23 aprile 2020 ore: 11:00
Società

La "fase 2" curi anche i deboli. E chi riapre sia utile per sé e per gli altri

di Vinicio Albanesi
E’ iniziato il tam tam del dopo quarantena, ognuno ha mille ragioni da vendere per chiedere di ricominciare. Già si delineano i forti e i deboli. Speriamo che la riapertura tenga conto di tutto e non assomigli al "bosco ceduo". La grande discussione è tra la morte e la fame
© Stefano dal Pozzolo Vinicio Albanesi sul viale di Capodarco

Vinicio Albanesi

E’ iniziato il tam tam del dopo quarantena, con la riapertura di fabbriche, botteghe, empori, negozi, bar, trattorie, spiagge, vacanze… Ognuno ha mille ragioni da vendere per chiedere di ricominciare.

L’immagine migliore per descrivere il fenomeno è quella del bosco. Esattamente il bosco ceduo, quello nel quale si tagliano alberi sani perché dal tronco rinascano gemme a seguito dell’impatto traumatico. Le guardie forestali sono molto attente a indicare quali alberi tagliare: le piante forti daranno vita a nuovi fusti i quali cercheranno aria e luce; i ceppi più deboli seccheranno.

Nelle riaperture già si delineano i forti e i deboli, distribuiti per settori produttivi, per regioni, per zone, per forza lavoro. La convivenza civile torna indietro di millenni, quando la popolazione primitiva era scarsa; campava poco, si regolava già dalla nascita. I bimbi più fragili morivano subito e i più forti campavano.

Ci sono le piante inutili che approfittano dell’habitat. La più sfacciata è l’edera. Cresce e si arrampica dovunque: terreni, muri, alberi, ringhiere; è di bocca buona perché pensa a sé sfacciatamente e sa che serve a molto poco; al massimo nascondere qualche lucertola o piccole bisce. Ci sono anche erbe furbe come la porcacchia: cammina radente, non si alza mai, fiorisce una volta l’anno così che le api possano succhiare il polline ed è pure commestibile.
Speriamo che la riapertura tenga conto di tutto e non assomigli al bosco ceduo e all’edera. La grande discussione è tra la morte e la fame. Un po’ come a Taranto e altrove, dove si è costretti a scegliere tra ammalarsi o avere un salario.

La civiltà occidentale non è un bosco: è una convivenza civile che cura i bimbi prematuri, i malati leggeri e gravi, fa vivere più a lungo. Ha costruito case, strade; riscalda e raffredda l’acqua a seconda delle stagioni, telefona e permette di vedere chi è lontano, ha molti amici e persone alle quali vuole bene. La scelta va dunque per la porcacchia. Chi riapre sia utile per sé e per gli altri. Scelte difficili; per questo le creature umane riescono a leggere il passato e immaginare futuro; fare scelte tenendo conto delle variabili favorevoli e sfavorevoli.

Chi è preposto alla direzione della convivenza non agisca come le guardie forestali che seguono le regole del bosco ceduo. Il virus ha già sufficientemente ripulito la piantagione. Molti sono rimasti a guardare; forse per incompetenza, per disaffezione o per arroganza. Siamo un bosco intelligente, curato e godevole. I nuovi virgulti hanno bisogno della storia delle generazioni passate: ognuno è il riassunto di secoli di storia nel mix, spesso incomprensibile, di salti in avanti e indietro.

Occorrerà fare una ricerca difficile, ma utile. Dopo aver scoperto il dna delle cellule, è giunto il momento di far emergere il dna del vissuto: conoscenze, pensieri, emozioni, sogni passati e presenti, sconfitte e delusioni. Si farebbe luce sulla ricchezza infinita della storia di ognuno: unica, personalizzata, non trasferibile. Per questo da tutelare.

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