13 novembre 2017 ore: 18:02
Immigrazione

Migranti, il tribunale dei popoli chiamato a "giudicare" Ue e governo italiano

Giustizia e diritti umani per la popolazione migrante detenuta nei campi libici, morta nel mare Mediterraneo e arrivata in Italia e in molti casi rimpatriata. A chiederlo sono oltre 60 associazioni che sostengono il "Tribunale dei popoli". Dito puntato contro le recenti politiche fondate sugli accordi coi paesi di origine e transito dei migranti
Migranti. Naufragio. Barcone

PALERMO - Giustizia e diritti umani per la popolazione migrante detenuta nei campi libici, morta nel mare Mediterraneo e arrivata in Italia e in molti casi rimpatriata. A chiederlo con forza sono oltre 60 associazioni impegnate a diverso livello che sostengono il "Tribunale dei popoli", che presto verrà convocato a Palermo sulle responsabilità nei crimini commessi contro il popolo migrante da governo italiano e Ue. L'iniziativa è stata lanciata questa mattina in una conferenza stampa tenutasi presso il centro Santa Chiara.

La sessione, inquadrata in chiave di sostegno ed importanza internazionale come è tipica di questo tribunale, si terrà dal 18 al 20 dicembre 2017 a Palermo, capitale della cultura dell'accoglienza nel 2018. In questa occasione diversi testimoni ed esperti saranno chiamati a presentare le loro analisi e prove alla giuria internazionale convocata dal tribunale.

"Le organizzazioni siciliane firmatarie hanno convocato il Tribunale Permanente dei Popoli - si legge nella nota promossa da 40 associazioni - per aprire una indagine sui crimini in cui il governo italiano è coinvolto nell'ambito delle recenti politiche fondate sugli accordi coi paesi di origine e transito dei migranti, espressione della politica delle frontiere dettata dall'Unione Europea. Si tratta di crimini e responsabilità complesse ma dimostrabili che sentiamo il dovere di indagare adesso. Per questo abbiamo fatto richiesta al Tribunale Permanente dei Popoli di realizzare, nell'ambito della sessione sui diritti delle persone migranti e rifugiate, inaugurata a Barcellona nel mese di luglio 2017, una sessione sulle politiche di frontiera promosse dal governo italiano".

"Il Tribunale è una realtà che non è fine a se stessa ma ha un valore etico enorme perché riconosciuta a livello mondiale - dice il missionario comboniano padre, Domenico Guarino - già anche per le sue 44 sentenze contro i crimini perpetrati contro l'umanità". "Attraverso questo tribunale  - aggiunge Anna Staropoli dell'istituto Pedro Arrupe - avremo la possibilità di fare parlare chi mette le mani nelle ferite, cambiando la narrativa della storia che parte dal basso nel quadro di una maggiore giustizia sociale".

"E' un tribunale di opinione - spiega l'esperto giurista in diritti umani, Fulvio Vassallo Paleologo - che, nella sua sessione palermitana produrrà fatti concreti, testimonianze e documenti che andranno in chiara controtendenza rispetto alla narrazione tossica sul tema dei migranti sempre più spesso strumentalizzata per finalità economiche e politiche. Una strada per dare voce a chi i diritti umani continua ad averli calpestati. Oltre ad individuare le eventuali responsabilità giuridiche, indicheremo anche le alternative percorribili per un sistema che possa mettere al centro esclusivamente i diritti umani".

"Nell'ultimo periodo, lavorando ogni giorno sul campo - aggiunge Alessandra Sciurba della Cledu - abbiamo raccolto tante storie che attestano un grave peggioramento delle condizioni umane di viaggio e di detenzione nei campi libici dei migranti. Naturalmente compito del tribunale sarà quello di accertare i fatti andando al di là delle accuse e delle sentenze pre-costituite". "Stiamo raccogliendo - continua pure Fausto Melluso di Arci Porco Rosso - le storie di chi può dimostrare il muro che in questo momento l'Italia e l'Ue hanno eretto in violazione dei diritti umani fondamentali dei migranti. I testimoni che coinvolgeremo saranno pienamente protagonisti come persone in primo luogo e non come numeri o semplici comparse".

Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è una istituzione fondata nel 1979 da Lelio Basso, come strumento di visibilità e presa di parola per quei popoli vittime di violazioni dei diritti fondamentali enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli (Algeri, 1976), marginalizzati dal diritto internazionale, che con i suoi esperti da tutto il mondo esaminando cause e modalità di tali violazioni, denuncia all'opinione pubblica mondiale i loro autori. (set)

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