29 ottobre 2010 ore: 13:03
Immigrazione

L’integrazione italiana? “Assimilazionismo monco”

Renzo Guolo, sociologo dell’Islam: “Necessario bandire i proclami ideologici ed evitare di cavalcare le tensioni”. Geda (autore di “Nel mare ci sono i coccodrilli”): “L’incontro con lo straniero porta a una meravigliosa trasformazione reciproca”
PADOVA – Si continua a parlare di integrazione a Padova, nel secondo e ultimo giorno del convegno nazionale dei centri interculturali. Ma si parla anche di politica, delle soluzioni ancora non trovate e della tendenza di alcuni partiti al propagandismo. Renzo Guolo, sociologo dell’Università di Padova, punta il dito sulle istituzioni, nazionali ma non solo, che finora hanno fallito “nel regolamentare il riconoscimento delle istanze culturali e religiose che arrivano dalle persone immigrate”. Mentre Fabio Geda, autore del libro “Nel mare ci sono i coccodrilli”, avverte del pericolo di ergere muri troppo altri tra “noi” e “loro”, perché “più questi muri sono alti, più ci farà male quando i venti della storia li abbatteranno”.

Secondo Guolo, “in materia di integrazione in Europa non sono state trovate soluzioni valide: ci sono sia istanze assimilazioniste sia esempi di grande apertura al multiculturalismo, ma in entrambi i casi la società si trova davanti a dei problemi”. Sono nodi complessi, questi, che secondo l’esperto devono essere affrontati con la giusta serenità, “mettendo al bando proclami ideologici ed evitando di cavalcare le tensioni”. Per quanto riguarda l’Italia, secondo Guolo l’attuale strategia di integrazione è quella di un “assimilazionismo monco”: “Si chiede agli immigrati di assimilarsi ma al contempo non concediamo loro la cittadinanza. Così abbiamo milioni di stranieri che restano tali anche se vivono permanentemente nel territorio e che in futuro resteranno estranei alla vita collettiva, con tutte le complicazioni che questo può generare”.

Sulla stessa linea di pensiero si colloca anche Geda, secondo cui “l’integrazione è un processo da governare, non lo si può lasciare al buon cuore di quella parte di società civile che è in grado di accogliere. Una larga parte della popolazione, infatti, percepisce l’immigrazione come una contrapposizione tra “noi” e “loro” e pensa che se non riusciremo a trasformare loro a nostra immagine, allora saranno loro a trasformare noi. Il compito dei nostri politici è di aiutare questa gente a capire che in realtà si tratta di una meravigliosa trasformazione reciproca che ci porterà a essere qualcosa di nuovo”. In questo processo di presa di coscienza un ruolo importante lo gioca anche la letteratura: “Molti lettori mi dicono che dopo aver letto storia di Enaiatollah (protagonista del libro, ndr) non sono più riusciti a guardare i ragazzi stranieri come prima, perché in loro rivedevano lui. Questa è la vittoria più grande. Ci vorrebbe molta letteratura di questo genere. Fortunatamente anche molti giovani di seconda generazione stanno iniziando a fare narrativa: questi libri ci consentono di rivedere nella realtà cose che normalmente non vediamo”. (gig)
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