12 giugno 2019 ore: 15:14
Economia

Dalla strada all'accoglienza: così il Centro Arcobaleno 3P aiuta le famiglie

A Palermo sono 24 le persone in stato di povertà accolte dal Centro nel popolare quartiere della Guadagna. Tra loro 13 bambini. La suora missionaria Anna Alonzo: "Andiamo avanti con tanti sacrifici grazie alla solidarietà della città"

Serena Termini/RS Centro Arcobaleno 3P

PALERMO - Un mosaico di umanità fatto di persone in stato di forte disagio sociale che, nonostante le difficoltà, cercano di andare avanti con dignità. Sono 24 le persone accolte dal Centro Arcobaleno 3P di Palermo: tra loro ci sono 4 famiglie rom e una italiana con 13 bambini al seguito, migranti (uomini e donne) e senza dimora italiani. Dal mese di giugno, il Centro Arcobaleno 3P, nella persona giuridica dell'associazione Pro.Vi.De. Regina della Pace onlus, è stato accreditato dal comune come centro di accoglienza di primo livello. Questa è soltanto la prima fase del percorso perché si è in attesa che il comune si pronunci sulla possibilità di dare un sostegno economico per alcuni dei servizi svolti. Il centro Arcobaleno 3P, per potere espletare la sua attività di accoglienza, ha un contratto di affitto per l'uso dei locali dell'ultimo piano con l'Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini, proprietaria dell'immobile.

Tra gli ospiti ci sono Melinda e Piero, una coppia giovanissima con due bambini di un anno e 3 anni. Lui è agli arresti domiciliari per la raccolta di ferro. "Purtroppo a volte si fanno cose che non si vorrebbero fare ma solo per il bisogno - dice Melinda giovane mamma di 29 anni - considerato che non abbiamo aiuti. Mio marito è analfabeta ma adesso, grazie ai volontari del centro sta imparando a leggere e scrivere. Questo forse gli permetterà di trovare un tipo di lavoro diverso per mantenere la famiglia. Io ho la licenza media ma, in questo momento, la cosa più importante è dedicarmi ai bambini che sono molto piccoli".

A loro si aggiungono 4 famiglie rom mandate dal comune dopo la chiusura del campo del parco della Favorita. C'è una famiglia rom di origine serba che ha 5 figli tutti maschi. "Al campo, nella nostra baracca stavamo bene mentre adesso siamo tutti in una grande stanza anche se è sempre meglio che rimanere in strada - dice Matteo -. Siamo in attesa del permesso di soggiorno che ci permetterà di avere un lavoro più regolare. Mia moglie fa la badante e per adesso, quando posso, cerco di fare dei lavoretti. Purtroppo, non appena dico di essere rom, le persone mi rifiutano; la gente ha paura di noi e crede che siamo solo ladri, niente di più falso. L'onesta è sempre stata al centro della nostra vita". Tra gli altri c'è anche Vera, giovane madre rom con un figlio di 17 anni. "Ringraziamo suor Anna per quello che sta facendo per noi - aggiunge Vera -. La situazione però è molto precaria perché siamo in tanti e con abitudini diverse. Speriamo che il comune ci trovi una casa come ci ha promesso".

Poi ci sono gli italiani con diversi problemi. C'è Domenico che, nonostante abbia problemi con l'alcol, da quando è stato accolto al centro ha imparato a cucire e per vivere vende borse e zaini di stoffa. Ciro, invece, è un giovane italo-tunisino che sta completando positivamente un percorso di uscita dalla tossicodipendenza. Il giovane da tempo si attiva in vario modo per molte iniziative del centro. Poi c'è Mauro che ha problemi di dipendenza dal gioco. Seguono, ancora, Michele di 55 anni, veneto che ha problemi di salute: "Al centro c'è tanto lavoro da fare - racconta - e cerco di rendermi utile anche se devo imparare ancora tante cose. Un posto come questo ti dà molto di più di un semplice dormitorio e come tale va aiutato adeguatamente".

Tra le donne straniere, c'è Vittoria, una ragazza nigeriana di 32 anni che era rimasta in strada. "Sono stata due settimane in strada - dice - e adesso al centro mi sembra di stare in un paradiso. La mattina faccio informatica e il pomeriggio, prima della pausa estiva, ho frequentato l'istituto tecnico commerciale". Una situazione più critica è, invece, quella di Elisabeth della Costa D'avorio. La ragazza è stata segnalata dal Medu (Medici per i diritti umani) perché ha problemi di salute e ha vissuto in maniera traumatica e con grandissima angoscia il rischio di essere rimpatriata. Tra gli immigrati giovanissini, c'è, infine, Mamadou della Guinea Conacry che, nonostante fosse minorenne, per un furto era finito nel carcere per adulti Pagliarelli. Adesso l'avvocato sta dimostrando che anziché 19 anni ha realmente, dalle radiografie, 15 anni. In questo momento è agli arresti domiciliari dentro al centro. "Tutti capivano e sapevano che ero più piccolo - racconta - e per questo in carcere alcuni mi trattavano come un figlio. Nonostante ciò, è stata una esperienza negativa perchè ho visto tante cose brutte".

"La scelta di accogliere è nata tre anni fa dal bisogno forte di dare risposte immediate a famiglie, donne, uomini e ragazzi che ho visto vivere, notte e giorno, per la strada - sottolinea suor Anna Alonzo -. Questo non è un semplice dormitorio perché non accogliamo persone soltanto con un letto ma le ospitiamo in ambienti più grandi dove cercano di vivere in maniera più dignitosa possibile. In questi tre anni sono uscite già 22 persone che hanno ripreso in mano la loro vita. Fra questi, con grande soddisfazione abbiamo Kaledur che sta completando gli studi e che per adesso ha trovato un piccolo lavoro estivo. Sebbene sia difficile la convivenza tra persone molto diverse, cerchiamo sempre di mantenere una certa serenità. Abbiamo bisogno però di una persona che faccia le notti. Siamo riusciti a trovare un assistente sociale ma non possiamo pagare nessun'altro. Le spese sono tante e andiamo avanti, con tanti sacrifici soltanto con la solidarietà delle persone". Oltre all'accoglienza dei senza dimora, a pianterreno dell'edificio, da 7 anni, il Centro Arcobaleno 3 P svolge parecchie attività e laboratori per centinaia di persone tra bambini, giovani, anziani e famiglie del popolare quartiere della Guadagna. (set)

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