22 ottobre 2019 ore: 17:57
Immigrazione

Lecco, Fondazione Sacra Famiglia non partecipa più al bando accoglienza della Prefettura

La riduzione delle risorse e del personale, in base alle norme introdotto del decreto sicurezza, non permetterebbero più un tipo di accoglienza rispettoso della dignità delle persone e un percorso di integrazione dei richiedenti asilo.
Migranti in fila - SITO NUOVO
MILANO -  "Prendiamo atto del fatto che mancano le condizioni per partecipare ai nuovi bandi sui servizi di accoglienza. A rimetterci, chiaramente, saranno sempre i più deboli": don Marco Bove, presidente della Fondazione Sacra Famiglia, annuncia la decisione di non partecipare più al bando accoglienza richiedenti asilo della Prefettura di Lecco. La Fondazione gestisce d'accoglienza a Maggianico (LC). A determinare la decisione di dire no a "un tipo di accoglienza non rispettoso della dignità delle persone" sono state le nuove norme seguite all'entrata in vigore del "Decreto immigrazione e sicurezza. "La mancata assegnazione di risorse idonee per realizzare veri percorsi di integrazione, per l'insegnamento della lingua italiana e l'inserimento lavorativo ci ha impedito di prendere parte al nuovo bando di gara".

La Fondazione ha in gestione un immobile di proprietà delle suore di Maria Bambina, con 90 posti letto, dove attualmente sono accolti i migranti arrivati negli ultimi due anni. Un'attività, quella dell'accoglienza profughi, che Sacra Famiglia ha svolto negli ultimi anni anche nelle sedi di Intra (Piemonte) con un Centro di accoglienza straordinario (Cas) e nel Comune di Cesano Boscone con un centro Sprar. In base alle nuove norme, infatti, i rimborsi giornalieri riconosciuti agli enti gestori dei centri per l'attività connessa all'accoglienza (non solo vitto e alloggio, ma mediazione culturale, insegnamento della lingua italiana, sostegno psicologico, attivazione di percorsi di formazione e lavoro) si sono drasticamente ridotti, passando da circa 35 a 22 euro. Altri tagli hanno colpito gli operatori che lavorano nelle strutture: basti pensare che oggi per 50 posti letto è prevista la presenza costante di una sola persona di giorno e una di notte, mentre le ore di lavoro delle assistenti sociali e dei mediatori culturali sono ridotte ad appena 12 la settimana. (dp)

© Copyright Redattore Sociale