8 agosto 2022 ore: 12:30
Disabilità

Da marito a caregiver: quando la malattia divide e reinventa una coppia

di Chiara Ludovisi
“L’equilibrista” di Marco Leopardi (Lorusso Editore), è un libro autobiografico che racconta la storia vera della separazione dalla moglie, colpita da Sla, e del successivo riavvicinamento
copertina libro L equilibrista

Una storia d’amore, di malattia e di nuovo d’amore: Marco Leopardi racconta la sua vicenda e quella di Sabrina, sua moglie, travolti da una notizia devastante poco tempo prima che nascesse il figlio Lorenzo. Sabrina ha la Sla, le restano pochi anni di vita. Da quel momento, tutto cambia: una vita piena di progetti e di sogni si trasforma in un continuo «equilibrismo», con la malattia e la morte che tirano da una parte e l’amore e la vita che tirano dall’altra. In mezzo, ci sono i farmaci, l’assistenza, la graduale, inesorabile perdita dell’autonomia, la rinuncia, i sacrifici, le paure. Finché, dopo 15 anni, Marco compie la scelta più complicata, dolorosa, perfino discutibile: sceglie di darsi una seconda possibilità, si lascia alle spalle la malattia e lo spettro della morte, va via di casa e lascia Sabrina per un’altra donna.

Ha continuato a essere padre e, per Sabrina, ha iniziato a essere caregiver: oggi l’assiste tre notti a settimana, facendo i conti, ogni momento, con «quell’enorme senso di colpa che mi perseguita da quando decisi di prendere le distanze da Sabrina e trasferirmi in un’altra casa». Una storia così forte e drammatica, Marco ha deciso di condividerla, raccontandola in un libro: è lui, l’equilibrista, in bilico tra l’amore di una vita e il bisogno di rifarsela, una vita: una vita senza malattia, senza l’incombere della morte.

Ha letto il libro a Sabrina, prima di pubblicarlo: «Ho finito di leggerle questo nostro racconto. Chiudo il computer, le chiedo che ne pensa. Un lungo sospiro anticipa la caduta della sua testa sul petto. Sabrina non ha più la forza di gestire i suoi movimenti. Gli occhi guardano in alto per incrociare i miei e le palpebre si chiudono lungamente un paio di volte. Finalmente li riapre e il viso s’illumina con un sorriso».

Tra Sabrina e Marco, insomma, è rimasto un legame profondo, che neanche la «bestia» ha potuto spezzare. Ci racconta Sabrina: «Con Marco, dopo i primi mesi, ci siamo riavvicinati anche per la serenità di Lorenzo e ora riusciamo a relazionarci in modo pacifico e questo rende i nostri incontri piacevoli. Credevo che l’amore sarebbe bastato per superare tutte le tempeste, ma non ho considerato il punto di vista di Marco, l’ho dato per scontato. Un grande errore! Aveva bisogno di essere incoraggiato e sostenuto, tanto quanto me. Nonostante la sua scelta, Marco non ha mai smesso di assistermi e volermi bene ed è stato un buon padre per nostro figlio. Anche se il senso di colpa che si trascina per essere andato via di casa non lo abbandonerà mai, sono convinta che i suoi sentimenti nei miei confronti siano sinceri. Ora è diventato il mio migliore amico, quello su cui puoi sempre contare, l’unico che mi può portare al cinema, a uno spettacolo o al ristorante autonomamente, perché sa tutto di me, comprese le mie difficoltà. È anche il mio confidente e con lui, condivido le gioie e le preoccupazioni del nostro splendido ragazzo». (C. L.)

(Recensione tratta dal numero di giugno di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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