17 gennaio 2020 ore: 11:16
Società

Somalia, anche la crisi climatica tra gli ostacoli al processo di pace

Siccità e inondazioni stanno soffiando sul fuoco della crisi perenne nel paese africano. Pastori costretti a lasciare le aree in cui tradizionalmente conducevano la propria attività. Spostandosi, però, hanno occupato terreni fino ad oggi utilizzati in agricoltura, facendo così da detonatore a nuovi scontri
Mogadiscio, Somalia – UN Photo/Stuart Price Somalia, mamma con bambino

Tra gli ostacoli al processo di pace in Somalia appare ora anche la crisi climatica. Siccità e inondazioni, infatti, stanno soffiando sul fuoco della crisi perenne nel paese africano. Lo sottolinea un rapporto dello Stockholm International Peace Research (Sipri), che ha studiato, nello specifico, come il climate change stia influenzando la Missione di assistenza Onu in Somalia, la Unsom.

Siccità. La siccità e l’innalzamento della temperatura, sottolinea il documento, hanno di fatto costretto i pastori a lasciare le aree in cui tradizionalmente conducevano la propria attività. Spostandosi, però, hanno occupato terreni fino ad oggi utilizzati in agricoltura, facendo così da detonatore a nuovi scontri, come già accaduto, per esempio, in Nigeria.

Obbligati a scappare. Gli sfollati climatici sono un altro “prodotto” della crisi climatica. Le inondazioni del 2018, infatti, hanno portato 215 mila cittadini ad andarsene dalle proprie terre. Così come la siccità, che ha interessato 6,7 milioni di persone tra il novembre 2016 e il settembre 2017, ha costretto 926 mila abitanti alla fuga. Numeri imponenti, che hanno causato grosse concentrazioni di persone all’interno di campi profughi, dove sono attivi trafficanti di esseri umani e il gruppo al-Shabaab, alla ricerca di nuovi seguaci.

L’ambiente. Le temperature medie annue sono in crescita in Somalia dagli anni Novanta e, stando alle previsioni più preoccupanti, si rischia un innalzamento compreso tra i 3,2 e i 4,3 gradi entro la fine di questo secolo. Già oggi, del resto, si assiste in alcuni periodi al totale prosciugamento dei due più importanti corsi d’acqua del paese, il Juba e lo Shabele. E tra il 1993 e il 2014 la regione del Basso Juba ha perso la metà delle sue foreste, in linea con la costante desertificazione e deforestazione denunciata a più riprese nel paese. A questo va aggiunto che entro il 2050 il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico prevede che la quantità di pioggia crescerà del 3% in confronto al periodo 1981-2000, portando altre devastazioni, visto che si tratterà di precipitazioni “violente”, in grado solo di erodere il suolo.

Il contesto. La guerra è una realtà costante nel paese dal 1991, quando iniziarono gli scontri in seguito al rovesciamento del dittatore Siad Barre. Da allora i periodi di pace sono stati brevi e soggetti a una grande instabilità. All’inizio di questo secolo sono apparse le Corti islamiche e, intorno a questa organizzazione, nel 2006 è nato al-Shabaab, un gruppo terroristico che in breve si è insediato nel Sud del paese e in una zona di Mogadiscio. Oggi al-Shabaab, anche se più debole di un tempo, è ancora attivo e in grado di uccidere in Somalia e in Kenya.

L’articolo integrale di Ilaria Sesana, “Cambiamenti climatici e guerre: siccità e inondazioni minacciano la pace, può essere letta su Osservatorio Diritti

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