12 settembre 2019 ore: 10:00
Salute

Thailandia, un missionario al fianco dei malati di Aids

Padre Michael Shea ha aperto 18 anni fa Casa Sarnelli per aiutare i malati nel paese dove è diffusa la credenza che l’Hiv sia una specie di castigo. Da allora la lotta al virus ha fatto passi in avanti: tutti i sieropositivi, circa 420 mila persone, oggi hanno la possibilità di curarsi
www.fabiopolesereporter.com Bambini guardano la tv a Casa Sarnelli
Quella di padre Michael Shea, missionario redentorista originario degli Stati Uniti, è una storia che cammina al fianco dei più reietti della Thailandia. Un percorso cominciato nel lontano 1966 con l’assistenza ad anziani, orfani e ragazzini vittime di abusi nella regione più povera del Paese, l’Isaan, e proseguito, dal ‘98 in poi, con l’aiuto ai malati di Hiv-Aids. Un’attività sfociata 18 anni fa nell’apertura della Casa Sarnelli, che in un primo tempo offriva l’accompagnamento a una morte dignitosa, anche se da allora le cose sono cambiate parecchio.

Abbandonati ed emarginati. I Thai consideravano l’Hiv, e in parte lo fanno ancora oggi, una specie di castigo, provocato da qualche colpa per azioni compiute in passato. Una credenza tanto diffusa da portare i malati ad essere esclusi ed emarginati dalla società, portando ulteriori sofferenze e disagi psichici a chi già doveva lottare ogni giorno contro il virus.

Progressi in Thailandia. Nel Paese, come nel resto del mondo, la lotta all’Aids ha fatto passi in avanti negli ultimi due decenni. “Dal 2006 il governo garantisce gratuitamente la disposizione dei medicinali. In questo modo, tutti i malati sieropositivi hanno la possibilità di curarsi e migliorare la qualità della loro vita”, dice ad Osservatorio Diritti padre Shea. Casa Sarnelli, nella periferia di Nong Khai, sulle rive del fiume Mekong, ospita in questo momento 156 ragazzi. “Li aiutiamo dal punto di vista medico e gli diamo la possibilità di studiare”, dice il missionario. In Thailandia, che ha una popolazione leggermente superiore a quella italiana (circa 67 milioni), ci sono oggi circa 420 mila persone sieropositive.

I dati. Nel mondo sono circa 75 milioni le persone che hanno contratto il virus dal 1982 a oggi. I morti sono stati 32 milioni. I dati sono riportati nel rapporto del 2019 dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nel dettaglio, il report riferisce che “a livello globale 37,9 milioni di persone vivevano con l'Hiv alla fine del 2018. Si stima che lo 0,8 per cento degli adulti di età compresa tra 15 e 49 anni nel mondo viva con l'Hiv, sebbene il peso dell'epidemia continua a variare considerevolmente tra paesi e regioni”.

La mappa. Ancora oggi ci sono grosse differenze nella diffusione della malattia a livello geografico. Va peggio a chi abita in paesi del Sud del Mondo. In particolare, in Africa sono ben 25 milioni ad essere malati, mentre in Asia si va oltre i 5 milioni e in America Latina si raggiungono i 2 milioni.

I bambini. Tra le vittime ci sono tanti bambini. Stando allo Statistical Update on Children and Aids 2017 dell’Unicef, infatti, limitando l’analisi al 2016, sono 120 mila i bambini sotto i 14 anni ad essere morti. Detto in un altro modo: ogni ora 18 minori sono uccisi da Hiv.

L’articolo integrale di Fabio Polese (da Nong Khai, Thailandia), "Hiv: dalla Thailandia all’Africa, l’Aids colpisce soprattutto i bambini", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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