27 febbraio 2020 ore: 15:46
Immigrazione

Luoghi di confine: tracce e segni di passaggi nel volume "Beyond the border"

di Serena Termini
Il volume curato dal fotografo Luca Prestia e dal linguista Federico Faloppai raccoglie le immagini di luoghi come Ventimiglia, Bihac e Lesbo dove il flusso di migranti ha lasciato tante tracce significative.  Vassallo Paleologo: "L'esternalizzazione delle frontiere continua ad avere conseguenze pesanti"
Foto di Luca Prestia "Beyond the border. Segni di passaggi attraverso i confini d'Europa"

PALERMO - Braccia, mani, piedi con indosso ciabatte usurate, un paio di vecchie scarpe abbandonate, pezzi di vestiti e altri segni ancora che si legano alla transito di tante persone migranti in tre zone border, spazi di confine tra un luogo e l'altro. Sono i contenuti delle 33 immagini arricchite dai testi del volume "Beyond the border. Segni di passaggi attraverso i confini d'Europa" (pubblicato dalla Fondazione Nuto Revelli di Cuneo) curato dal fotografo Luca Prestia e dal linguista Federico Faloppa, presentato ieri sera nello spazio polifunzionale di Moltivolti. Il loro lavoro, in particolare, si è concentrato nei 'luoghi di confine' di Ventimiglia, Bihac e Lesbo dove il notevole flusso di persone migranti ha lasciato tante tracce significative. A breve il volume sarà pubblicato da una casa editrice nazionale in modo da essere fruibile da tutti gli interessati.  "Non è quindi importante sapere immediatamente a chi appartengono questi oggetti, quelle mani, quei piedi, quelle braccia - dice Federico Faloppa -. Non abbiamo bisogno di saperlo, perché non vogliamo (né dobbiamo) rimanere intrappolati nella forbice tra pietismo e rifiuto. Dobbiamo invece aprire gli occhi e tenerli bene aperti.”

"Né io come linguista né Luca come fotografo vogliamo proporre una rigorosa contro-narrazione (…) - scrive ancora nel volume Federico Faloppa -. Semplicemente  tentiamo di osservare queste border zone per raccogliere tracce, testimonianze, segni: di luoghi e passaggi, di antropiche presenze, di resistenze ed esistenze".

"Il volume raccoglie tre tappe del nostro progetto - dice Luca Prestia -. Il lavoro sta andando avanti e contiamo il prossimo mese di arricchirlo con un'altra tappa che è quella di Calais, nel nord della Francia: un confine ancora abbastanza critico nonostante non se ne parli più. Il fenomeno migratorio ha avuto, negli ultimi anni, una risonanza mediatica notevole, con questa documentazione però stiamo cercando di dare vita a un progetto che abbia un punto di vista diverso e forse meno scontato. Abbiamo scelto, infatti, di concentrarci sugli oggetti cioè su ciò che rimane ai confini perché riteniamo che ciò che resta sia una testimonianza importante che trasmette tutta l'umanità che è passata. Le frontiere e i confini spesso vengono interpretati come i cosiddetti non luoghi ma in realtà sono luoghi che hanno una loro caratteristica, una loro personalità, una loro storia".

Una parte delle fotografie sono state esposte circa un anno fa all'interno del complesso monumentale universitario di Sant'Antonino dove ha sede ItaStra, la  scuola di lingua italiana per stranieri del capoluogo siciliano. 

"Queste documentazioni ci permettono di uscire dai nostri modelli occidentali precostituiti - aggiunge pure la linguista Mari D'agostino coordinattice di ItaStra -. In tutte le immagini che immortalano con foto e parole, infatti, questi resti di umanità ferita o residui di vita c'è il legame forte e drammatico delle migrazioni di persone povere provenienti da mondi diversi. Osservare questi segni ci riporta in maniera profonda a tutto il dramma e il carico di sofferenza che questi transiti hanno comportato e ancora comportano. Ogni oggetto ha il carico umano della storia della persona che l'ha lasciato, l'ha abbandonato per proseguire il suo cammino. Il volume è un invito affinché il nostro sguardo possa fare un passo indietro; spesso abbiamo sempre troppe cose da dire mentre queste immagini comunicano ancora di più proprio per la loro essenzialità e il grande rispetto di questi mondi; non sono immagini abbondanti di particolari ma sono volutamente tracce per sottrazione di elementi che celano e non dicono ma sono parte di un tutto".

Tra gli interventi anche quello del prof Fulvio Vassallo Paleologo. "Il ruolo dei fotografi e dei documentaristi è fondamentale - sottolinea nel suo intervento il docente in diritti umani Fulvio Vassallo Paleologo - proprio per il grande coraggio che hanno di rendere in tutta la loro drammaticità le persone che sono vittime delle frontiere chiuse e della violazione dei diritti umani. L'esternalizzazione e chiusura delle frontiere continua ad avere conseguenze pesanti. Oggi il virus della paura è ancora purtroppo vincente ma crediamo che la sua logica nel lungo periodo non prevarrà. Nessuno potrà mai fermare del tutto, infatti, tutti coloro che continuano ancora, a farsi il loro percorso di viaggio per una vita migliore. C'è la percezione per il futuro dell'Occidente di una grossa crisi economica e demografica dettata proprio da questi sbarramenti delle frontiere. E proprio per le conseguenze devastanti e negative che ci saranno in questa ottica il sistema delle barriere e delle politiche di chiusura alla lunga non vincerà".

Beyond the border è un progetto di lungo periodo che il foto-giornalista Luca Prestia e il socio-linguista Federico Faloppa hanno avviato nel 2017. Attraverso immagini e testi, il lavoro intende focalizzare l’attenzione sui luoghi di confine e sugli oggetti là rivenuti che nel corso del tempo i flussi migratori si sono lasciati alle spalle, in quanto concreta ed eloquente testimonianza dei drammatici passaggi di umanità in cerca di riscatto che caratterizzano il nostro tempo. Il progetto – che si sviluppa in quattro tappe coincidenti con quattro differenti confini in Europa – si è finora occupato delle frontiere di Ventimiglia (Italia-Francia), di Lesbo (Grecia-Turchia) e di Bihać (Bosnia-Croazia), mentre nella primavera del 2020 sarà la volta di Calais nel nord della Francia. Beyond the border è anche una mostra fotografica che è stata finora esposta in numerose città italiane e, nel settembre 2018, in Inghilterra. La mostra è stata realizzata grazie a finanziamenti del governo inglese (ESRC - Economic & Social Reasearch Council) nell'ambito di un progetto di ricerca coordinato dal Dipartimento di linguistica dell'Università di Reading. Il progetto è internazionale e ha coinvolto oltre all'Università di Reading, anche un ateneo in Grecia, uno in Libano e l'Università di Palermo.

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