16 febbraio 2020 ore: 10:00
Società

Milano. Ragazzi di strada arrestati, ben conosciuti dai servizi sociali

L'arresto nei giorni scorsi di cinque egiziani minorenni senza famiglia ha svelato l'esistenza di un fenomeno poco conosciuto. "Hanno legami con conoscenti o parenti che li spingono a cercare un modo più o meno lecito di guadagnare soldi". Sono oltre 500 i minori stranieri non accompagnati in carico al Comune
Macchina della polizia
MILANO - L'arresto di cinque giovani egiziani, di cui uno solo maggiorenne e gli altri 17enni, che avrebbero commesso rapine e spacciato stupefacenti, ha svelato l'esistenza dei minori stranieri non accompagnati nelle strade di Milano. Un fenomeno in realtà ben conosciuto agli operatori sociali, ma di cui si parla poco. Tre degli arrestati erano arrivati senza genitori in Italia con i barconi da giovanissimi e, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, vivevano in un paio di auto abbandonate. Totalmente abbandonati a se stessi? In realtà no. Erano ben conosciuti dai servizi sociali del Comune. Sono stati ospitati in diverse comunità, ma non si è riusciti a salvarli dalla strada e dalla violenza. "C'è un problema di fondo, che accomuna molti di questi minori: hanno legami con conoscenti o parenti che li spingono a rifiutare l'aiuto del comune e a cercare invece un modo più o meno lecito di guadagnare soldi", racconta Barbara Lucchesi, referente della nuova struttura aperta nell'ottobre scorso dal Comune in via Zendrini 15, nel quartiere Primaticcio, aperta 24 ore su 24, sette giorni su sette, con una doppia funzione: quella di comunità di prima accoglienza per i minori stranieri non accompagnati e quella di polo per lo svolgimento delle procedure previste dalla nuova legislazione in materia di immigrazione.
 
In via Zendrini ci sono 12 posti letto per la prima accoglienza, e i ragazzi che chiedono aiuto trovano educatori, assistenti sociali, psicologi, assistenza legale e corsi di italiano. "Finora abbiamo ospitato 49 giovani, in media per 20 giorni prima destinarli a comunità o altre strutture -aggiunge Barbara Lucchesi-. Attualmente il Comune ha in carico 570 minori stranieri non accompagnati". E c'è stato un aumento degli arrivi: nel 2018 l'amministrazione comunale ha dovuto collocare nelle comunità 380 nuovi minori stranieri, mentre nel 2019 i nuovi collocamenti sono stati 430. "Mentre negli anni passati si trattava sopratutto di egiziani, oggi sono in prevalenza albanesi, kosovari, marocchini e tunisini". 
 
Arrivano in Italia e spesso hanno Milano come loro meta. "Fino a qualche anno invece Milano era solo una tappa verso il resto dell'Europa, ora intercettiamo adolescenti che si sono fermati qui", racconta Valentina Polizzi, responsabile dei progetti per l'Italia di Save the Children. A Milano Save The Children si occupa dei minori stranieri non accompagnati dal 2014, con il centro "Civicozero", frequentato in media da circa 500 minori ogni anno. Alcuni sono già ospiti di comunità e al Civicozero trovano corsi e informazioni, altri vivono in strada o in alloggi di fortuna e spesso hanno bisogno di generi di prima necessità o anche solo di lavarsi. "Abbiamo poi educatori che cercano di agganciare i ragazzi nei luoghi in cui abitualmente si ritrovano con i loro connazionali -aggiunge-. Non è facile convincerli a fidarsi, ad accettare l'aiuto". I principali luoghi di aggregazione di tale gruppo di minori sono via Statuto, via Imbonati e piazzale Maciachini, la zona del Duomo, piazzale Martini, via Ciceri Visconti, Piazzale Insubria e Viale Molise. 
 
I minori stranieri arrivano perché mandati dai genitori: hanno il compito di inviare a casa soldi o, quantomeno, di non pesare più sulla famiglia. "Vivono un disorientamento totale -racconta Barbara Lucchesi-: si ritrovano in un contesto culturale completamente diverso, con cibo, costumi, clima molto diversi. E dietro c'è però la famiglia li sprona a guadagnare soldi. In città poi hanno qualche parente, o un amico o un conoscente: adulti che quasi mai si prendono cura di loro, semmai cercano di sfruttarli o comunque li inducono a lasciare la comunità offerta dal Comune. Mi viene da dire che più che minori stranieri 'non accompagnati' sono 'male accompagnati'". Una situazione dunque complessa, nel quale si muovono educatori, assistenti sociali, volontari, sia del pubblico che del terzo settore. "Il nostro obiettivo è comunque quello di garantire a questi ragazzi la possibilità di avere un futuro. Purtroppo non sempre ci si riesce". (dp)
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