23 gennaio 2015 ore: 15:08
Famiglia

Il buon genitore? Quello che sa organizzarsi. Perché “urlare non serve a nulla”

L’ultimo libro di Daniele Novara vuole essere una bussola per i genitori alle prese con l’educazione di bambini e adolescenti. Consigli per farsi ascoltare senza sbagliare rotta, e per aggiustare continuamente il tiro
"Urlare non serve a nulla" di Daniele Novara

Si propone come un manuale ad uso dei genitori e degli educatori, il nuovo libro di Daniele Novara “Urlare non serve a nulla”, sottotitolo “Gestire i conflitti con i figli per farsi ascoltare e guidarli nella crescita”. E’ ancora una volta il conflitto, quel “saper sostare” nel conflitto, non allontanarlo o rimuoverlo anzi acquisire le competenze per gestirlo a vantaggio di un rapporto educativo efficace, il tema che sta a cuore a Novara, pedagogista, fondatore a Piacenza del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti e direttore della rivista “Conflitti”. Partendo dal racconto di storie vere raccolte nel suo lavoro di sostegno ai genitori – dai capricci dei piccoli ai dubbi sull’uso delle punizioni, dalla divisione dei ruoli tra madre e padre alle tipiche discussioni della prima adolescenza -, l’autore mostra la strada per un’educazione basata su regole chiare, organizzazione e una buona comunicazione, che mette i genitori in grado di aiutare i figli a crescere, sviluppando tutte le loro risorse. “Imparare a distinguere tra regole e comandi e a gestire l’educazione in termini organizzativi, dedicando tempo e cura al proprio ruolo genitoriale, è ciò che ci può salvare dai figli tirannici o dal rischio di essere noi a tiranneggiarli”. Cominciare a organizzarsi significa innanzitutto, dice Novara, smetterla di pensare che amare i figli sia sufficiente per una buona educazione. Quello è il presupposto, ma per affrontare il compito occorre creare “una distinzione tra il genitore emotivo e il genitore educativo, che invece è convinto di doversi organizzare”.

E proprio per dare una mano a questa organizzazione nasce il libro, con regole e appunti in evidenza, pro memoria e bussole per i genitori, con schede e test che interrogano il lettore ponendolo davanti a situazioni concrete. Innanzitutto “il genitore educativo sa gestire i conflitti con i propri figli. L’autore evidenzia le caratteristiche diverse del conflitto con bambini e con adolescenti, il ruolo (che deve restare marginale) dei genitori nei conflitti tra bambini, indica come “insegnare ai figli a litigare bene con il metodo maieutico”, spiega come più che l’accordo finale è “il processo” a essere fonte di apprendimento. I vantaggi di imparare a “litigare bene” fin da piccoli sono duraturi, e consistono principalmente nella “capacità auto regolativa” e nella consapevolezza che il mondo va osservato da diversi punti di vista. 

Novara mette in guardia i genitori sulle “5 mosse sbagliate” che trasformano un bambino in un tiranno (essere troppo servizievoli, anticipare i bisogni, continua assistenza, “discussionismo”, delega decisionale), sostiene che “i bambini amano stare nelle regole” e propone escamotage e strumenti per arginare le crisi, come “il cestino della rabbia”, tenendo sempre ben presente una regola d’oro per chi è chiamato a educare: “non mortificare”. Il libro affronta i nodi della preadolescenza, fase che arriva sempre più precocemente oggi e di difficile gestione, parla dell’importanza di negoziarle, le regole, in adolescenza “per gestire il necessario allontanamento dei ragazzi dal nido familiare” e, ancora, offre sul tema tecniche educative ed esercizi ai genitori-lettori. “I figli sembrano aver bisogno di distanza più che di coinvolgimento, di chiarezza più che di discussioni”, scrive l’autore. “Non è mai stato facile farsi ascoltare dai figli, e lo stress e la mancanza di tempo delle nostre vite acuiscono il problema. Molti genitori si trovano quindi ad alzare spesso la voce, non solo perché troppo aggressivi e impositivi, ma molto spesso per la ragione contraria: il tentativo impossibile di mettersi sullo stesso piano dei figli, tentativo che mostra sempre la propria inefficacia e di conseguenza genera altro stress, frustrazione e, infine, urla”. Ma l’unica certezza, ribadisce Daniele Novara, è che “urlare non serve a nulla”. (ep)

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