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23 ottobre 2019 ore: 11:03
Società

India, il welfare digitale si espande ma mette a rischio a diritti

Il sistema prevede la raccolta di dati personali per accedere a servizi pubblici. Ma a rischiare di più da questo tipo di evoluzione della tecnologia sono i più poveri e, in generale, chi ha ridotte conoscenze in ambito digitale ed è meno scolarizzato
Foto: BMN Network (via Flickr) welfare-digitale-3_859x480

Il welfare digitale si espande ovunque in India, dove dati personali di ogni genere – da quelli anagrafici, alle impronte digitali, alle proprie foto e persino alle immagini dell’iride – sono raccolte dall’Unique identification authority of India. Un meccanismo, quello della “Aadhaaar card”, ultra-sofisticato, in grado di archiviare tutti questi dati per 1,2 miliardi di cittadini. Un sistema che potrebbe aiutare nella registrazione delle nascite e dare un’identità legale a tutti, come previsto da uno degli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ma che, allo stesso tempo, rischia di violare i diritti di tanti.

La denuncia dell’Onu. Un recente rapporto di Philip Alston, Relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, denuncia che strumenti come questo rischiano di lasciare indietro troppa gente. Oltre ad altri effetti collaterali che si potrebbero registrare a regime, quando non sarà più possibile accedere ai servizi pubblici senza essersi registrati. Sono meccanismi in cui “i sistemi di protezione sociale e assistenza sono sempre più spesso guidati dai dati e le tecnologie sono usate per automatizzare, predire, identificare, stimare, individuare e punire”. I veri obiettivi, inoltre, potrebbero essere diversi da quelli dichiarati: tagliare la spesa sociale, avere a disposizione strumenti per sorvegliare i cittadini, facilitare profitti per società private. “Mentre l'umanità si muove, forse inesorabilmente, verso il futuro del welfare digitale, deve cambiare rotta in modo significativo e rapido per evitare di inciampare in una distopia digitale del welfare”, avverte il Relatore.

Chi rimane indietro. A rischiare di più da questo tipo di evoluzione della tecnologia sono i più poveri e, in generale, chi ha ridotte conoscenze in ambito digitale ed è meno scolarizzato. “Le tecnologie sono state un fattore di crescente disuguaglianza e hanno facilitato la creazione di una vasta sottoclasse digitale”, scrive Alston. Quando per avere un servizio è indispensabile avere un accesso a internet, per esempio, chi si troverà più in difficoltà sarà, inevitabilmente, chi è sprovvisto dei mezzi culturali e delle competenze per farlo. “I soggetti più vulnerabili solitamente non vengono coinvolti nell’elaborazione dei sistemi IT e i professionisti di questo settore non hanno gli strumenti per anticipare i problemi che questi potrebbero sollevare”.

Il caso del Kenya. Un paese in cui la sperimentazione del digital welfare state è in fase avanzata è il Kenya. Il paese aveva obbligato tutti i cittadini ad accedere ai servizi solo dietro presentazione della carta d’identità, concessa a chi lascia impronte digitali, scansione di retina e iride, un “campione vocale” e uno di Dna. L’alta corte del paese ha approvato il programma, a condizione che sia portato avanti su base volontaria (ad oggi circa due cittadini su tre hanno aderito).

L’articolo integrale di Ilaria Sesana, ”Welfare digitale: quando la tecnologia minaccia i diritti”, può essere letto su Osservatorio Diritti. Foto: BMN Network (via Flickr)

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