20 ottobre 2020 ore: 12:09
Non profit

Non profit. Il lavoro continua a crescere, ma non come prima

Gli ultimi dati forniti dall’Istat fanno il punto soltanto fino al 2018 e mostrano ritmi di crescita rallentati per quanto riguarda l’incremento dei dipendenti del settore. È il Nord Est a guidare la classifica delle regioni con un maggiore incremento di dipendenti nel non profit tra il 2017 e il 2018. Resta il punto interrogativo sull’impatto del Covid-19
donna al lavoro, pensierosa SITO NUOVO

Il mondo del non profit in Italia continua a crescere e insieme ad esso il numero dei suoi dipendenti, ma il ritmo di crescita non è più quello di qualche anno fa. Gli ultimi dati Istat sulle istituzioni non profit presentati durante la ventesima edizione delle Giornate di Bertinoro, a inizio ottobre, tuttavia danno un quadro della situazione piuttosto datato rispetto ad un’emergenza sanitaria che in pochi mesi, nel 2020, ha stravolto grafici e previsioni in tutti i settori. I dati dell'Istat, infatti, si riferiscono al 2018, ovvero a quella che ormai possiamo definire l’epoca pre-Covid. Per conoscere l’impatto della pandemia sul non profit italiano e sui tanti lavoratori impiegati nel settore, quindi, bisognerà attendere parecchio. 

 

Intanto, gli ultimi dati a disposizione mostrano già qualche segnale importante da tenere sott’occhio: sebbene abbiano quasi tutti un segno positivo rispetto a quelli del 2017, quel che colpisce è il trend di crescita che tra il 2017 e il 2018 sembra non esser più quello registrato negli anni precedenti. Al 31 dicembre 2018, infatti, le istituzioni non profit attive in Italia sono 359.574 e, complessivamente, impiegano 853.476 dipendenti, ma mentre “il numero di istituzioni non profit aumenta con tassi di crescita medi annui sostanzialmente costanti nel tempo (intorno al 2%)”, spiega l’Istat, “l’incremento dei dipendenti, pari al 3,9% tra il 2016 e il 2017, si attesta all’1,0% nel biennio 2017-2018”.

Lavoro nel non profit in Italia

 

Nel 2018, è il Mezzogiorno a far registrare un aumento maggiore di istituzioni non profit. “Nel 2018, le istituzioni crescono a un ritmo più sostenuto nelle Isole (+4,5%) e al Sud (+4,1%), in particolare in Sardegna (8,9%), Puglia (7,8%), Calabria (6,8%) e Basilicata (3,8%) - spiega l’Istat - mentre il Molise è l’unica regione in cui si riducono (-4,4%). Tali incrementi non modificano significativamente la distribuzione territoriale che permane piuttosto concentrata, con oltre il 50% delle istituzioni attive nelle regioni del Nord”. I dipendenti impiegati dalle istituzioni non profit, tuttavia, tra il 2017 e il 2018 crescono di più nel Nord-Est (+2,6%), ma anche al Sud (+1,4%) mentre sono in flessione nelle Isole (-1,2%). “Le regioni maggiormente interessate dall’incremento dei dipendenti sono Molise (+8,4%), Friuli–Venezia Giulia (+4,2%), Emilia-Romagna (+3,8%) e Campania (+3,2%) - spiega l’Istat -.  Al contrario, si registra una diminuzione dei dipendenti in Calabria (-2,8%), Basilicata (-2,8%), Sicilia (-2,1%) e Valle d’Aosta (-1,4%). Dal punto di vista territoriale, i dipendenti risultano ancora più concentrati delle istituzioni, oltre il 57% è impiegato al Nord”.

Lavoro non profit per aree geografiche

 

Secondo l’Istat, ad eccezione delle cooperative sociali che permangono sostanzialmente stabili come numero (-0,1%), le istituzioni non profit aumentano pressoché in tutte le forme giuridiche, ma sono le fondazioni quelle che fanno registrare l’incremento più significativo tra il 2017 e il 2018 (+6,3%). I dipendenti, inoltre, “aumentano maggiormente nelle cooperative sociali (+2,4%), seguite dalle fondazioni (+1,9%) - spiega l’Istat -, mentre diminuiscono tra le associazioni (-3,0%). La distribuzione dei dipendenti per forma giuridica resta piuttosto eterogenea, con il 53,0% impiegato dalle cooperative sociali, il 19,2% dalle associazioni e il 12,2% dalle fondazioni”.

 

Per quanto riguarda i settori di intervento, rispetto al 2017, le istituzioni non profit che presentano un incremento più elevato sono quelle attive nei settori della tutela dei diritti e attività politica (+9,9%), dell’assistenza sociale e protezione civile (+4,1%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,9%) e delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (+3,7%), spiega l’Istat. “La distribuzione delle istituzioni non profit per attività economica rimane pressoché invariata, con il settore della cultura, sport e ricreazione che raccoglie quasi due terzi delle unità (64,4%), seguito da quelli dell’assistenza sociale e protezione civile (9,3%), delle relazioni sindacali e rappresentanza interessi (6,5%), della religione (4,7%), dell’istruzione e ricerca (3,9%) e della sanità (3,5%)”. Tuttavia, nel biennio in questione, i dipendenti crescono in misura relativamente maggiore nei settori della religione (+5,8%), della filantropia e promozione del volontariato (+3,4%), dello sviluppo economico e coesione sociale (+3,3%) mentre diminuiscono in quelli della tutela dei diritti e attività politica (-12,1%), della cultura, sport e ricreazione (-11,3%) e della cooperazione e solidarietà internazionale (-3,1%).

Lavoro non profit per tipologia di organizzazione

 

Secondo l’Istat, infine, oltre otto istituzioni non profit su dieci non hanno lavoratori dipendenti. “Nel complesso l’85,5% delle istituzioni non profit opera senza dipendenti ma nei settori dello sviluppo economico e coesione sociale e dell’istruzione e ricerca la quota è molto inferiore, rispettivamente 29,8% e 42,1% - spiega l’Istat -. In questi due settori più di una istituzione su cinque impiega almeno dieci lavoratori, percentuale che permane sopra il 10% anche nei settori della sanità (13,3%) e dell’assistenza sociale e protezione civile (12,7%). Diversamente, nei settori della cultura, sport e ricreazione, della filantropia e promozione del volontariato e dell’ambiente oltre il 90% delle istituzioni opera senza impiegare personale dipendente per lo svolgimento delle proprie attività”. Secondo l’Istat, infine, “le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale operano prevalentemente senza impiegare personale dipendente (89,7% e 88,2%, rispettivamente) e, in misura minore, anche le Onlus (77,9%) contrariamente alle imprese sociali che nell’80,8% dei casi utilizzano personale dipendente”.

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