26 gennaio 2020 ore: 08:46
Disabilità

Disabilità, Marina Cuollo: "Ridere delle paure è la mia più grande vittoria"

Umorista, scrittrice e blogger napoletana, ha una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles. La sua arma è l'ironia che usa per scardinare luoghi comuni e pregiudizi
marina cuollo

ROMA - "E se i disabili fossero la maggioranza?". È una delle tante domande che Marina Cuollo, scrittrice e blogger per passione, pone nei suoi video dal linguaggio poco ortodosso e anticonvenzionale. Classe 81, è laureata in Scienze biologiche e ricercatrice in processi biologici e biomolecole, venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles. E’ autrice del libro "A Disabilandia si tromba". Sul suo blog, "Parole, opere e (o) omissioni" si definisce come “una microdonna, alta un metro e una mentina che ha bisogno di mostrarsi sempre un po’ incazzata con il mondo per dire la sua ma in fondo sono come una crème brulée; quando rompi la crosta sotto c'è il morbido". Da qualche anno si occupa di discriminazioni e pregiudizi legati al mondo della disabilità fisica, e lo fa con un'arma potentissima: l'ironia.

Parlare con leggerezza di situazioni difficili è il miglior modo, secondo Marina, per comprendere le difficoltà e per arrivare a tutti. La risata, l'ironia aiutano a vedere i problemi che la vita ci pone davanti, in maniera diversa e da una diversa prospettiva. L'ironia è la chiave per razionalizzare ed esorcizzare le proprie paure. Ad aiutarla è anche l'essere partenopea, come scrive nel suo blog: "Essere un’umorista, oggi, credo sia tra le cose più complesse. Un po’ perché l’umorismo è ancora molto sottovalutato, e un po’ perché far ridere non è per niente una cosa semplice. Tuttavia mi considero estremamente fortunata perché in fondo la napoletanità mi è sempre venuta in soccorso. Se la tv è accesa per inerzia e Techetechete’ mostra qualche vecchio videoframmento teatrale di Troisi, non importa cosa tu stia facendo, lo sguardo finisce sulla televisione e non molla finché lo sketch non finisce. È qualcosa che riconosciamo come nostro, identitario, e questa identità è fatta di tante sfaccettature, come la nostra città".

Una lotta, la sua, per scardinare le etichette e abbattere le barriere, quelle dell'ignoranza e della paura dell'ignoto. "Il mio rapporto con le etichette - spiega Marina Cuollo nel podcast Pazzi di vita - è una relazione aperta. Le conosco da una vita come tutti; la differenza è che poi ho deciso di studiarle e scriverci un libro". “La paura dell'ignoto, quella che assale un 'normodotato' alla vista di un disabile e che non sa come relazionarsi e rapportarsi - spiega Marina Cuollo - è un istinto ed è anche normale per l'essere umano, ma dopo questo primo momento dovrebbe arrivare la ragione che ti suggerisce come comportarti; ecco, il problema sorge quando non arriva la ragione". Un modo per combattere questa "paura dell'ignoto", secondo Marina, sta proprio nella conoscenza e nell'informazione; conoscenza della disabilità che andrebbe insegnata anche ai bambini. "Solo con la conoscenza svanisce la paura. Ma attenzione, la cosa può capitare anche al contrario: è il disabile che evita il 'normodotato' per la paura del giudizio". Anche questa è una paura estremamente legata e connessa all'essere umano ma che può portare a ghettizzarsi: escludersi a priori dal confronto, stare solo tra disabili non aiuta nessuno e soprattutto non aiuta il mondo a cambiare e a migliorarsi.

"L’amore per la scrittura - scrive sul suo blog - l’ho scoperto tardi, e se oggi posso definirmi una scribacchina molesta lo devo anche e soprattutto alle mie origini, al mio napoletano che è parte di me". Redattrice di blog, autrice di un libro, conduttrice, della trasmissione radiofonica "Disabilandia. La voce dell'Handipendenza" sull'emittente campana Radio Amore e anche autrice di video comici, dalla comunicazione estremamente efficace: uno dei più celebri è "Cinque cose da non dire alle persone con disabilità", dove  luoghi comuni e le domande più indiscrete vengono rivolte a persone con disabilità dai "normodotati". Etichette, paure, domande non richieste; una lotta continua ma che Marina, grazie alla sua ironia e probabilmente il suo essere napoletana, ha già vinto: "Non sono una fifona - prosegue nella sua intervista al podcast Pazzi di vita - ma ho le mie fragilità e ho avuto delle paure, in tante situazioni durante la mia vita, di fronte a pericoli veri ed immaginari. Mi sento fragile nella misura in cui può esserlo chiunque, è impossibile incontrare una persona senza fragilità ma è anche questo che ci rende magnifici. La mia grande vittoria è stata quella di ridere delle mie paure".

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