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14 febbraio 2020 ore: 15:34
Giustizia

In fuga dal Venezuela, quasi 2 milioni di persone in Colombia

La frontiera tra i due paesi è sempre più trafficata: decine di migliaia di persone ogni giorno cercano di sfuggire alla crisi. "La situazione sta degenerando, sempre più frequenti i casi di malnutrizione, malattie e infezioni mal curate"
Foto di Samuel Bregolin Controlli tra Venezuela e Colombia

Controlli tra Venezuela e Colombia

La frontiera tra Venezuela e Colombia è sempre più trafficata: stando alle previsioni dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, i venezuelani che cercano rifugio dalla crisi sociale, economica e nello stato vicino stanno per superare quota 2 milioni. Ed entro fine anno saranno 5 milioni, complessivamente, i rifugiati in fuga dal paese. Una situazione che sta già mettendo alla prova la capacità d’accoglienza degli stati sudamericani.

Il confine. Una delle frontiere tra Venezuela e Colombia messe più sotto pressione in quest’ultimo periodo è quella di Cúcuta, dove passano tutti i giorni circa 35mila persone (dati diffusi da
Migración Colombia). Con tutto ciò che questo vuol dire in termini umanitari. Giancarlo Andrade, coordinatore della Casa de paso Divina Providencia, ha detto a Osservatorio Diritti che "la situazione sta rapidamente degenerando, sono sempre più frequenti i casi di malnutrizione, malattie e infezioni mal curate. Donne incinte, bambini e anziani necessitano assistenza. La maggior parte dei migranti non ha accesso alle informazioni basiche fondamentali per poter aver accesso ai propri diritti”.

Documenti e diplomazia. Nel 2016 Bogotà aveva affrontato la situazione istituendo dei Permessi speciali di permanenza (Pep), che riconoscono i diritti fondamentali ai venezuelani a cui scade il passaporto. In seguito, lo scorso anno, le relazioni diplomatiche tra i due paesi si sono interrotte e il Venezuela ha anche chiuso l’ambasciata di Bogotà, abbandonando di fatto a se stessi i migranti già entrati nel Paese. Grazie ai Pep, che possono essere rinnovati per un periodo massimo di 2 anni, i venezuelani hanno dunque potuto continuare a lavorare e godere di sanità e istruzione pubblica anche senza poter più rinnovare i documenti. Diverso il discorso per chi ha attraversato la frontiera senza alcun passaporto né carta d’identità, che non può accedere neppure a questi permessi. Chi si trova in questa situazione, inoltre, rischia più di altri di finire nelle maglie dei trafficanti di uomini o di chi sfrutta la prostituzione.

Oltre l’emergenza. Per Ginna Morelo, giornalista colombiana esperta d’immigrazione, “la situazione di crisi umanitaria è superata e rappresenta solo la prima fase della migrazione venezuelana in Colombia. Ora è sempre più chiaro che, anche se dovesse esserci rapidamente un cambio politico in Venezuela, molte di queste persone rimarranno in Colombia. Perché la situazione economica non cambierà tanto rapidamente e perché molti hanno ormai iniziato un percorso di residenza, vita e lavoro qui in Colombia. Pensare alla gestione di milioni di migranti sul lungo termine però ci obbliga anche a pensarci come una società includente, con politiche pubbliche sull'educazione, la salute e le pari opportunità”.

L’articolo integrale di Samuel Bregolin (da Cúcuta, frontiera tra Colombia e Venezuela), Venezuela: la crisi spinge 2 milioni di persone in Colombia, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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