6 febbraio 2019 ore: 11:25
Welfare

Febbraio, un mese decisivo per sicurezza e reddito di cittadinanza

In queste settimane il governo si gioca molto nell'applicazione concreta di due provvedimenti cruciali: il decreto "sicurezza" e quello relativo al reddito di cittadinanza. In collaborazione con Welforum il punto sulle questioni aperte. Con qualche buona notizia

                                                  in collaborazione con    Logo welforum.it

ROMA - L'applicazione concreta del decreto sicurezza e l'avanzare del reddito di cittadinanza sono due fra i temi che più assorbiranno l'attenzione nel corso del mese di febbraio. A queste due grandi tematiche è dedicato il punto mensile, scritto da Sergio Pasquinelli, che pubblichiamo in collaborazione con Welforum. Con un po' di attenzione anche ad una notizia che durante il mese di gennaio è rimasta sotto traccia ma che testimonia l'esistenza di un fenomeno dalle notevoli ripercussioni sociali e familiari. 

(In)sicurezza e incertezze. 
L’accoglienza degli stranieri continua a dominare le cronache di queste settimane. Una catena di vicende segnate da una stessa matrice: l’avversione per lo straniero, la chiusura, il respingimento. Dopo il Cara di Castelnuovo di Porto, chiusure analoghe potrebbero avvenire ora a Mineo, la più vasta struttura di prima accoglienza d’Italia, a Bologna, Crotone, Bari, Borgo Mezzanone. Per ciascun centro che chiude si aprono due drammi: quello delle persone accolte e quello delle persone che ci lavorano. Su quest’ultimo punto sono difficili le stime. La cooperativa InMigrazione nel novembre scorso aveva calcolato in 18 mila i lavoratori seriamente a rischio (sui 36 mila totali attualmente impiegati nelle strutture).

E i migranti finiscono per strada
Non solo rischiano di moltiplicarsi le chiusure di centri, ma rischia di impennarsi il numero di immigrati che diventano improvvisamente fuorilegge, con una protezione umanitaria che scade, la revoca del diritto d’silo e di conseguenza del permesso di soggiorno.

Il “decreto sicurezza”, convertito nella legge 132/2018, abolisce la protezione umanitaria sostituendola con un eventuale “permesso per protezione speciale” della durata di un anno. Cosa succede oggi per chi ha già la protezione umanitaria? Man mano che questi permessi arrivano a scadenza, l’aut-aut: o si riesce a trovare un’alternativa (ossia trovare un lavoro, utilizzando una norma transitoria che consente al titolare di protezione umanitaria di convertirla in permesso per motivi di lavoro), oppure si entra nella irregolarità.

Intanto sta diventando operativo nei centri il nuovo capitolato stabilito lo scorso novembre, che riduce di molto sia i servizi rivolti all’integrazione degli ospiti (insegnamento della lingua italiana, sostegno socio-psicologico, mediazione culturale, supporto legale), sia il riconoscimento economico giornaliero per gli enti gestori: si passa da 35 a 20-26 euro al giorno. Molti gestori, soprattutto quelli dei piccoli centri o ad accoglienza diffusa, alle nuove condizioni non potranno partecipare: risulterebbero favorite le grandi strutture (e c’è chi parla di grandi società straniere già pronte).

“Fatti più in qua”: buone notizie in tema di accoglienza

Per fortuna, non mancano le buone notizie. Due in particolare.
La prima riguarda quell’insieme di Comuni che si sono attivati e hanno “aperto le porte”. Riace rimane un simbolo, ma tantissimi altri si sono e si stanno organizzando. Per citarne solo alcuni: il Comune di Palermo iscrive all’anagrafe gli stranieri esclusi a seguito del decreto sicurezza, il Comune di Siracusa che apre e accoglie i richiedenti asilo, su su fino a Milano, che ha annunciato una rete di protezione civica per i migranti che finiranno per strada.

Seconda buona notizia: a febbraio sono due anni di esperienza, che passa un po’ sotto silenzio ma con numeri in crescita, dei corridoi umanitari. Sono frutto di un Protocollo d'intesa tra la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il governo italiano.

Le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell'Interno rilasciano dei visti umanitari con validità territoriale limitata, validi dunque solo per l'Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i profughi possono presentare domanda di asilo. Con gli ultimi arrivi salgono a più di 1.500 le persone arrivate in Italia dal febbraio 2016, mentre sono 2.200 in Europa. Tutte arrivate in modo legale e sicuro.

Reddito di cittadinanza: è il mese dei correttivi (e dei navigator)

Il decreto sul reddito di cittadinanza deve essere convertito in legge entro metà marzo. Febbraio sarà il mese in cui far valere le ragioni di cambiamenti necessari per evitare una misura poco efficace, circondata da un alone di grande incertezza sugli esiti che produrrà. Rimandiamo ai rilevi, sintetici ed efficaci, proposti dall’Alleanza contro la Povertà, riportati su questo sito. Le maggiori preoccupazioni riguardano l’eccessiva enfasi lavoristica, a cui peraltro sembra corrispondere una condizionalità, più formale che sostanziale, la marginalizzazione delle famiglie con minori e degli stranieri, le tempistiche strettissime per l’implementazione della misura.

Peraltro, febbraio dovrebbe essere anche il mese in cui vengono assunti 6.000 “navigator”, i “coach” che il governo ha intenzione di assumere per sostenere i beneficiari del Reddito di cittadinanza nella ricerca attiva di un lavoro. I loro compiti specifici e le modalità di relazione con i Centri per l’Impiego non sono chiari e sono oggetto di un confronto tra Ministero e Regioni, cui fanno capo i Centri stessi.

Adozioni, sempre più figli alla ricerca della madre biologica

Aumentano le richieste dei figli adottati ai Tribunali per i minori per risalire alla propria madre biologica. Lo rivela una ricerca dell’Istituto degli Innocenti, alla quale hanno partecipato 25 Tribunali sui 29 presenti in Italia. L’indagine rivela che si è passati da 629 istanze nel triennio 2012-2014 a 867 istanze nel triennio 2015-2017, per un totale complessivo di 1.496 richieste. Dal primo triennio (2012-2014) al successivo (2015-2017) le istanze sono aumentate quindi del 37,8%.

Con la sua sentenza (278/2013) la Corte aveva dichiarato illegittimo il divieto assoluto per il figlio di risalire all'identità materna e aveva suggerito al legislatore una procedura da seguire per rendere effettivo il bilanciamento delle posizioni giuridiche soggettive confliggenti: pertanto, nel momento in cui un figlio esprime tale volontà, si procede con un preventivo interpello della madre, che viene contattata per verificare la sua volontà attuale e la disponibilità a rimuovere il segreto sulla propria identità. Qualora la donna lo neghi esso rimarrà attuale, qualora invece la donna acconsenta, il figlio potrà conoscerla. Diritto che viene riconosciuto al figlio nel caso in cui, nel frattempo, la madre sia deceduta, pur mantenendo il segreto rispetto ad altri aspetti della sua vita (una sua eventuale famiglia, la presenza di fratelli, ecc.). La questione della conoscenza delle proprie origini ha importanti ripercussioni, investendo un ambito particolarmente delicato come quello della possibilità riconosciuta alla donna del parto anonimo.

Un anno di legislatura

Con febbraio finisce un anno di legislatura molto problematica per il sociale (non un anno di governo, per il quale dobbiamo aspettare il primo giugno). Ci auguriamo che l’anno che verrà sia molto, molto diverso.