13 febbraio 2020 ore: 13:08
Disabilità

Non autosufficienza, luci e ombre del Piano nazionale. “Un passo avanti, ma piccolo”

Franco Pesaresi (Asp Jesi) commenta il decreto (pubblicato nei giorni scorsi in GU) relativo all’adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e al riparto del Fondo per il triennio 2019-2021. Interventi e Livelli essenziali le questioni centrali
Mani di anziano, non autosufficienza

ROMA – E' stato pubblicato il 4 febbraio in Gazzetta Ufficiale il Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 21/11/2019, relativo all’adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e al riparto del Fondo per il triennio 2019-2021. Lo analizza nel dettaglio Franco Pesaresi (Asp di Jesi) in un articolo dedicato sul suo blog, in cui mette a fuoco due temi centrali: la programmazione degli interventi per la non autosufficienza e i Livelli essenziali della non autosufficienza.

L'assistenza tra programmazione nazionale e autonomia regionale

Il primo aspetto riguarda, in sintesi, il ripristino della programmazione nazionale nel campo dell'assistenza, compatibilmente con l'autonomia regionale sancita dalla riforma del titolo V° della Costituzione, per rispondere alla “necessità di un quadro programmatorio nazionale in un panorama di fortissima differenziazione regionale in campo sociale e sociosanitario”, spiega Pesaresi. “La svolta ovvero il tentativo di recupero c’è stato nel 2017 con il D. Lgs. 147, che con un felice artificio, ha ripristinato la programmazione sociale seppur con qualche limite, ma non poteva essere diversamente stanti i vincoli costituzionali”. Ed ecco quella che Pesaresi definisce la “trovata di ingegneria istituzionale per ripristinare la programmazione nazionale nel settore dell’assistenza”: essa consiste nell'istituzione, tramite lo stesso D. Lgs. 147/2017, di “tre Piani nazionali ma con uno spazio di azione limitato perché da intendersi solo quali strumenti programmatici per l'utilizzo delle risorse dei Fondi nazionali esistenti. Per completare il disegno istituzionale – continua Pesaresi - si è affidata la redazione dei Piani alla 'Rete della protezione e dell'inclusione sociale', organismo ministeriale che vede la preponderante presenza dei rappresentanti delle regioni e dei comuni. Così, oltre al Piano sociale nazionale e al Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà, è stato definito il percorso anche del Piano nazionale per la non autosufficienza”.

Proprio il Piano triennale “individua lo sviluppo degli interventi a valere sulle risorse del fondo per le non autosufficienze nell'ottica di una progressione graduale, nei limiti delle risorse disponibili, nel raggiungimento di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale. A tal fine, il Piano individua le priorità di finanziamento, l'articolazione delle risorse tra le diverse linee di intervento, nonché i flussi informativi e gli indicatori finalizzati a specificare le politiche finanziate e a determinare eventuali target quantitativi di riferimento”.

Ora, il decreto 21/11/2019 completa, per Pesaresi, questo “processo pianificatorio”, proprio con l'approvazione del Piano per la non autosufficienza 2019-2021 e il riparto del fondo per le non autosufficienze, “che per la prima volta – fa notare Pesaresi - è relativo ad un triennio, il triennio 2019-2021”.

Si costruisce insomma un delicato equilibrio tra autonomia regionale e uniformità degli standard a livello nazionale, visto che “il Decreto prevede che le regioni adottino un Piano regionale per la non autosufficienza”, il quale piano regionale dovrà “essere redatto secondo uno schema predefinito e molto puntuale – osserva Pesaresi - fornito dallo stesso decreto del riparto, che dovrebbe garantire una maggiore omogeneità sia nei risultati sia nell’attuazione del Piano nazionale”. Per incentivare le regioni a provvedere tempestivamente alla pianificazione regionale”, continua Pesaresi, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali infatti provvederà “ad erogare i Fondi alle regioni entro trenta giorni dalla ricezione dello schema di Piano regionale o di altro atto di programmazione regionale, che ovviamente sia coerente con il Piano nazionale per la non autosufficienza”.

Programmazione nazionale e pianificazione degli interventi ragionali in base a un Piano nazionale sono dunque i due aspetti positivi del decreto appena pubblicato: “Un significativo passo avanti - osserva Pesaresi - che può permettere uno sviluppo omogeneo e tempestivo del sistema che è una delle principali difficoltà espresse dal panorama nazionale”. C'è però anche una criticità: “La pianificazione nazionale e regionale è legata alle sole, insufficienti, risorse del Fondo non autosufficienze, e con queste risorse, seppur aumentate rispetto all’anno precedente, non possono esserci svolte nell’assistenza delle persone non autosufficienti”, commenta Pesaresi.

I Lea della non autosufficienza? 400 euro, per pochi

La seconda questione esaminata da Pesaresi riguarda quello che è uno degli obiettivi dichiarati del Piano: la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni per la non autosufficienza alla fine di un percorso che si avvia con il Piano stesso. “I tempi, però, non sono ben definiti – osserva Pesaresi - e i Livelli essenziali sono comunque vincolati alle somme disponibili con il fondo non autosufficienze”. In particolare, il Piano propone la sperimentazione, nel triennio, di “un assegno di cura e per l’autonomia di 400 ero mensili, da erogare ai soli disabili gravissimi assistiti al domicilio o che frequentano i centri diurni. Ogni regione potrà comunque, integrare o differenziare la prestazione con risorse proprie così come potrà ridurla nel caso di un’offerta integrata di servizi al disabile gravissimo (assistenza domiciliare e semiresidenziale) anche finanziata dal FNA. Il Piano ritiene che l’accesso alle prestazioni non debba essere sottoposto alla prova dei mezzi o che al limite la soglia ISEE per l’accesso alla prestazione sia elevata a 50.000 euro (che diventano 65.000 nel caso di minori). E’ sempre facoltà delle regioni – precisa Pesaresi - sottoporre tali erogazioni a rendicontazione o a prevedere trasferimenti nella forma del voucher o dei buoni per l’acquisto di servizi”. Una misura molto limitata, secondo Pesaresi, dal momento che coinvolgerebbe “un numero molto basso di persone non autosufficienti: 57.463 disabili gravissimi che costituiscono solo il 2,7% dei percettori dell’indennità di accompagnamento. E’ positivo che si torni a parlare di Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) per la non autosufficienza – commenta Pesaresi - ma quello che abbiamo di fronte non è la definizione di un livello essenziale, ma la proposta di sperimentazione di quello che potrebbe diventarlo”.

E' prevista anche “la possibilità di trasformare i 400 euro mensili in servizi – ricorda Pesaresi - ma, così come accade ora nelle diverse regioni, l’intervento consiste essenzialmente in una erogazione monetaria che conferma la situazione nazionale di fortissimo sbilanciamento a favore di questa modalità di intervento. Le prestazioni sociali a favore dei disabili, infatti, sono costituite per il 93% (e quindi quasi esclusivamente) da erogazioni monetarie. I servizi rimangono poca cosa, le famiglie percepiscono di essere sostenute perché arriva una erogazione monetaria ma nella sostanza vengono lasciate sole a risolvere i loro problemi”.
Critico quindi il giudizio di Pesaresi: “Con il Piano, più che fare passi avanti importanti nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, si vuole mettere ordine negli interventi delle regioni rendendoli omogenei e garantendo almeno l’equità nell’accesso alle prestazioni per i disabili gravissimi. E’ un passo avanti, ma è un piccolo passo”. L'unico, fondamentale livello essenziale per la non autosufficienza resta, per Pesaresi, quello indicato nell'art. 23 comma 4 del D. Lgs. 147/2017, “secondo il quale l'offerta integrata di interventi e servizi, secondo le modalità definite dalle regioni, costituisce livello essenziale delle prestazioni. Il Piano richiama gli elementi necessari dell’integrazione socio-sanitaria ribadendo la necessità dei Punti unici di accesso, della valutazione multidimensionale (effettuata da équipe multi professionali in cui siano presenti almeno le componenti clinica e sociale!) ed il progetto personalizzato (che contenga il budget di progetto). Il Piano per la non autosufficienza, molto opportunamente, sottolinea l’importanza dell’integrazione socio-sanitaria ma curiosamente non ne richiama il riconoscimento di LEPS. In realtà – conclude Pesaresi, sottolineando l'importanza cruciale di quella misura - la norma contenuta nel D. Lgs. n. 147/2017 ha un grande valore perché di fatto rende obbligatoria l’integrazione fra i vari soggetti (sociale, sanitario, istruzione, lavoro, ecc.) e li responsabilizza, seppur sia mitigato dall’aver affidato alle singole regioni la definizione delle sue modalità operative”. (cl)

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