26 ottobre 2021 ore: 14:00
Disabilità

E se fossimo di fronte a un’epidemia di diagnosi?

In “Bambini con l’etichetta”, Michele Zappella (Feltrinelli) riflette sulla proliferazione di etichette che coinvolgono oggi i ragazzi e le persone che gli sono a fianco, a cominciare dalle madri e, in misura minore, dagli insegnanti. Una moltiplicazione di diagnosi sbagliate, secondo lo studioso
cover Bambini con etichetta

Un figlio diverso lo è per sempre. E interiorizzare la diversità in modo totalizzante fino a farsene assertori e paladini è un fatto nuovo, proprio dei nostri tempi. Neuropsichiatra di vecchia data e research coordinator della Foundation for autismo research di New York, Michele Zappella riflette sulla proliferazione di etichette che coinvolgono oggi i ragazzi e le persone che gli sono a fianco, a cominciare dalle madri e, in misura minore, dagli insegnanti. Una moltiplicazione di diagnosi sbagliate, secondo lo studioso, riguardanti soprattutto l’autismo e la dislessia, che sospingono i ragazzi e le loro famiglie sui sentieri di una diversità interiorizzata prima che reale. Perché, sostiene Zappella, alla base di una presunta dislessia ci sono spesso soltanto difficoltà di lettura e alla base di una diagnosi di autismo essenzialmente difficoltà di linguaggio, depressioni, mutismo selettivo, se non addirittura una timidezza transitoria. Qualche volta, poi, a fondamenta di una diagnosi sbagliata c’è il bullismo, che miete ogni giorno più vittime. Ma se l’epidemia diagnostica fosse soprattutto una questione di comodo, che deresponsabilizza la scuola e crea nuove e più sofisticate forme di esclusione? Si domanda e domanda l’autore.

(La recensione è tratta dal numero di luglio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)


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