18 gennaio 2020 ore: 15:01
Società

Sport. Linguaggio, diritti, immagine: le donne chiedono di “riscrivere le regole”

Lo sport femminile chiede spazio, anche attraverso il racconto giornalistico che se ne fa. La formazione dei giornalisti passa attraverso queste regole di buon senso e di buona informazione. Se ne è discusso a Roma e ne parla il Giornale radio sociale nell’approfondimento settimanale
Foto Uisp Sport femminile

ROMA - Riconoscimento, diritti, uguaglianza, equità: lo sport femminile chiede spazio, anche attraverso il racconto giornalistico che se ne fa. La formazione dei giornalisti passa attraverso queste regole di buon senso e di buona informazione. Se ne è parlato a Roma questa settimana in un corso organizzato da Odg Lazio, Agenzia Dire Donna e Giulia Giornaliste. Come spiega il Giornale radio sociale nell’approfondimento settimanale, gli obiettivi sono una corretta rappresentazione attraverso il linguaggio, evitare di cadere negli stereotipi o nei titoli offensivi, adottare le linee guida per una diversa informazione. Sono stati ripresi i temi al centro delle Linee guida per una corretta informazione “Media Donne Sport”, lanciato da Giulia Giornaliste e Uisp lo scorso anno, alla vigilia dei Campionati Mondiali di calcio femminile in Francia.

Silvia Garambois, presidente di Giulia Giornaliste, è intervenuta sulla necessità di “informare con competenza di merito”, scrivendo delle atlete nello stesso modo in cui si scrive degli atleti: “Ci siamo rese tutte conto che qualcosa non funzionava. Non funzionava senz’altro la rappresentazione e la rappresentanza delle giornaliste nei giornali, ma soprattutto non ci piacevano i nostri giornali, il linguaggio che veniva usato, la presenza delle donne e dei giovani. Uno dei campi di lavoro su cui più siamo impegnate e proprio quello del linguaggio. Siamo partite dalla grammatica, abbiamo chiesto l’appoggio dell’Accademia della Crusca, perché ci sembrava doveroso avere il massimo, nel momento in cui parlavamo a tutti…”.

Di leadership, pratica sportiva, educazione, ricerca, media, spettatori, tifosi, orientamento sessuale, lotta all’omofobia e alla prostituzione e contrasto ad abusi e violenza sessuale, temi affrontati anche dalla Carta europea dei diritti delle donne nello sport lanciata dall’Uisp all’inizio degli anni ’80, è intervenuta anche Manuela Claysset, responsabile politiche di genere dell’associazione: “Per noi significa rivolgerci a tutte e a tutti, e quindi parlare di sport al femminile, di attenzione alla pratica e alla presenza delle donne nello sport. Quindi sia come praticanti che come dirigenti. Ma anche per parlare di tematiche di genere, quindi di rivolgere la nostra attenzione sulla pratica sportiva per persone gay, lesbiche, trans, con le azioni che abbiamo messo in atto in questi anni come Uisp. Un modo per confrontarci con richieste diverse e dare spazi”.

L’invito a non sminuire e ridurre l’impegno delle sportive arriva da Marta Pagnini, ex ginnasta e capitana della Nazionale italiana di ginnastica ritmica. “Mi sono trovata in situazioni dove io, dopo i Giochi Olimpici o aver conquistato medaglie e gare importanti, ero a una cena a dover fare una esibizione. In mezzo a persone che magari stavano mangiando dei ravioli e io, che avevo fatto le Olimpiadi, mi esibivo lì per loro. Questo per me è molto riduttivo. E questo si fa perché diamo immagine. Francamente mi dispiace tanto”.

Le atlete italiane sono sempre di più. Vincono medaglie, divertono il pubblico, stupiscono per talento e risultati, dal calcio, al volley, ma troppo spesso i media le descrivono vezzeggiandole con nomignoli riduttivi o addirittura offensivi come “cicciottelle” nel famoso caso delle arcere azzurre. I promotori di Media Donne Sport, che ha avuto l’adesione di Fnsi, Usigrai, Ordine dei giornalisti e altre associazioni, come Assocalciatori e Assist, stanno preparando una stesura più particolareggiata del Manifesto, che verrà presentata alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo.

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