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19 febbraio 2020 ore: 10:41
Giustizia

Migranti. A Ceuta "situazione sempre più difficile, senza leggi adeguate"

Nell’enclave spagnola in Marocco centinaia di donne  transfrontaliere incolonnate alla dogana per comprare qualche stoffa da vendere. Bambini soli, senza cibo e accampati nella sporcizia. Nel 2019 il numero di migranti arrivati in Spagna molto più ridotto dell’anno prima
Foto: Graziano Masperi Ceuta, filo spinato a lato della scogliera

Ceuta, filo spinato a lato della scogliera

La frontiera terrestre dell’Europa in Africa non è meglio di quella marittima. Nell’enclave spagnola di Ceuta, in Marocco, la situazione è ai limiti della vivibilità. Di prima mattina si incontrano centinaia di donne incolonnate alla dogana della città autonoma per comprare qualche stoffa da vendere poi nelle proprie città. L’attesa per ottenere un lasciapassare giornaliero può durare giorni. E alle transfrontaliere della stoffa si aggiungono colf e badanti che lavorano - in nero - nelle case spagnole. Una situazione che ha del paradossale. Come spiega una delle donne in fila: “Andare in bagno vuol dire perdere il posto. C’è un bagno alla frontiera, ma vieni controllato almeno sei volte prima di arrivarci. E, per tornare indietro, ci sono altri controlli. Passa più di un’ora tra andare e tornare e non sono più di 200 metri”.

I bambini. Nella colonna in attesa alla frontiera non mancano i ragazzini. “Cerchiamo di infilarci tra le donne e, se ci va bene, non ci vedono. Raja vive in una baraccopoli. Io sono di Dakhla, Sahara Occidentale. Nel nostro gruppo siamo tutti marocchini, il più grande ha 17 anni”, racconta un amico di Raja, 15enne che da giorni aspetta di riuscire a entrare in territorio spagnolo. Come sta tentando di fare Youssef, 17 anni, che al porto di Tangeri sta provando a infilarsi sotto uno dei tanti camion in partenza. Ma entrare a Ceuta è un miraggio irraggiungibile per i minorenni, brancati da filo spinato, mare, muraglia e polizia.

La denuncia. Reduane MJ, attivista di Digum Ceuta, International Alarm Phon a CGT Union (di cui è segretario), racconta a
Osservatorio Diritti: “La situazione è sempre più difficile e non è accompagnata da leggi adeguate. A qualsiasi ora del giorno e della notte si incontrano bambini che non vanno a scuola e non sono accompagnati dagli adulti. Donne che, pur di portare a casa qualche soldo, patiscono le pene dell’inferno rimanendo incolonnate per ore e ore”. E per i bambini spesso non c’è nulla da mangiare durante l’attesa.

I fondi Ue. Nel 2019 il numero di migranti arrivati in Spagna è stato molto
più ridotto rispetto all’anno prima. Una situazione che l’associazione Andalusa per i Diritti Umani (Apdha), in un recente report, legge così: “Il calo risponde al sostegno fornito dall’Unione europea al Marocco per il controllo dell’immigrazione che, concretamente, si traduce in 140 milioni di euro destinati all’acquisto di veicoli fuoristrada e all’installazione, sul lato marocchino del confine, di una tripla fila di concertine”.

L’articolo integrale di Graziano Masperi (da Ceuta, Spagna), Ceuta: diritti violati al confine dell’enclave spagnola in Marocco, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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