20 giugno 2019 ore: 09:31
Immigrazione

Grecia, la denuncia: "Abusi sui minori nell’hotspot di Samo"

L'ong Still I Rise ha fornito alla procura locale i documenti, in cui si parla di brutalità della polizia, sovraffollamento e gravi problemi con i servizi medico sanitari
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La denuncia di abusi di vario genere su bambini e preadolescenti nell’hotspot dell’isola di Samos, in Grecia, prende la strada del tribunale. Qualche giorno fa, infatti, l’ong Still I Rise, in collaborazione con Help Refugees UK, ha fatto mettere tutto nero su bianco alla procura locale. Documenti in cui si parla di brutalità della polizia, sovraffollamento e gravi problemi con i servizi medico sanitari che dovrebbero essere garantiti ai giovani migranti.

Tutto è cominciato con una separazione forzata. La denuncia è stata costruita mettendo insieme i racconti fatti dagli stessi minori all’organizzazione non governativa italo-greca. A spingere l’ong verso la strada giudiziaria è stato un evento specifico. Come racconta Nicolò Govoni, co-fondatore di Still I Rise: "Nel mese di gennaio, al porto di Samos ho assistito alla separazione forzata di due fratelli provenienti dall’Afghanistan, di 10 e 15 anni. Erano arrivati in Grecia da soli e hanno vissuto insieme nell’hotspot per 4 mesi. E questo, non come richiede la prassi per i minorenni non accompagnati, ossia in una casa famiglia, ma mescolati agli adulti, in container stretti che potrebbero ospitare al massimo due persone e che invece spesso ne ospitano molte di più. E questo di per sé è già illegale, oltre a tutte le conseguenze che può comportare per un bambino vivere a stretto contatto con qualcuno che non siano i suoi genitori". Govoni ricorda bene il momento della separazione dei fratelli: "Erano le 3 di notte quando il piccolo, cui era stato trovato un posto all’interno di una casa-famiglia ad Atene, veniva portato via mentre il grande restava a Samos. Adesso neanche il 15enne si trova più nel centro, sono entrambi ad Atene, ma ancora separati". E proprio questo episodio ha portato l’ong ad agire. "Quella notte mi sono detto che avrei fatto di tutto per smuovere le coscienze".

Il libro. Govoni ha scelto di andare anche oltre, pubblicando il libro “Se fosse tuo figlio” (Rizzoli). Un romanzo in cui viene descritto l’incontro con un bambino migrante, vittima di abusi e violenze. E le storie di diversi minori migranti, per i quali l’unico dettaglio di fantasia sono i nomi.

Le ritorsioni. Per il suo attivismo, Govoni ora rischia di dover affrontare un processo nel Paese ellenico. «A 2 giorni dalla nostra azione legale, giovedì scorso, scopro di essere stato a mia volta stato denunciato per diffamazione e che proprio nel pomeriggio di quella giornata, come mi informa il mio avvocato, vengo cercato dalla polizia per affrontare un processo veloce. Io ero già in Italia, pertanto la causa, vista la mia assenza seguirà il normale iter legislativo. Anche perché una diffamazione andrebbe provata. E per questo ci vuole tempo».

L’articolo integrale di Cristina Maccarrone, "Samos (Grecia): violenze e abusi sui minori nell’hotspot dell’isola", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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