5 agosto 2021 ore: 10:00
Immigrazione

“Il lungo viaggio di Cip e Tigre”, la rotta balcanica raccontata ai bambini

di Ambra Notari
Nel nuovo libro di Fabrizio Tonello edito da Carthusia i due felini decidono di mettersi in cammino insieme. Sulla strada incappano in tutti gli ostacoli di un viaggio oltre le frontiere, alla ricerca di un futuro migliore. La loro avventura avrà un buon esito, ma per gli altri viaggiatori con cui hanno condiviso un pezzo di strada non è scontato
Il lungo viaggio di Cip e Tigre_copertina

La copertina del libro di Fabrizio Tonello

Ci sono Cip, una gattina, e la grande Tigre. Si aggirano per i Balcani in mezzo alla neve e trovano parecchi muri – autentici muri di mattoni – sulla loro strada, ma anche tante persone che stanno facendo il loro stesso viaggio. Si chiama “Il lungo viaggio di Cip e la Tigre” il nuovo libro edito da Carthusia di Fabrizio Tonello, docente di Scienza politica dell’Università di Padova e anima di Famiglie Accoglienti, associazione nata a Bologna nel 2018 tra coloro che scelsero di partecipare a Vesta, progetto di accoglienza diffusa in famiglia gestito dalla cooperativa Cidas.

“I felini sono sulla Terra da 8 milioni di anni: di esperienza ne hanno ben più di noi”, sottolinea Tonello che, per il suo libro, ha scelto come protagonisti proprio due intraprendenti felini. Uno più piccolo e indifeso, la gattina Cip (proprio come la sua gatta) e uno grosso e potente, la grande Tigre, che a zampate elimina le barriere di filo spinato. I due animali sono alle prese con la rotta balcanica, quella strada spesso innevata che dalla Grecia arriva a Triste percorsa ogni anno da migliaia di persone in fuga dai loro Paesi d’origine. Scelta in primis dai siriani nel 2015, nell’ultimo periodo è battuta soprattutto da persone afghane, “in particolare adesso, con la minaccia di uno nuovo governo talebano. L’esodo è ricominciato, le destinazioni sono sempre Germania e Svezia”.

L’idea di un libro per bambini sulla rotta balcanica è venuta all’associazione: “Ci rivolgiamo alle nuove generazioni perché è su di loro che dobbiamo investire. Il linguaggio delle favole, poi, si rivolge a tutti: i più piccoli, certo, ma anche genitori e nonni. È il momento di fare uno sforzo e cercare canali di comunicazione diversi per promuovere una nuova narrazione attorno ai temi dell’immigrazione, fenomeni epocali che nessun muro riuscirà a fermare. E richiama un recente tweet di Pietro Bartolo, nel qualche chiedeva scusa a un bambino afghano di cinque anni scivolato dalle braccia del padre e annegato nel fiume Uni, a pochi chilometri da Novi Grad mentre, con la famiglia, tentavano di raggiungere la Croazia. “Scusaci, scusaci tutti. Non siamo stati capaci di darti un futuro”, ha scritto sul social l’europarlamentare medico di Lampedusa. “Se ci sono milioni di persone in condizioni talmente disperate da abbandonare la propria casa, non c’è nessun filo spinato che le possa fermare – ribadisce Tonello –. Anche di fronte a tragedie come quelle del bimbo annegato, le famiglie continuano a partire. Non possiamo illuderci che muri e fili spinati tengano fuori le vittime dei tanti mutamenti in corso, non da ultimi quelli climatici”. Il riferimento è – anche – a Turchia e Libia: “L’Europa finanzia Erdogan per non far passare i migranti, e in Libia facciamo uguale, fingendo che esista un governo e una guardia costiera invece che una gang che con una mano gestisce i barconi e con l’altra le motovedette che noi forniamo loro – attacca –. È il momento di prendersi le proprie responsabilità: non è delocalizzando il problema che può essere risolto”.

Le illustrazioni del libro sono di Aurélia Higuet, una giovane disegnatrice che, per due anni, ha vissuto a Bologna. In città lavorava con Cantieri Meticci, collettivo di artisti provenienti da oltre venti Paesi del mondo: “È un’amica di Moussa, il ragazzo del Benin che è stato nella nostra famiglia per 4 anni. Io avevo in mente una storia e, quando ho scoperto il suo talento, siamo andati insieme a proporre il nostro progetto a Carthusia. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”.

Moussa è arrivato a casa Tonello grazie al progetto Vesta, dopo l’accoglienza in alcune strutture cittadine: “A 18 anni è stato affidato a noi, ha fatto la maturità e oggi lavora in una cooperativa che si occupa di assistenza”. Cinque anni dopo il suo arrivo in Italia, il 19 gennaio 2020 è salito sul palco della manifestazione delle Sardine in piazza Maggiore a Bologna per portare la sua testimonianza: “Ora sono qui. Sono qui perché un gruppo di italiani, 50 anni prima che io nascessi, ha scritto un gruppo di parole che rendono gli uomini uguali. La vostra Costituzione, che adesso è anche la nostra”. Moussa oggi vive a Salus Space, spazio di rigenerazione urbana e accoglienza aperto da poco a Bologna (su cui lavora anche Cantieri Meticci): “È considerato un po’ come il capovillaggio – sorride Tonello –. Di certo si trova molto bene”.

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