (Francesco Floris)

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