24 marzo 2020 ore: 12:00
Salute

La psicologa delle Misericordie: “Assisto i volontari in quarantena stremati da panico e ansia”

Il racconto del lavoro di Diana Lenza: “I volontari al telefono piangono, provano ansia, solitudine, sensi di colpa, insonnia. Mai vissuto una situazione come questa”
Volontariato, assistenza, terzo settore, donna che stringe mano - SITO NUOVO

FIRENZE – “Spesso al telefono piangono, dicono di avere ansia, attacchi di panico, solitudine, insonnia, pensieri ricorrenti”. Diana Lenza è la psicologa delle Misericordie toscane e in queste ore sta assistendo telefonicamente decine di volontari delle Misericordie (molti anche di altre regioni italiane) che sono in quarantena dopo essere entrati in contatto con pazienti positivi al Coronavirus. “Vivono, come tanti altri italiani, una situazione difficile, costretti a vivere separati in casa con le loro famiglie, letti separati e pasti separati, a volte perfino in case separate. Molti provano rabbia perché si sentono inutili in questo momento di grande emergenza. Molti hanno paura di infettare i lori familiari e provano sensi di colpa”. 


E lei, la psicologa delle Misericordie, cerca di confortare tutti. Ma non è facile, perché lo scenario è completamente nuovo e mai sperimentato. “Innanzitutto ascoltiamo le loro problematiche. La condivisione dell’esperienza, seppur al telefono, è già un primo passo importante per loro. Poi gli proponiamo tecniche di rilassamento attraverso il respiro, ho suggerito ad alcuni di loro esercizi di training autogeni, mindfulness attraverso il respiro”. 

 

Diana Lenza ha lavorato per molti anni coi migranti, sempre con le Misericordie. Ha inoltre assistito i tanti volontari che rientravano da situazioni come terremoti o altre calamità naturali. Ma stavolta tutto sembra ancora più surreale. “Siamo abituati a lavorare su sentimenti di paura, panico e ansia, ma avere una tale quantità di persone che ha questi sintomi in contemporanea è veramente scioccante, anche perché è una situazione dove non c’è nulla di definito, le persone si sentono perse e non vedono un orizzonte, sembra che non ci sia fine”. 

 

Quasi tutti i giorni la dottoressa Lenza telefona, insieme a un’altra collega, ai volontari in quarantena: “Vivono quasi tutti situazioni in cui si perde il contatto con aspetti razionali e si entra dentro scenari negativi, la maggior parte delle persone è impreparata a gestire questo tipo di carico emotivo”. 

 

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