20 novembre 2019 ore: 14:54
Immigrazione

Rifugiati: ricongiungimenti familiari, una via sicura ma ancora troppi ostacoli

Report di Unhcr e Caritas. A fronte di una normativa avanzata nel nostro paese permangono ancora troppi ostacoli. Eppure la pratica potrebbe salvare la vita a tante persone. Al via una campagna informativa per sensibilizzare operatori e beneficiari
©UNHCR/Valerio Muscella Unhcr - 98 rifugiati evacuati dalla Libia in Italia

ROMA - Tempi di attesa ancora troppo lunghi, ostacoli burocratici, scarsa informazione e operatori poco preparati. Sono questi alcuni dei principali ostacoli alla pratica del ricongiungimento familiare, una via di accesso legale che può salvare la vita a tante persone, che scappano da situazioni difficili. Il tema è al centro della ricerca promossa dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) insieme a Caritas Italiana e Consorzio Communitas “Family First: in Italia insieme alla tua famiglia”

In particolare il rapporto sottolinea come il ricongiungimento sia spesso l'unico modo per garantire il rispetto del diritto all'unità familiare delle persone costrette a fuggire da persecuzioni e guerra. E che  sono costrette a fare la difficile scelta di lasciare la propria famiglia per cercare protezione in un altro paese, senza sapere se i propri cari sono al sicuro. Ma a fronte di una normativa avanzata nel nostro paese permangono ancora troppe difficoltà. “Abbiamo cercato di capire la situazione in Italia con un’indagine che coinvolge 17 regioni, le relative prefetture e i funzionari. Come Unhcr riteniamo che il ricongiungimento familiare sia un canale di ingresso legale importante e chiediamo che sia reso più efficiente per essere ampliato- spiega Barbara Molinario funzionaria di Unhcr -.  E’ una possibilità importante di arrivo in sicurezza per i rifugiati, così come i corridoi umanitari e le evacuazioni. Ma in Italia nonostante ci sia una normativa avanzata ci sono ancora molte difficoltà di applicazione: ai rifugiati vengono spesso richiesta, erroneamente, la stessa documentazione che serve ai migranti economici. Oppure la prova del Dna che non tutti possono permettersi”. 

Secondo il report, infatti, la legge già prevede diverse misure favorevoli che dovrebbero accelerare il ricongiungimento familiare dei rifugiati; tuttavia nella prassi, mancanza di informazione, lunghi tempi di attesa e numerosi ostacoli burocratici, rischiano di compromettere questo diritto. Per questo motivo, il report contiene alcune raccomandazioni alle autorità italiane, in particolare ministero degli Esteri e ministero dell’Interno per poter rendere realmente efficiente la procedura e far si' che il ricongiungimento possa costituire un'alternativa sicura e credibile ai viaggi organizzati dai trafficanti. “Registriamo una mancanza di informazione tra gli operatori, per questo le nostre raccomandazioni hanno uno scopo esplicativo e sono pensate a ridurre l’aspetto burocratico intorno a questa procedura - aggiunge Molinario-. L’altro problema è la mancanza di informazione tra i possibili beneficiari, cioè i rifugiati stessi, che spesso non conoscono questa possibilità”. 

Per questo, contestualmente all’uscita della ricerca è stata i lanciata una campagna informativa rivolta a rifugiati ed operatori che attraverso materiali multimediali mira a fornire informazioni corrette sulla procedura di ricongiungimento familiare. La campagna è realizzata in 7 lingue e si avvale di un sito dedicato dove è possibile reperire tutte le informazioni, in maniera accessibile. La separazione forzata dei membri della famiglia può avere conseguenze devastanti sul benessere delle persone e sulla loro capacità di ricostruire la propria vita, ricordano Unhcr e Caritas. Nella Dichiarazione di New York sui Rifugiati e i Migranti del 2016, gli Stati si sono impegnati ad ampliare le possibilità di protezione e tutela per i rifugiati, incluso il riconoscimento del ricongiungimento familiare come mezzo per facilitare una migrazione sicura e regolare. 

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