14 novembre 2019 ore: 11:07
Non profit

Kurdistan iracheno, critica la situazione di rifugiati e sfollati

Un cooperante: "Abbiamo accolto in pochi giorni circa 12mila rifugiati che sono riusciti a superare il Tigri"
Kurdistan iracheno - Erbil, bambini

La situazione di rifugiati e sfollati nel Kurdistan iracheno è critica. Il confine tra Iraq e Siria sulla carta è sigillato da quando la guerra è iniziata, cinque anni fa. Ma da allora sono già arrivati 250 mila rifugiati siriani, accolti soprattutto nei campi di Erbil e dintorni. E l’attacco turco ha avuto ripercussioni anche da queste parti. “Abbiamo sentito il vento di quella guerra dentro ai nostri campi e abbiamo accolto in pochi giorni circa 12mila rifugiati che sono riusciti a superare il Tigri”, dice a Osservatorio Diritti un operatore che chiede l'anonimato e che segue bambini nei centri vicini a Erbil. Ai rifugiati siriani, inoltre, si sommano gli sfollati iracheni arrivati a partire dalla Guerra del Golfo di 16 anni fa che toccano ormai quota 540mila.

Le criticità. L'operatore spiega che “nonostante la grande produzione di petrolio,
l’Iraq non investe in sanità, lavoro ed educazione. Il Kurdistan iracheno è una zona tranquilla, una regione indipendente che si può considerare stabile. Ma non ci sono soldi statali, le scuole sono sovraffollate e per i profughi siriani non c’è possibilità di inserimento lavorativo e integrazione”. Insomma, ci sono elementi che rischiano di far precipitare la situazione, a partire dagli ultimi scontri nel Paese, che finora sono stati perlopiù confinati alla zona di Baghdad.

I conflitti interni non sono mai finiti dopo il 2003, la guerra contro Isis ha generato squilibri tra le varie etnie che la politica statale non è riuscita a sedare”, viene spiegato.

Bambini a rischio. In questa parte del mondo la situazione dei bambini è particolarmente delicata. L’abbandono scolastico è un problema endemico tra i ragazzi, così come i grossi disagi materiali che deve affrontare chi vive nelle periferie urbane, spesso sprovviste dei servizi di base. In particolare, le ragazzine rischiano di essere costrette a sposarsi molto presto, mentre i ragazzi finiscono spesso vittime di lavoro nero in condizioni degradanti. E sullo sfondo c’è sempre il rischio della violenza domestica, che in situazioni del genere è difficile monitorare. Per Ambrosini “ormai non si può più parlare di emergenza perché
la situazione si è stabilizzata dallo scoppio della guerra siriana del 2013. Tutti i finanziamenti esteri dedicati alla crisi stanno venendo a mancare, lasciando quindi il vuoto economico”. Tanto che in molte scuole non arrivano più i soldi per pagare i professori.

L’articolo integrale di Laura Fazzini, Kurdistan iracheno: nonostante il petrolio mancano sanità, lavoro, educazione, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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