20 aprile 2018 ore: 16:46
Giustizia

Riforma carcere. Magistratura democratica e Antigone ai politici: “Approvatela”

Giudici, giuristi ed esperti di indubbia fama firmano l’appello delle due organizzazioni affinché passi la riforma penitenziaria. “Un passo di civiltà che favorirebbe un avvicinamento della nostra vita penitenziaria a quanto previsto nelle Regole europee”

ROMA - È ad un passo dall’approvazione, ma la riforma penitenziaria rischia davvero di non vedere la luce. Per questo Magistratura democratica e Antigone promuovono un appello a tutte le forze politiche affinché “nel nome della sicurezza e dei diritti si approvi la riforma”. A sottoscrivere l’appello rilanciato oggi giudici, giuristi, esperti di materia penitenziaria di indubbia fama. Tra loro Valerio Onida (ventottesimo presidente della Corte costituzionale), Francesco Cascini (pubblico ministero e già capo del Dipartimento della giustizia minorile), Massimo De Pascalis e Emilio Di Somma (entrambi già vice-capo del Dap). A sostegno anche una nota dell'ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick. “La riforma penitenziaria è a un passo dalla sua approvazione - spiegano le due organizzazioni -. Noi con determinazione auspichiamo che si faccia questo passo. Sarebbe un passo di civiltà, che favorirebbe un avvicinamento della nostra vita penitenziaria a quanto previsto nelle Regole penitenziarie europee e all’articolo 27 della Costituzione secondo cui la pena non deve mai consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e tendere alla rieducazione del condannato”.

In Italia, infatti, a dettare le regole del sistema penitenziario è una legge del 1975. Per questo, spiegano le due organizzazioni, a 43 anni da quella legge che è ancora in vigore, il sistema “ha bisogno di nuove norme che avvicinino la vita nelle carceri alla vita esterna - spiegano nella nota le due organizzazioni -. Grandi questioni come quelle della salute fisica e psichica dei detenuti, dei rapporti con le famiglie, della socialità e della disciplina interna, dell’isolamento, dell’accesso alle misure alternative richiedono cambiamenti senza i quali forte è il rischio di tornare a quelle condizioni che hanno prodotto la condanna del 2013 da parte della Corte europea dei diritti umani. Un carcere dove sia pienamente rispettata la dignità umana è un carcere che produce sicurezza. Un carcere dove invece non siano pienamente assicurati i diritti fondamentali non produce sicurezza”. Secondo Antigone e Magistratura democratica, infatti, la riforma penitenziaria in attesa di approvazione è “funzionale a rendere meno inutilmente rigida la vita interna agli istituti penitenziari - continua la nota -. Un carcere riformato è anche funzionale a migliorare sensibilmente la qualità della vita dello staff penitenziario, impegnato quotidianamente in un lavoro straordinario, di grande prestigio sociale ma non sempre adeguatamente valorizzato. Una vita che non sia ozio forzato in celle chiuse è una vita che sarebbe probabilmente recuperata. Il nostro sì alla riforma penitenziaria è pieno. È un sì nel nome dei diritti, delle garanzie, della sicurezza”.

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