6 ottobre 2018 ore: 13:32
Immigrazione

Decreto Salvini. Soddu (Caritas): “Pericoloso strumentalizzare le paure"

Al Convegno nazionale del movimento ecclesiale Rinascita Cristiana, dedicato ai temi della democrazia, della cittadinanza globale e dell’ecologia integrale, il direttore della Caritas torna sul decreto sicurezza. “L’indebolimento del sistema di accoglienza diffusa non farà altro che aggravare le difficoltà della gestione dei migranti”
don Francesco Soddu

don Francesco Soddu

ROMA -“Agitare lo spettro di invasioni, pur smentite dalle statistiche o sventolare quello dell’insicurezza, laddove una visione complessiva fatica a cogliere le radici fattuali di essa, al di là di episodi della cronaca esecrabili e dolorosi, ma non generalizzabili” rappresenta “il modo per introdurre modelli di convivenza del tutto estranei alla nostra tradizione, oltreché in buona parte estranei al messaggio evangelico, che rischiano anche di indebolire la capacità del nostro paese di costruire una comunità nazionale coesa, accogliente e solidale”. A lanciare l’allarme è mons. Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana, intervenuto al Convegno nazionale del movimento ecclesiale Rinascita Cristiana, dedicato ai temi della democrazia, della cittadinanza globale e dell’ecologia integrale. 

“È la strumentalizzazione delle paure esistenti a costituire il pericolo più grande a generare politiche che sembrano porre in discussione i principi di bene comune, accoglienza, di tolleranza, di solidarietà, più profondamente iscritti nel nostro modello di convivenza civile e nella nostra Costituzione, in cui è contenuto anche il Vangelo”, ha denunciato mons. Soddu per il quale “viviamo in un tempo segnato da una profonda segmentazione, dal dilagare del sospetto e della paura, dalla facile ricerca di capri espiatori”. Oggi, ha lamentato il direttore della Caritas, “la politica sembra aver cambiato radicalmente direzione” tanto che “i principi che solo pochi anni fa non ci si sarebbe nemmeno sognati di porre in discussione vengono considerati quasi come degli inutili orpelli”.

Nella sua relazione, mons. Soddu si è quindi soffermato sul Decreto legge in materia di immigrazione e sicurezza, auspicando che il testo possa essere “migliorato così che sia salvaguardata quella grande conquista che è stata fatta attraverso il sistema dello Sprar”. “Appare chiaro – ha infatti rilevato il direttore della Caritas - che l’indebolimento del sistema di accoglienza diffusa non farà altro che aggravare le difficoltà della gestione dei migranti nel senso di un’accoglienza e integrazione positiva, che è l’unica strada per non ritrovarci tra pochi anni con una generazione di ‘senza diritti e senza speranza’”. Secondo il sacerdote, “la chiusura e il disinteresse per chi è lontano” portano ad usare “lenti distorte” che “spingono a ridefinire in chiave di sicurezza e di dissuasione dei fenomeni migratori strumenti nobili come quelli della cooperazione allo sviluppo e della solidarietà internazionale, originariamente pensati come modi per perseguire la giustizia, promuovere la dignità ‘di tutti gli uomini e di tutto l’uomo’”. Si tratta, ha ricordato, di “strumenti necessari come occasioni di relazione positiva in un mondo che dentro e fuori le comunità nazionali vede sorgere muri e approfondirsi fossati”.

“Il tema della democrazia e della partecipazione rappresenta con molta probabilità la sfida tra le più cruciali che ci vengono poste innanzi nei tempi non facili che stiamo vivendo”, ha osservato mons. Soddu evidenziando che questa sfida chiama in causa tutti, sia “come cristiani, preoccupati di testimoniare il Vangelo con la nostra vita” sia “come cittadini, impegnati nella costruzione di un bene comune condiviso in cui la centralità della persona umana sia riconosciuta e garantita”.  Serve “un impegno di tutti, su molti fronti, con politiche inclusive e generative, ad ogni livello”, ha confermato l’economista Pierluigi Grasselli, docente all’Università di Perugia, per il quale occorre “una cooperazione diffusa, una fiducia reciproca, un clima di unitarietà e di coesione, che in Italia oggi contrasta nettamente con lo spirito divisivo, di accesa e rancorosa competizione, portato avanti nel nostro Paese”. In questo orizzonte, si inserisce il ruolo di Rinascita Cristiana, chiamata a “superare la prevalente assenza di pensiero del mondo attuale, andando oltre il ricorso generalizzato a opinioni, percezioni, slogan” e a “migliorare il processo di conoscenza, verificando le informazioni, valutando le percezioni, approfondendo il discernimento”. Non a caso, ha fatto notare Grasselli, “negli ultimi anni, Rinascita Cristiana ha imboccato una strada di rinnovamento, cercando di passare anche dal pensare all’agire concreto”. 

“È finito il tempo delle attese: ci siamo messi al servizio della Parola, non possiamo più far finta di nulla se non vogliamo domani essere irrilevanti. I nostri valori sono quelli che troviamo nella Costituzione, li vogliamo ritrovare anche nelle nostre leggi”, ha concluso Serena Grechi, presidente nazionale di Rinascita, per la quale “è tempo di raccogliere le sfide di questo tempo, di fare delle scelte, dire che noi ci siamo e che vogliamo esserci, ogni volta che c’è un’ingiustizia e che il nostro fratello ci chiede aiuto”.

 

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