29 agosto 2019 ore: 14:28
Disabilità

Lo “sport per tutti” ferma la corsa di Lanfri e Maspero: non voleranno a Tokyo

I due atleti azzurri non potranno partecipare alle Paralimpiadi del 2020, né ad altre gare internazionali: secondo il nuovo regolamento del Comitato paralimpico internazionale la loro statura (con le lamine da gara) supera l'altezza massima consentita. Lanfri: “Mi tagliano le gambe per la seconda volta”

Federica Maspero dopo una gara

Federica Maspero dopo una gara

ROMA – E' partito in questi giorni il conto alla rovescia per l'inizio delle Paralimpiadi di Tokyo: un appuntamento atteso con trepidazione da tanti atleti, ma non da tutti. Qualcuno, infatti, resta fuori, escluso dalle gare, non ammesso a partecipare per mancanza di requisiti. E' il caso di Federica Maspero, stella azzurra dell'atletica (velocista su pista nei 100, 200 e 400 metri), che a Tokyo non ci sarà. E condivide su Facebook la propria delusione e il profondo rammarico.

“Manca un anno alle paralimpiadi di Tokyo e una tristezza profonda mi assale perché io non ci sarò. Una stupida formula messa a punto da chi dovrebbe garantire lo sport per tutti, mi ha buttato fuori dai giochi per sempre. A inizio 2018 hanno stabilito (intendo i garanti dello sport per tutti) che l’altezza delle mie lamine, con cui corro dal 2011, è sbagliata, ma il vero problema è che non esiste la possibilità di accorciarle quanto dovrei per rientrare nelle gare. Accorciarle rendendomi più bassa della mia altezza vera (per vera intendo prima della malattia).

Federica Maspero non è l'unica a dover rinunciare al sogno paralimpico: nella stessa situazione di trova Andrea Lanfri, un argento mondiale e diverse medaglie europee, ma soprattutto una passione per le vette. Punta all'Everest e si allena per arrivare in cima, mentre alle Paralimpiadi dovrà rinunciare: a Tokyo non andrà neanche lui. “Ho passato due anni tra ortopedia, prove su varie lame, test in pista e molti soldi spesi di tasca mia per cercare di risolvere il problema. Ora con l’atletica sono costretto a fermarmi fino a quando non potrò avere la mia altezza giusta per correre”, annunciava un paio di mesi fa.

Esclusi. Perché?

Ma cosa è successo? E cosa, esattamente, ha fermato la corsa di Lanfri e Maspero verso Tokyo?

La risposta si trova in un nuovo regolamento dell'Ipc (International Paralympic Committee) per poter essere ammessi alle gare. Un regolamento che, commenta Lanfri, “mi ha tagliato le gambe per la seconda volta”. Questione di statura e di centimetri: tecnicamente, tutto dipende dalla nuova formula Mash (maximum allowable standing height), ovvero l’altezza massima permessa a un atleta paralimpico stando un piedi. Il racconto dello stesso Lanfri chiarisce la questione, semplificandola: “Prima del 2017 avevo fatto una visita a Grosseto, nella quale mi era stata concessa un’altezza massima di 182 centimetri, comprese le mie lame da corsa. Prima della malattia ero alto 171 centimetri e con il mio tecnico abbiamo deciso di provare un’altezza di 174 centimetri, che comunque era abbondantemente entro i limiti richiesti dal regolamento”. Dopo i mondiali del 2017, sono stato sottoposto a una nuova misurazione, con la nuova formula Mash: “Mi aspettavo che i parametri sarebbero cambiati e che il limite massimo sarebbe stato abbassato – confessa Lanfri -. Mai, però, mi sarei aspettato di dover passare da 182 centimetri a 167,35 centimetri”. Un’altezza che non gli permette di correre in maniera naturale, limitandone la falcata e provocando dolori dopo soli pochi minuti di attività. “Dopo aver fatto vari tentativi di modifica delle protesi, spendendo tempo e soldi, con la Fispes abbiamo deciso di fare un ricorso, ponendo al centro l’articolo del regolamento IPC che prevede per tutti gli atleti di avere a disposizione tutti gli strumenti per gareggiare al pari degli altri”. Un ricorso che finisce in un sostanziale nulla di fatto. Il regolamento internazionale non può essere cambiato e Lanfri si vede a tutti gli effetti costretto a lasciare l’atletica. Proprio come Maspero.

La relazione della Fispes

Conferma la Fispes, nella relazione che fa riferimento al caso dei due atleti: “A seguito dell'applicazione della nuova formula Mash, alla fine del 2017 sono state ricalcolate le altezze dei nostri due atleti Federica Maspero e Lanfri Andrea, con aberrante discrepanza tra l'altezza degli stessi prima dell'amputazione e l'altezza autorizzata in gara con protesi. Tale calcolo ha di fatto danneggiato fortemente i due nostri atleti nazionali, freschi di medaglia ai Campionati del Mondo di Londra 2017. Per modalità di calcolo e per loro caratteristiche personali, tale danneggiamento non risponde a paragone nei confronti della maggioranza degli atleti delle altre nazioni, come pure dell'altro italiano Luca Campeotto! Ci siamo immediatamente attivati per avviare una fase di studio, riflessione e raccolta di documentazione a sostegno di una richiesta di ripensamento delle modalità di calcolo o di applicazione di un correttivo, seppur temporaneo, in attesa che il mercato offrisse protesi idonee per consentire settaggi performanti, sicuri e rispondenti alle nuove regole di calcolo”. Fispes ha successivamente inoltrato la richiesta all'Ipc: la risposta però “è stata negativa e di totale chiusura”, riferisce Fispes.

Nel caso del solo Lanfri - “grazie alla sua disponibilità, non ricevuta invece dall’atleta Maspero, per la quale, nel rispettare la sua scelta, ci siamo resi disponibili a percorrere lo stesso tentativo”, precisa la Fispes - si è tentata anche un'altra strada: quella della revisione delle protesi, per un adeguamento alle nuove regole: “In collaborazione con i tecnici Inail – riferisce la Fispes – veniva avviato un percorso per l'adeguamento delle sue protesi ed il settaggio delle stesse per ottenere la massima performance”. Dopo diversi tentativi e nonostante l'impegno dei tecnici nel trovare una soluzione, alla fine anche Lanfri ha deciso, suo malgrado, di lasciare l’atletica leggera per dedicarsi al altre attività”, conclude Fispes.

La questione delle classificazioni e dei rigidi requisiti previsti per l'ammissione alle Paralimpiadi desta comunque perplessità: “Il nuovo regolamento imposto dall'International Paralympic Comettee – commenta Laura Coccia, sportiva ed ex deputata con tetraparesi spastica - impone una rigida normativa valida solo per gli amputati bilaterali (non monolaterali!), che impedisce loro di raggiungere l’altezza richiesta dalla normativa con le protesi, con il risultato di metterli nella condizione di non poter gareggiare. A causa di queste nuove regole i due atleti biamputati più forti d'Italia non potranno indossare la maglia Azzurra alle Paralimpiadi di Tokyo 2020. Ma lo sport è per tutti. O no?”. (cl)

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