20 febbraio 2020 ore: 16:59
Economia

Povertà, la fame minaccia oltre la metà della popolazione del Sud Sudan

Fao, Unicef e Programma alimentare mondiale hanno segnalato che circa 6,5 milioni di persone in Sud Sudan potrebbero trovarsi in una situazione di insicurezza alimentare acuta nel picco del periodo di carestia (maggio-luglio). La sicurezza alimentare è notevolmente peggiorata nelle zone colpite dalle inondazioni dello scorso anno

ROMA - Tre agenzie delle Nazioni Unite hanno segnalato oggi che circa 6,5 milioni di persone in Sud Sudan - oltre la metà della popolazione - potrebbero trovarsi in una situazione di insicurezza alimentare acuta nel picco del periodo di carestia (maggio-luglio).

La situazione è particolarmente preoccupante nelle zone maggiormente colpite dalle inondazioni del 2019, in cui la sicurezza alimentare è notevolmente peggiorata dallo scorso giugno, secondo il rapporto Scala di Classificazione integrata della sicurezza alimentare (IPC) pubblicato oggi dal governo del Sud Sudan, dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao), dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef) e dal Programma Alimentare Mondiale (Wfp).
Particolarmente a rischio sono 40 mila persone che - a partire da gennaio - sono esposte ai livelli di fame più estremi (livello di "catastrofe" dell'insicurezza alimentare o IPC 5) nelle contee di Akobo, Duk e Ayod che l'anno scorso sono state colpite da forti piogge e necessitano di interventi intensi e urgenti. 

“Da qui a luglio è previsto un graduale peggioramento della fame, soprattutto a Jonglei, nell'Alto Nilo, Warrap e nel Bar El-Ghazal settentrionale, con oltre 1,7 milioni di persone esposte al livello di ‘emergenza’ di insicurezza alimentare (fase IPC 4), in seguito alle devastanti inondazioni e ai bassi livelli di produzione alimentare – affermano in una nota le tre organizzazioni -. Nel corso del periodo di carestia saranno 33 le contee a raggiungere il livello di ‘emergenza’ di insicurezza alimentare, un netto incremento dalle 15 di gennaio. In generale, a gennaio 5,3 milioni di sud sudanesi erano già in difficoltà nel reperire cibo a sufficienza ogni giorno, o erano esposti a livelli di insicurezza alimentare di "crisi" o peggiori (fase IPC 3 e oltre)”. 
"Nonostante alcuni miglioramenti stagionali nella produzione alimentare, il numero di persone affamate rimane pericolosamente alto, e continua ad aumentare. Inoltre, ora c'è il problema degli sciami di cavallette, che potrebbero ulteriormente peggiorare la situazione. È importante mantenere e incrementare il nostro sostegno alla popolazione del Sud Sudan, in modo che possa ripristinare o migliorare i propri mezzi di sussistenza e la produzione alimentare, e mettere in grado il governo di gestire l'invasione di cavallette", ha detto Meshack Malo, Rappresentante della Fao in Sud Sudan.  

A partire da febbraio è previsto un incremento della fame, dovuto principalmente all'esaurimento delle scorte alimentari e agli elevati prezzi dei prodotti.  Nel complesso, gli effetti delle inondazioni e delle conseguenti migrazioni della popolazione, dell'insicurezza localizzata, della crisi economica, della scarsa produzione agricola e dei lunghi anni di esaurimento delle risorse continuano a mantenere affamate le persone.
"Lo stato della sicurezza alimentare è terribile - ha detto Matthew Hollingworth, direttore del WFP in Sud Sudan -. Qualsiasi tipo di miglioramento fatto è stato vanificato dalle inondazioni alla fine del 2019, specialmente per le comunità più difficili da raggiungere. Il paese si trova in un momento cruciale. Sabato prossimo dovrebbe formarsi il governo di unità nazionale, ponendo fine ai conflitti. Dovremo fare di più per soddisfare le urgenze dei più vulnerabili e garantire che le comunità del paese possano risollevarsi per contrastare le inevitabili crisi climatiche e alimentari in futuro". 

Il rapporto sottolinea inoltre che la relativa pace e stabilità del Paese hanno portato ad alcuni miglioramenti nello stato generale della sicurezza alimentare e si prevede che l'imminente stagione magra sarà leggermente meno grave rispetto all'anno scorso, quando 6,9 milioni di persone si sono trovate in stato di insicurezza alimentare di livello "crisi" o peggiore. Per esempio, dalla firma dell'accordo di pace rivitalizzato del settembre 2018, la produzione cerealicola è aumentata del 10%, e un ambiente più stabile ha consentito ad alcuni agricoltori di ripristinare i mezzi di sussistenza, il che, grazie anche alle piogge favorevoli, ha favorito l'aumento della produzione alimentare. 

1,3 milioni di bambini malnutriti. Si stima che nel 2020 1,3 milioni di bambini saranno esposti a malnutrizione acuta. Tra il 2019 e il 2020 la prevalenza di malnutrizione acuta tra i bambini è leggermente aumentata dall'11,7 al 12,6% in tutto il paese, ma l'aumento è stato notevolmente maggiore nelle contee colpite dalle inondazioni - dal 19,5% al 23,8% a Jonglei, e dal 14 al 16,4% nell'Alto Nilo. Ciò può essere attribuito alla ridotta disponibilità di cibo e all'elevata morbilità - dovuta principalmente all'acqua contaminata e alla recrudescenza della malaria dovuta all'acqua stagnante.

"Nel corso degli anni e con il supporto dei donatori stiamo riuscendo a gestire la malnutrizione. Con il sostegno dell'Unicef e dei suoi partner, il 92% di tutti i bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave ha ricevuto assistenza e più di nove su dieci sono guariti. In ogni caso questi bambini non dovrebbero affatto essere esposti a malnutrizione. L'accesso a cibo a sufficiente, adeguato, all'acqua e ai servizi igienico-sanitari sono diritti umani e sono fondamentali per scongiurare la malnutrizione. È necessario un cambiamento di paradigma con un approccio multisettoriale alla malnutrizione, che ci garantisca di gestire bene tanto la prevenzione quanto la cura", ha affermato Mohamed Ag Ayoya, rappresentante dell'Unicef in Sud Sudan.

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