18 dicembre 2019 ore: 10:15
Società

Tutta l’India coinvolta dalle proteste contro la legge sulla cittadinanza

Tanta gente comune non accetta una legge considerata discriminatoria. L’11 dicembre, infatti, la Camera ha approvato un emendamento che dà il diritto di cittadinanza a chi è arrivato da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh entro il 2014, ma lo nega ai musulmani. Proteste affrontate con violenza dalla polizia
Foto: PIxabay India, proteste contro legge sulla cittadinanza

Le proteste contro la nova legge sulla cittadinanza interessano ormai tutta l’India. Non solo musulmani e studenti, i primi a dare il via alle manifestazioni, ma anche tanta gente comune che non accetta una legge discriminatoria. L’11 dicembre, infatti, la Camera ha approvato un emendamento che dà il diritto di cittadinanza a chi è arrivato da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh entro il 2014, ma lo nega ai musulmani.

La repressione. Le proteste sono state affrontate con violenza dalla polizia, che ha caricato i manifestanti con lacrimogeni e sparando, tanto che sei persone sono morte a Guwahati, in Assam. Inoltre, internet è stato bloccato, o quasi, in Assam, Uttar Pradesh e Bengala Occidentale. Particolarmente violente sono state le risposte alle proteste nell’Università Jamia Millia Islamia di Nuova Delhi, dove il 15 dicembre la polizia ha usato bastoni di bambù e lacrimogeni all’interno del campus. E chi protestava è stato trattato allo stesso modo anche nell’Università Islamica di Aligarh, in Uttar Pradesh.

Studenti uniti
. I due istituti hanno raccolto la solidarietà di tutti i campus del paese: a Bombay, Ahmedabad, Bangalore, Delhi, Kolkata, Varanasi, Lucknow, Patna, Chennai, Kochi e nel Nordest gli studenti hanno manifestato in loro appoggio, mentre la polizia della capitale ha negato ogni violenza.

Le ragioni. La nuova legge prevede che rifugiati e migranti irregolari buddisti, cristiani, jainisti, hindu e sikh che si trovano in India da non meno di cinque anni possano fare richiesta di cittadinanza, iter non consentito, però, ai musulmani, che sono circa 200 milioni nel Paese. La norma è stata voluta dal capo del governo, Narendra Modi, e dal ministro degli Interni, Amit Shah. Secondo chi protesta, la legge viola la costituzione indiana, che agli articoli 14 e 15 vieta discriminazioni di qualunque genere per motivi di religione, casta o genere. La Corte Suprema è stata chiamata ad esprimersi su questo punto.

A livello internazionale. La legge sulla cittadinanza è stata criticata dall’Onu e da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. Così come sono molte le proteste per la brutale repressione messa in atto dalle forze dell’ordine. Si teme che il subcontinente diventi un Paese maggioritario e autoritario, come dimostrerebbero anche gli ultimi passi compiuti dall’esecutivo, che ha tolto l’autonomia al Kashmir e ha aggiornato il registro nazionale in Assam.

L’articolo integrale di Maria Tavernini, India, proteste e scontri sulla legge anti-musulmani: 6 morti, centinaia di feriti, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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