19 luglio 2019 ore: 12:01
Società

In Kashmir i diritti umani continuano ad essere sempre più violati

Report dell’Ufficio dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani sul confine tra India e Pakistan. Si parla di uso eccessivo della forza, morti, arresti, torture e impunità garantita alle forze indiane. Criticità anche sul versante pachistano: sparizioni forzate e ridotte libertà di espressione, opinione e associazione
Militari vicini al confine col Pakistan - Foto: Andrea de Franciscis Kashmir

In Kashmir i diritti umani continuano ad essere sempre più violati, sia da indiani sia da pachistani. A certificarlo, per la seconda volta, è un report dell’Ufficio dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani. Già nell’analisi dello scorso anno, le Nazioni Unite avevamo parlato di violazioni e uccisioni di civili per mano delle forze di sicurezza della regione.

Le accuse. La situazione registrata è allarmante. Si parla di uso eccessivo della forza, morti tra i civili, arresti senza arbitrati, torture e impunità garantita alle forze indiane. E importanti criticità, del resto, sono state riscontrate anche sul versante pachistano: sparizioni forzate e ridotte libertà di espressione, opinione, riunione e associazione.

Le reazioni. Di fronte al report, le reazioni dei due paesi sono state piuttosto diverse. Da una parte, infatti, il Pakistan ha chiesto qualche cambiamento, pur accogliendo sostanzialmente il documento. Dall’altra, l’India lo ha respinto in toto, definendolo “fazioso”, oltre che una “narrativa falsa che ignora la questione centrale del terrorismo transfrontaliero”, che legittimerebbe le violenze per mano dello stato.

Tensioni recenti. Il report, che analizza il periodo maggio 2018-aprile 2019, cita anche l’attacco suicida di Pulwama dello scorso febbraio. Un’azione che si era conclusa con la morte di una quarantina di soldati indiani. E con il pericoloso aumento della tensione nell’area, con nuove frizioni tra le due potenze nucleari. Una situazione di cui aveva fatto le spese innanzitutto la minoranza musulmana kashmira, vittima di ritorsioni e violenze.

Il contesto. Lo stato indiano di Jammu & Kashmir è tra le zone più militarizzate del pianeta, con 650 mila forze dell’ordine presenti sul territorio. In questa area, considerata una sorta d’occupazione dai locali, le proteste si sono susseguite negli anni: a fine anni Ottanta e inizio anni Novanta per la richiesta di autodeterminazione, ma anche all’inizio del nuovo millennio e, ancora una volta, nel 2008 e 2010. Fino ad arrivare al luglio 2016, quando l’uccisione del giovane comandante dell’Hizbul Mujahideen, Burhan Wani, aveva infiammato le manifestazioni, soffocate poi con repressioni violente ai danni dei civili.

I dati. L’anno scorso sono stati uccisi 201 civili, una cifra mai toccata negli ultimi dieci anni. A denunciarlo è stata la Jammu and Kashmir Coalition of Civil Society (Jkccs), federazione che raggruppa realtà in difesa dei diritti umani citata nel documento Onu. Dati diversi, però, da quelli ufficiale del ministero dell’Interno indiano, che per il 2018 parla di 37 civili uccisi, a cui aggiunge 238 terroristi e 86 appartenenti alle forze dell’ordine.

L’articolo di Maria Tavernini, "Kashmir, l’Onu accusa: “Diritti umani violati al confine India-Pakistan, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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