21 giugno 2018 ore: 10:15
Disabilità

Disabili che scompaiono finiti gli studi? "La scuola è spesso un badantato"

Parla Anna Maria Arpinati, ex insegnante e presidente dell’associazione élève che aggiunge un altro punto di vista all’analisi fatta da Versari dell’Ufficio scolastico, durante la Conferenza sull’inclusione lavorativa dei disabili. "La scomparsa è forse dovuta al fatto che non si è fornita loro alcuna abilità o competenza spendibile nel mondo del lavoro"

BOLOGNA – “Il fatto che terminati gli studi, gli studenti con disabilità ‘scompaiono’ è forse dovuto al fatto che, durante il lungo percorso scolastico, non si è fornita loro alcuna abilità o competenza realmente spendibile nel mondo del lavoro”. Anna Maria Arpinati, ex insegnante e presidente dell’Associazione élève (che si occupa di proposte per migliorare l’educazione e il progetto di vita di bambini e ragazzi con disabilità intellettive), interviene sull’analisi fatta da Stefano Versari dell’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna durante la terza Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone disabili che si è svolta a Bologna il 18 e 19 giugno. Versari nel suo intervento aveva detto che “c’è una grande attenzione sociale e un notevole investimento economico per gli studi degli alunni con disabilità, impegno che crolla una volta terminato il percorso scolastico. Finiti gli studi, questi ragazzi scompaiono, spesso confinati a casa con ridotte opportunità di inserimento sociale”. La proposta di Versari era quella di “provare a preparare questi ragazzi per il lavoro, aiutandoli a sviluppare competenze o abilità di vita”.

Va in questa direzione anche l’analisi di Arpinati. “La scuola è, nella maggioranza dei casi, solo un grande ‘badantato’ per persone che troppo spesso non hanno autonomie personali e capacità di autodeterminazione”, dice. Secondo la presidente di élève, “i veri problemi delle persone con disabilità intellettiva e cognitiva non vengono (e non possono venire nella scuola per come è attualmente organizzata) praticamente presi in considerazione”. La conseguenza è che, “questi ragazzi dopo non riescono a inserirsi in nessun altro posto. Forse se si comincia a discutere anche da questo punto di vista le cose potrebbero migliorare”. (lp)

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