15 ottobre 2019 ore: 09:48
Società

Il Mozambico al voto in un clima di violenze e intimidazioni

Oggi il Mozambico vota il presidente della Repubblica, il parlamento e, per la prima volta, i governatori delle sue province. Un appuntamento a cui il paese africano arriva in una situazione critica da diversi punti di vista
Il presidente uscente, Filipe Jacinto Nyusi – Foto: Adrien Barbier (via Flickr) Il presidente uscente, Filipe Jacinto Nyusi – Foto: Adrien Barbier (via Flickr)

Oggi il Mozambico vota il presidente della Repubblica, il parlamento e, per la prima volta, i governatori delle sue province. Un appuntamento a cui il paese africano arriva in una situazione critica da diversi punti di vista. Le distruzioni provocate tra marzo e aprile da due forti cicloni, innanzitutto, hanno colpito duramente un’economia già in forte crisi. Ma si teme anche per la tenuta della democrazia nel suo complesso. “Queste sono le elezioni più violente da quando il Mozambico ha cominciato il suo cammino democratico nel 1992”, dice senza troppi giri di parole a Osservatorio Diritti Adriana Nuvunga, direttore del Centro per la democrazia e lo sviluppo (Cdd). Che esprime forti dubbi sulla regolarità di questa tornata elettorale: “Non si possono avere elezioni libere e corrette in questo clima, soprattutto se ci sono indizi che la macchina dello stato è usata per intimidire i candidati di opposizione”.

I candidati. I principali schieramenti sono: il Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), guidato dall’attuale presidente Felipe Jacinto Nyusi; la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo) di Ossufo Momade; Il Movimento democratico del Mozambico, il cui leader è il sindaco di Beira, Daviz Simango.

Le violenze. La campagna elettorale, cominciata un mese e mezzo fa, è costellata di scontri e minacce di vario genere. Tanto che lo scorso 7 ottobre è stato ucciso a Xai Xai un osservatore elettorale e direttore del Forum delle ong della provincia di Gaza, Anastancio Matavele. E tra gli assassini pare che ci siano quattro uomini delle forze speciali del paese. Zenaida Machado, ricercatrice di Human Rights Watch, dice a Osservatorio Diritti che tutte le parti in causa hanno fatto ricorso alla violenza. Ma aggiunge subito: “La maggior parte, tuttavia, è ascrivibile al partito di maggioranza, anche perché è quello più grande. A preoccuparci è che le forze di sicurezza non sembrano in grado di intervenire e, in alcuni casi, la sensazione è che la polizia stia contribuendo a mettere il bavaglio alle opposizioni. Il cantante Refila Boy, leader del partito Nuova democrazia, che era andato a protestare perché gli attivisti del Frelimo gli avevano impedito di tenere il suo comizio, è stato arrestato e rilasciato solo il giorno dopo”.

Il ruolo del gas. Nei prossimi cinque anni si prevede che il paese potrebbe diventare addirittura il secondo esportatore di gas naturale del pianeta, tanto che i big del settore si sono già detti pronti a investire più di 45 miliardi di dollari per i giacimenti offshore. “Tutti i partiti vogliono poter controllare questa ricchezza dalla stanza dei bottoni”, dice Nuvunga. “La maggioranza è nervosa: per la prima volta si eleggono direttamente i governatori e il partito d’opposizione Renamo è convinto di poter vincere in province importanti come Zambesia, Nampula e Manica”.

L’articolo integrale di Franca Roiatti, Elezioni Mozambico: voto in bilico tra violenze e tanti interessi, può essere letto su Osservatorio Diritti. Foto: Adrien Barbier (via Flickr)

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