8 settembre 2015 ore: 11:50
Economia

Stabilità 2016: “Sulla povertà c’è una sola strada, basta sperimentazioni”

Gianni Bottalico e Cristiano Gori per l’Alleanza contro la povertà indicano le richieste per la prossima legge di bilancio: serve un piano pluriennale, graduale e con risorse certe. “L’1,8 miliardi per introdurre il Reis se c’è volontà politica si trovano”. Ma si teme il ritorno di misure spot
Povertà, legge stabilità: soldi nell'acqua

ROMA – Sulla povertà la strada da seguire in legge di stabilità è obbligata: serve un intervento pluriennale, universale, sorretto da risorse adeguate e quindi anche da una volontà politica forte. Che sia il Reis, il reddito di inclusione sociale proposto dall’Alleanza contro la povertà (un cartello di oltre 30 tra associazioni e sigle sindacali) o il Ria, il reddito di inclusione attiva proposto a fine luglio nel suo stato embrionale dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, l’importante è chiudere l’epoca delle sperimentazioni.  A suggerire una legge di stabilità che dedichi alla povertà assoluta lo spazio che merita, il portavoce dell’Alleanza e presidente delle Acli, Gianni Bottalico e Cristiano Gori, coordinatore scientifico dell’Alleanza.

La partita si gioca a Palazzo Chigi
L’attenzione del ministro Poletti sul tema non manca e l’incontro di fine luglio col partenariato sociale a cui ha presentato le linee guida del Ria è stata non solo un’apertura al confronto, ma anche una mossa strategica per creare un fronte unico attorno ad una proposta condivisa. Nonostante sulla proposta si stia ancora lavorando, soprattutto attorno alle posizioni dell’Alleanza inviate al ministro in un documento ufficiale, il suo futuro è già segnato: il verdetto finale spetta a Matteo Renzi. Per Bottalico, però, c’è poco da scegliere.
“Occorrono politiche di sviluppo: il tema del lavoro, indubbiamente, è quello principale – spiega -, ma occorre pensare anche a politiche di nuovo welfare. Da questa crisi non se ne esce con qualche punto di Pil. Nei prossimi anni avremo un paese fortemente provato dalla crisi, segnato nei suoi aspetti sociali sui territori. Per questo, riteniamo urgenti politiche di nuovo welfare con al primo posto il tema della povertà assoluta. E’ l’emergenza di oggi: ha coinvolto milioni di persone, giovani e anziani”.

Cosa introdurre in legge di stabilità
La formula proposta dall’Alleanza è quella maturata da un lungo confronto tra le 32 organizzazioni che fanno parte del cartello: nella nuova legge di stabilità andrebbe inserito il Reis, un pianopluriennale che possa introdurre gradualmente la misura per portarla a regime in tempi certi. Una misura universale e tale che possa erogare mensilmente una somma pari alla differenza tra la soglia di povertà e il reddito di chi è in povertà, ma anche un intervento che punti su di un “welfare mix” che veda il terzo settore parte attiva nel piano di fuoriuscita dalla povertà. Il vero ostacolo, però, è quello delle risorse. Il piano proposto dall’Alleanza chiede un investimento di circa 1,8 miliardi per il primo anno, fino al raggiungimento di 7 miliardi dal quarto anno in poi. “Siamo disponibili a confrontare le proposte – spiega Bottalico -, ma occorre una ferma e decisa volontà anche dal punto di vista economico. Ci vogliono risorse e non possono essere quattro spiccioli”.

Stop alle sperimentazioni
Su un punto l’Alleanza è irremovibile: la politica della sperimentazione “è ormai finita”, spiega Bottalico. “Sono anni che sperimentiamo e non decidiamo alcunché – aggiunge -. Mettiamo da parte questa modalità e affrontiamo il tema in maniera più decisa”. Basta vecchie misure o sperimentazioni, ma anche in questo caso in modo graduale. Nessun beneficiario di una qualsiasi card, vecchia o nuova, resterà senza sostegno se dovesse partire il Reis. “Garantire continuità è cruciale – spiega Gori -. Non si può chiudere in un giorno la Social card e aprire il Reis, ma una volta stabilito uno schema pluriennale e fissate risorse garantite su questo, l’utenza viene progressivamente trasportata dalla social card al Reis”. Un passaggio delicato che potrebbe sbloccare vecchie risorse. Nel 2015, ad esempio, quelle messe in campo o solo disponibili contro la povertà riguardano 250 milioni stanziati per la vecchia Social card, i 167 milioni pronti da anni per estendere al sperimentazione del Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) al Sud Italia e ancora inutilizzati. Infine i 120 milioni (40 milioni l’anno per tre anni) previsti dalla legge di stabilità firmata dall’esecutivo Letta nel 2014 per l’estensione al Centro Nord, di cui, però non si hanno più notizie.

Cosa aspettarsi dal governo
L’attesa che l’esecutivo faccia qualcosa contro la povertà è “sempre più forte” spiega Gori, ma “il punto è se verrà fatta la solita misura temporanea per pochi o se verrà iniziato un percorso pluriennale”. Nei corridoi dei palazzi del governo, però, non sembrano esserci i presupposti per una svolta. “Una varietà di segnali da diversi componenti dell’esecutivo fanno immaginare che ci sarà qualcosa in legge di stabilità – spiega Gori -. Il punto è che sarà la solita misura temporanea e rivolta a pochi: una misura una tantum, come un bonus per famiglie povere con figli per un anno, o una proroga della sperimentazione della nuova social card senza infilarla in una progettualità”. Eppure, la possibilità di reperire fondi non è remota. “In questi giorni si sta parlando di una misura di almeno 25 miliardi per tutto – spiega Gori -. Trovare 1,8 miliardi rispetto al dato complessivo se si vuole, si fa. Questo conferma ulteriormente che è una questione di priorità politiche. Se si vuole, le risorse per partire si trovano”.

Senza misure sarà un autunno di mobilitazioni
Per l’Alleanza è una “questione di volontà politica”, anche nelle difficoltà, chiosa Bottalico. “Ci piacerebbe che il presidente del Consiglio, insieme a tante importanti iniziative che partiranno nei prossimi mesi, metta in testa la questione della povertà assoluta. Mi piacerebbe sentire che il tema è al centro di tutte le preoccupazioni del governo. Sarebbe un dato politico importante”. Tuttavia, il rischio che il governo metta in secondo piano la povertà è tenuto in conto dal cartello. “Sono diversi anni che lavoriamo su questo tema – conclude Bottalico - e credo che siamo giunti al momento in cui o si parte in qualche modo o dobbiamo prendere in seria considerazione una mobilitazione molto più significativa. Sicuramente non staremo fermi ad assistere che nulla accada”. (ga)

© Copyright Redattore Sociale