L'appello degli agricoltori stranieri: "Nuovi terreni per le colture esotiche”
MILANO - “Abbiamo bisogno di nuovi terreni per le colture esotiche. C'è una forte richiesta di questi prodotti sul mercato”. Questo è il messaggio dei contadini stranieri dell'associazione Alpa (associazione lavoratori e produttori dell'agroalimentare, ndr) che raccoglie i lavoratori del settore per un uso razionale, responsabile e sostenibile delle risorse naturali. Sono ormai 327 i titolari stranieri di aziende agricole in Lombardia, che si occupano di produrre anche frutta e verdura esotiche, spesso però mancano loro gli spazi per coltivare (vedi lancio precedente). L'appello è stato lanciato durante il convegno “Nutrire la città che cambia” organizzato dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori) e dal Comune di Milano. Le comunità straniere di contadini partecipano anche al tavolo alimentazione, orti urbani ed eventi legati ad Expo 2015.
“Noi vogliamo promuovere la biodiversità qui come nel nostro Paese– spiega l'agronomo Victor Galvez, originario del Perù -. Quest'anno le mie coltivazioni hanno fatto fatica per il clima, ma l'anno scorso una pianta di peperoncino ha prodotto fino a 40 frutti. Questi prodotti hanno già un grande mercato, infatti ci sono molti ristoranti peruviani a cui vendiamo”. Victor ha un orto biologico a Cinisello Balsamo e coltiva quattro specie originarie del Sudamerica: aji amarillo e colorado (due tipi di peperoncino rosso e giallo, ndr), il coriandolo, e lo huacatay. Le condizioni del territorio e del clima italiano ne permettono una buona produzione.
Il secondo esempio è quello di Chen, contadino che ha un'azienda agricola a Trezzano sul Naviglio e coltiva tre ettari di ortaggi tra i quali il cavolo cinese e il chinese long bean. “La vera integrazione comincia proprio dal cibo – racconta Suping Huang, rappresentante dell'azienda –, ed ecco un esempio: molti cuochi cinesi hanno sperimentato prodotti italiani nelle loro ricette tradizionali”.
Tra le testimonianze di “Nutrire la città che cambia” anche quella dell'imprenditore Antonio Corbari che coltiva piante orientali da oltre dieci anni. “All'inizio è stato difficile – spiega – ma poi abbiamo capito che dal punto di vista pedoclimatico (congiuntura terreno, clima e altitudine, ndr) c'erano le condizioni ideali. La nostra azienda biologica è una delle prime sul territorio a coltivare prodotti esotici e sicuramente allargheremo la produzione: voglio sperimentare la quinoa”. (Marcella Vezzoli)